Gioco
L’Oscar dell’architettura all’innovatore Isozaki «Estrae il nuovo dal vecchio»
NEW YORK. La sua prima esperienza dell'architettura è stato «il vuoto dell'architettura», l'effetto sconvolgente della bomba atomica su Hiroshima: «È stato allora che cominciai a pensare come ricostruire case e città», ha detto Arata Isozaki, l'«imperatore dell'architettura giapponese» che ieri è stato insignito del Premio Pritzker, il massimo riconoscimento nel mondo per l'architettura. L'annuncio del premio considerato l'equivalente del Nobel all'87 maestro del Museo di Arte Contemporanea di Los Angeles, il Palau Sant Jordi di Barcellona per i Giochi del 1992, in Italia della Torre Allianz (il «Dritto») di Milano con l'italiano Andrea Maffei e del Palasport Olimpico di Torino, è stato salutato da molti come un atto dovuto per l'ottantasettenne architetto, urbanista e teorico a cui viene attribuita la fusione di estetiche orientali e occidentali, modernismo e postmodernismo, globale e locale. Le opere più conosciute di Isozaki sono in tutto il mondo, da Tokyo a Milano, da Doha a Shanghai e Columbus, Ohio. In Italia con Maffei, con cui nel 2005 ha aperto uno studio a Milano, ha vinto la gara internazionale per la nuova uscita monumentale degli Uffizi ancora in attesa di realizzazione. Isozaki, che ha firmato oltre cento edifici praticamente in tutti i continenti, si è detto «al settimo cielo dalla gioia» nell'apprendere di essere diventato il 46esimo Pritzker e l'ottavo premiato giapponese (tra gli altri il suo maestro e mentore Kenzo Tange e gli italiani Aldo Rossi e Renzo Piano). Secondo la giuria del premio, presieduta quest'anno dal giudice della Corte Suprema Stephen Breyer, è stato in parte per i continui tentativi di Isozaki di ricostruire - di creare qualcosa di nuovo da vecchie forme e sperimentare all'estremo delle possibilità - che gli hanno meritato il massimo onore per un architetto. —
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