Il Tirreno

Politeama, il gioiello che oscurava il “Verdi” distrutto dalle bombe e cancellato dai ricordi

sergio costanzo

Dopo lo sgombero delle macerie fu luogo d’incontro a vocazione teatrale Poi nel 1978 arrivò l’ok al Palazzo dei congressi, nuova culla del sapere 

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sergio costanzo

Tracciare un quadro storico delle attività teatrali in Pisa, nel succedersi del tempo è pressoché impossibile. Come tutte le cose di questo mondo, con alterne vicende, il “fare teatro”, fu privilegio o dannazione. In un non lontano passato, artisti e teatranti furono addirittura messi al bando dalle autorità ecclesiastiche, privati di ogni diritto e interdetti dai lavori.

Tralasciando per ora l’anfiteatro romano sepolto in via san Zeno, il teatro più antico dell’epoca moderna, fu lo Stanzone de’ Banchi, in uso fino al 1770. Al suo smantellamento fece seguito la costruzione del Teatro Rossi. Arena Federighi, Teatro Redini, Teatro Lux, Teatro della Soffitta, ovviamente il Verdi e altre esperienze più recenti, come Sant’Andrea, ma ciò che vorrei ricordare oggi è il Politeama, o meglio, l’Ex politeama.

I politeama erano luoghi adibiti ad osservare spettacoli della più varia natura. La moda del Politeama contagiò l’Italia e ne sorse uno in ogni grande città. In Pisa, il Politeama Nazionale ebbe sede in un edificio attiguo a Piazza dei Cavalieri.

Il piccolo teatro fu abbandonato allorché, su progetto di Florido Galli e concepito in stile cinese, iniziarono nel 1852 i lavori di costruzione del Politeama Pisano. Fu scelta un’area verde (ce n’erano tante), nella zona di Porta a Piagge.

Da semplice Arena Estiva, a ultimazione dei lavori, divenne Teatro Notturno. Nel 1865 fu rappresentata la prima opera, Crispino e la Comare, dei fratelli Ricci. Poco dopo andarono in scena opere di Bellini e di Verdi che consacrarono artisti locali, Titta Ruffo e Cesare di Ciolo e molte star internazionali. Alti e bassi, alternarsi di mode e oblio, il Politeama ebbe anni di fortuna e di abbandono ma, dopo un lussuoso restauro nel 1912 ripresero gli spettacoli. All’opera di ammodernamento parteciparono una ditta locale, Fratelli Puccinelli e la Siemens, azienda tedesca di elettrificazioni. Il Politeama Pisano fu uno dei primi luoghi pubblici al mondo dotato di luce elettrica e di termosifoni in ghisa per il riscaldamento. Tutti gli interni furono realizzati in stile etrusco, ostentando le origini antiche della nostra città. Passata la prima guerra mondiale, alla riapertura del teatro, fu tale e tanta la gente accorsa, che Il Piccolo Marat di Giuseppe Mascagni fu replicato centinaia di volte.

Il Politeama oscurava l’attività del Verdi. Intorno al 1930 furono avviati, dirimpetto al Politeama, i lavori di costruzione della Caserma dei pompieri, già ospitati in quel Palazzo Gambacorti che oggi è la sede del Comune. Arrivò il secondo conflitto mondiale e i bombardamenti del 1943. Il Teatro Verdi, che non aveva subito danni, riprese le attività nel 1945 mettendo in scena La Traviata. Colpito e distrutto da un ordigno, il Politeama morì in un attimo. I lavori di sgombero dalle macerie, lasciarono a Porta a Piagge un ampio spazio aperto, l’Ex Politeama appunto.

Divenne toponimo, luogo di incontro e mantenne la sua vocazione teatrale. Chi non ricorda il Circo Togni, o il Circo Orfei, piazzati per lunghi periodi nell’Ex Politeama? Noi bimbi degli anni Sessanta, strabuzzavamo gli occhi davanti a leoni tigri e pantere. Venne anche il Circo Medrano, l’unico che presentava lo spettacolo con un orso bruno. Le affissioni comunali ostentavano i cartelloni pubblicitari degli spettacoli e “per traverso”, in italiano, in obliquo, c’era una banda colorata di giallo con una scritta nera che indicava il luogo: ex Politeama. Nel 1978, arrivò il sì definitivo alla costruzione del Palazzo dei Congressi che divenne pian piano culla del sapere.

Col tempo, il ricordo dell’Ex Politeama, si è affievolito anche in noi pisani, fino a scomparire. E oggi, saremmo in grado di unire capitali ed energie per costruire un teatro? Non siamo stati buoni a ridare degno lustro al teatro Rossi, che pur, con fatica, vive. E oggi, sapremmo trovare una multinazionale come fu per la Siemens decisa ad investire a Pisa? Guardando al passato, penso spesso che i nostri avi furono per molte cose più brillanti di noi. Immaginarono, sognarono e costruirono, pur fra guerre e miseria. E osarono.

Oggi, col benessere e la pace, più che qualche rotonda, non ci riesce di fare. Quanto a sognare e ad osare… Miseri noi. —



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