Gioco
Il fascino senza tempo di Diabolik fra curiosità e (presunti) misteri
Il docufilm firmato da Giancarlo Soldi ripercorre la fortunata storia del fumetto e cerca di fare luce sulla “scomparsa” del primo disegnatore Angelo Zarcone
Dietro il primo numero di Diabolik, “Il re del terrore” pubblicato nel novembre 1962, si nasconde un (presunto) mistero. Si narra infatti che il primo disegnatore, tal Angelo Zarcone detto “Il Tedesco”, dopo aver consegnato le tavole disegnate scomparve il giorno stesso nel nulla senza lasciare traccia. Partendo da questo mistero, risolto in chiave romanzata, si sviluppa il docufilm di Giancarlo Soldi dal titolo “Diabolik sono io” nelle sale l’11, 12 e 13 marzo.
Il film vive su due livelli: uno fantasioso, quello della storia di Zarcone, e l’altro documentaristico in cui si racconta e analizza la storia dell’amato fumetto ideato dalle milanesi sorelle Giussani: 850 numeri pubblicati e ad oggi oltre 3,5 milioni di copie distribuite in un anno. Sul piano “filmico” si avvalora la tesi che Zarcone (interpretato da Luciano Scarpa) e Diabolik siano la stessa persona e che il primo “recupera” il secondo dopo essere passato attraverso anni di disagio mentale, “rimossi” in incidente stradale. «In questa storia – dice Mario Gamboldi, direttore ed editore del fumetto da oltre 20 anni – ci sono tanti riferimenti alle diverse avventure del personaggio che i più appassionati si divertiranno a trovare». Il finale è incompiuto perché non ci sono certezze sul personaggio Zarcone, borderline tra leggenda e realtà. Lo stesso Gianni Bono, storico del fumetto, ex direttore di Topolino e creatore del Museo del fumetto di Lucca, afferma che «fu una storia involontariamente inventata dalle Giussani e sulla quale adesso bisognerebbe riporre il coperchio».
La parte del documentario invece analizza Diabolik ripercorrendone le caratteristiche, i personaggi, la storia ed alcune delle gesta. A raccontare, oltre ai disegni, ci sono contributi di esperti: tra i più noti il già citato Gamboldi, lo sceneggiatore Tito Faraci, Carlo Lucarelli, Milo Manara (che interviene su Eva Kant), i registi Manetti Bros. A dare ulteriore rilevanza storica contribuiscono le preziose interviste alle due sorelle Giussani, recuperate dall’immenso patrimonio delle Teche Rai. Le sorelle “diabolike” raccontano – tra mille sigaretta – quasi pudicamente e timidamente, della loro creatura, della sua nascita e di come si scrivesse una storia di Diabolik. Nel racconto scopriamo anche che il fumetto fu bandito dalla Chiesa e oggetto di più denunce (senza mai procedere) per i suoi contenuti ritenuti allora scandalosi e offensivi.
Diabolik ha saputo percorrere e anticipare (anche con le sue trovate tecnologiche) i tempi. Un eroe in cui il bene e il male si uniscono, un bianco e nero che va oltre i colori delle tavole e che ieri come oggi affascina moltissimi lettori. Un film per appassionati. —
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