Gioco
John Turturro frate-detective indaga sui delitti nel monastero medievale
Da lunedì su Rai 1 arriva la serie “Il nome della rosa” tratto dal bestseller di Umberto Eco
Una tempesta fragorosa si appresta a esplodere quando Guglielmo da Baskerville varca la soglia del monastero della discordia, quello che di lì a poco ospiterà un congresso in cui i francescani e i delegati della curia avignonese discuteranno di ricchezze e privilegi, di interpretazioni e povertà. A impersonarlo, dopo la prova recitativa di Sean Connery del 1986, è John Turturro. Un protagonista meno investigatore e più intellettuale illuminato, dotato di grande humour che ne fa un personaggio unico e dissacrante, nella nuova serie evento “Il nome della rosa” diretta da Giacomo Battiato, adattamento televisivo del romanzo pubblicato nel 1980 da Umberto Eco. La serie, in onda su Rai1 in 4 prime serate da lunedì prossimo, sarà trasmessa anche negli Stati Uniti e in Canada ed è stata acquistata in oltre 130 paesi.
Il soggetto della serie è di Andrea Porporati che firma anche la sceneggiatura con Turturro, Battiato e Nigel Williams. Una scenografia accuratissima, insieme a un maxi cast internazionale che va da Rupert Everett (l’inquisitore Bernardo Gui) al giovane attore tedesco Damien Hardung (il novizio Adso da Melk) a Greta Scarano nel doppio ruolo (Margherita compagna di Dolico e Anna la figlia salvata grazie all’intervento di Remigio da Varagine). E poi Piotr Adamczyk (Severino), Alessio Boni (Dolcino), Fabrizio Bentivoglio (il monaco converso dal passato segreto), Roberto Herlitzka.
Per Turturro lavorare a questo progetto è stato un privilegio. «“Il nome della rosa” è un libro fantastico e assolutamente attuale», anche se l’attore ha confessato di averlo letto solo dopo essere stato contattato per interpretare il ruolo di Guglielmo. Per il regista Battiato «l’impresa non è stata delle più semplici. “Il nome della rosa” non è un romanzo, ma un grande libro. C’è tutto, c’è la storia, la filosofia, si parla di amore, del ruolo della donna, di terrorismo e di conoscenza. Il problema era trasformare tutto questo non in una lezione, ma in azione, in immagini. Siamo stati fedelissimi alla descrizione presente nel libro e ai disegni di Umberto Eco nella ricostruzione degli ambienti, ci siamo presi qualche libertà per l’abbazia dove si svolge la vicenda principale, ovvero l’indagine di Guglielmo di Baskeville sugli omicidi seriali dei monaci, perché l’abbiamo resa meno aspra, attingendo a un gotico non primitivo, ricco e maturo».
Tratto dal bestseller di Eco, che ha avuto un trionfo planetario con 55 milioni di copie vendute, la serie è riuscita ad attrarre il talento di grandissimi professionisti internazionali. «Primo fra tutti John Turturro – ha detto il direttore di Rai Fiction Eleonora Andreatta – Chiaramente è per noi motivo di orgoglio che Umberto Eco già nel 2015 abbia aderito al progetto». Anche il figlio di Eco, che ha visitato il set allestito agli studi di Cinecittà a Roma e, nelle location dal vero, in Abruzzo e Umbria, ha dato il suo ok.
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