Lutto
Le ghiere tolte per Hitler torneranno a ornare il Corridoio Vasariano
firenze. Una storia appassionante quella del Corridoio Vasariano, l’aerea passerella “segreta” che da Palazzo Vecchio sfocia a Pitti, scavalcando l’Arno sul Ponte Vecchio e intercettando il Pontormo di Santa Felicita. Una storia unica nel suo genere.
Che appartiene a Firenze come uno dei suoi più singolari picchi artistico architettonici.
La storia del Corridoio, dall’inizio ai giorni nostri, rivive nel bel volume di Francesca Finis (Sillabe edizioni) che ieri è stato presentato dal direttore degli Uffizi Eike Schmidt.
«Il Vasariano – ha sottolineato Schmidt – è l’anello mancante della definitiva ricomposizione della città nelle sue due componenti, di qua e di là d’Arno, frazionatasi dopo la guerra. La pianta della città, con la sua prossima apertura, ritrova la sua organica interezza».
Il libro affronta, supportato da adeguato commento iconografico, l’architettura, la forma, la costruzione, gli usi e i restauri di questa stupefacente infrastruttura viaria, costruita dal Vasari in pochi mesi, tra marzo e dicembre 1665, in concomitanza con le nozze del principe ereditario Francesco de’ Medici con Giovanna d’Austria.
Camaleontico e mercuriale, senza porte e facciate, mimetizzato fra strade, case, torri, palazzi, giardini, il Vasariano è una presenza rapsodica, morfologicamente inafferrabile. Il libro, che ne svela il significato simbolico e funzionale, nonché la sua carica innovativa, improntata a una eccezionale economia di mezzi linguistici e a una straordinaria varietà di esiti, senza rinunciare al rigore scientifico, ci fa conoscere in profondità, oltre le quinte, uno degli edifici più enigmatici e rappresentativi di Firenze, capitale del Cinquecento.
«Restituiremo al Corridoio il suo volto originale – ha concluso Schmidt – modificato per la visita di Hitler a Firenze nel 1938, con l’eliminazione delle ghiere dalle tre arcate sul Ponte Vecchio, su cui i relativi finestroni non furono aperti in quell’occasione, ma per i Fuochi di San Giovanni del 1860, in onore dell’arrivo a Firenze del re Vittorio Emanuele II». —
Gabriele Rizza
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