Sicurezza
Nespoli, il prof astronauta «Sognate l’impossibile e realizzatelo: voi potete»
«Sognate. Sognate sogni impossibili e poi svegliatevi e datevi da fare». Ha oltrepassato i confini della Terra per esplorare mondi sconosciuti. Ha viaggiato tra le stelle sperimentando la vita oltre le nuvole, ma ieri Paolo Nespoli ha smesso i panni di astronauta ed è salito in cattedra spronando i tanti giovani alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa per il primo corso di “Space Biology” a varcare i limiti della conoscenza. «Datevi da fare, giorno dopo giorno, per trasformare in realtà quei sogni che solo all’apparenza sono impossibili», dice Nespoli, ex astronauta che ha ottenuto il record italiano di permanenza sulla Stazione spaziale internazionale (313 giorni in tre missioni) prima di appendere la tuta spaziale al chiodo. «Nella vita - prosegue - la cosa migliore è trovare un sogno impossibile legato alle proprie passioni e poi darsi di fare per concretizzarlo. E chissà, forse in futuro qualcuno potrà realizzare il sogno di cercare e capire cosa c’è nell’universo e magari scoprire se esistono altre forme di vita. Di fatto non abbiamo mai visto vita nello spazio, ma dell’universo conosciamo poco e niente. Sono convinto che da qualche parte c’è qualche forma di vita, magari non uguale alla nostra. Dobbiamo solo cercarla, ma il problema è che l’universo è grande e occorre trovare il modo di viaggiare e coprire le enormi distanze in modo diverso da quello che facciamo oggi».
«Spero che qualche giovane prenda a cuore questa “missione” ed inizi a lavorare per realizzare questo sogno che sembra impossibile», auspica l’ex astronauta. «Il mio sogno? Ritornare nello spazio, ma non come astronauta - conclude -. Chissà, forse con i viaggi spaziali che stanno mettendo a punto riuscirò a realizzarlo». Lavorare e trascorrere lunghi periodi nello spazio è l’obiettivo del corso di biomedicina spaziale, realizzato in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea, che punta a migliorare anche la vita sulla Terra. «L’uomo si è evoluto sotto la presenza della forza di gravità - spiega Debora Angeloni, ricercatrice in biologia all’istituto di Scienze della Vita della Scuola Sant’Anna - poter studiare cosa succede in assenza di gravità ci permette di eliminare un fattore ambientale importante e di dare uno sguardo ai meccanismi di base delle cellule ed in particolare a quelli che la cellula percepisce trasformando in segnale biochimico le variazioni di forze nell’ambiente. Si tratta di forze che entrano in gioco anche durante un processo di guarigione di una ferita o una malattia: studiare fenomeni biologici in assenza di gravità apre quindi nuove prospettive». —
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