Il Tirreno

LA MOSTRA 

Il teatro? È un sogno I manifesti di Rauch spiegano il palcoscenico

Gabriele Rizza
Il teatro? È un sogno I manifesti di Rauch spiegano il palcoscenico

Alla Pergola di Firenze la rassegna di disegni e opuscoli  Tanti personaggi riveduti e interpretati dal grande artista 

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C'è molto teatro nel lavoro di Andrea Rauch. Non solo perché al palcoscenico ha dedicato una sostanziosa parte della sua attività. C'è molto teatro nel senso di una articolazione scenica dello spazio, di un montaggio dell'immagine che fluttua libera, desiderosa di espandersi, restando ancorata alla concretezza del messaggio. Non c'è mai confusione nei manifesti di Andrea Rauch. C'è piuttosto, continuamente evocato, ora rarefatto ora rumoroso, uno straordinario “fuori campo” sensoriale. Nella stagione della grafica creativa, senza essere smodatamente postmoderna o concettualmente digitale, il nome di Andrea Rauch resta un modello di sensazionalismo discreto, un esempio di efficacia seduttiva. Mai scandalosa, mai eccentrica. Specchio di questa dirittura artistica, cui Rauch è rimasto sempre fedele, è la mostra che gli dedica il Teatro della Toscana, da oggi visibile alla Pergola, curata da Walter Sardonini. Sessanta manifesti, corredati da libri, opuscoli e proiezioni, raccontano il suo “tratto di penna”: tanto essenziale nell'intercettare lo sguardo di chi quell'evento deve cogliere, quanto dinamico nel portarlo fuori, oltre la cornice. L'irrinunciabile esigenza della corretta comunicazione, sfora nell'immaginario con immediatezza spontanea, mai artificiosa. «Rauch – dice Sardonini - si comporta non come semplice grafico, è un artista e come tale ha una precisa personalità e lavora a partire da scelte di tipo pittorico, che fanno sì che i suoi lavori possano essere riconoscibili, abbiano una firma che li individua e contraddistingue. Una firma fatta dall’intreccio di colori, da linee cromatiche che si affiancano, fanno giravolte, si avvolgono tra loro, sembrano risolversi e sciogliersi di nuovo, poi si intersecano ancora. Ha lavorato stimolando i suoi interlocutori ad andare a teatro per lasciarsi rapire dal sogno. C’è riuscito attraverso uno stile inconfondibile, dissacrando l’ortodossia dell’oggetto in questione e restituendogli il rango di soggetto: con pennellate di colore sui capelli di Molière o proiettando la figura di Betty Boop nell’ombra di Don Chisciotte». Scorrono a braccetto il Terzo Teatro e lo Stregatto, Ubu e Pinocchio, Don Chisciotte e Madama Butterfly, il Mercante in Fiera e la Zattera di Babele, Alice e il Teatro Gioco Vita, e poi Shakespeare, Ibsen, Goldoni, Cecov, Pirandello, Moliere. «Non c'è un solo manifesto in questa mostra – scrive Massimo Schuster nel catalogo edito da La casa Usher - che si limiti ad annunciare uno spettacolo, una rassegna, un convegno. Tutti ne sono una sintesi perfetta, tutti raccontano in pochi tratti essenziali la storia alla quale ti invitano ad assistere». Ingresso libero. Fino al 14 aprile.

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di Redazione web