Il Tirreno

da oggi al 18 agosto 

I volti, l’arte e il disagio Duecento opere per raccontare la follia

I volti, l’arte e il disagio Duecento opere per raccontare la follia

All’ex Cavallerizza Ducale (Lucca) dipinti, foto e installazioni con uno sguardo profondo all’antico manicomio di Maggiano

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LUCCA. «Entrate, ma non cercate un percorso. L’unica via è lo smarrimento». Così c’è scritto all’ingresso. E, quando si esce, il turbamento c’è. Impossibile restare indifferenti al Museo della Follia, la mostra itinerante che il pubblico potrà vedere nell’ex Cavallerizza Ducale, in piazzale Verdi, da oggi fino al 18 agosto.

Approdata a Lucca per la prima volta in Toscana dopo aver toccato varie città italiane di grande prestigio culturale tra cui Mantova e Matera, l’esposizione – ideata da Vittorio Sgarbi – si compone di oltre duecento opere tra dipinti, fotografie, sculture, oggetti e installazioni sul tema della follia. Ogni tappa è diversa da quella precedente perché a una componente stabile della mostra si aggiungono opere relative al territorio in cui si svolge.

Così a Lucca diventa protagonista l’ex ospedale psichiatrico di Maggiano, l’imponente struttura sulle colline della città che fu il più antico manicomio d’Italia. Dai suoi depositi arrivano oggetti, lettere e registrazioni che fanno rivivere le condizioni terribili in cui per molto tempo vissero i ricoverati, spesso solo persone ribelli e scomode, non matti. Come lo scultore Fidia Palla, di Pietrasanta, entrato a Maggiano nel 1924 e lì rimasto fino alla morte: lui stesso li definì «vent’anni di croce incredibile e vera». Ma ci sono anche disegni, maschere e altre opere che attestano un periodo più felice, quando a Maggiano si sperimentò l’arteterapia e cominciò ad entrare anche il mondo esterno, rompendo un isolamento secolare.

E dell’ex ospedale non poteva mancare la figura più nota e carismatica: Mario Tobino, il primario scrittore che vi lavorò per quarant’anni, scegliendo anche di viverci, in una stanza spartana e quasi monacale.

Forniti dalla Fondazione a lui intitolata, i mobili originali sono stati portati nella mostra dove la camera è stata ricreata in un contesto onirico e profondamente intimo, visibile lungo il percorso guardando dentro una specie di occhio. Lucchese è Pier Paolo Pierucci, pittore scomparso a 75 anni nell’ottobre 2018. Irregolare ed eccessivo, veniva definito il Van Gogh di Lucca: molti suoi quadri richiamano il grande Vincent, come il “Vaso di fiori” e l’”Autoritratto” esposti in mostra. Dal territorio locale arrivano poi i quadri del barghigiano Alberto Magri e del viareggino Lorenzo Viani. E a Lucca fa riferimento l’installazione realizzata da Cesare Inzerillo – curatore dell’esposizione insieme con Sara Pallavicini, Giovanni Lettini e Stefano Morelli – che rappresenta un gigantesco Calcio Balilla, tra le cui enormi sagome si può camminare, dal titolo Unione Sportiva Lucchese. Di Inzerillo ci sono altre due grandi opere: un colossale “Apribocca”, su modello dello strumento utilizzato per l’assunzione forzata di farmaci, e la “Griglia”, con i ritratti di “matti” circondati da neon abbaglianti.

Quest’ultima opera è preceduta da un accecante corridoio di specchi per far provare al visitatore il temporaneo abbaglio causato dal sovradosaggio degli psicofarmaci: un taglio agli occhi capace di ferire anche l’anima. Tra le altre opere in mostra i quadri di Antonio Ligabue, Pietro Ghizzardi, Francis Bacon, Fausto Pirandello, Silvestro Lega, Gino Sandri, Tarcisio Merati, Agostino Arrivabene, Enrico Robusti, Juana Romani. E le sculture di Filippo Dobrilla, speleologo-artista fiorentino che ha portato le sue creazioni nelle grotte più profonde della Terra.

L’esposizione è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 20. Biglietto dodici euro, ridotto 10. Info su www. museodellafollia.it.



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