La protesta
Gormley, lo scultore delle maxi-installazioni Da oggi la mostra
ANCHE UN TUNNEL DI ACCIAIO DI 12 METRI
FIRENZE.Da alcuni giorni un omino ci guarda dall'alto della Loggia dei Lanzi in piazza della Signoria. Un bel punto di osservazione. Ma anche un “punto” di inquietudine, un occhio estraneo più che panoramico. L'intruso, come giovane vedetta nello scacchiere sghembo della piazza, è di Antony Gormley, lo scultore inglese che già aveva goduto della panoramica fiorentina quattro anni fa in occasione di “Human”, promossa da Palazzo Vecchio insieme alle due gallerie di riferimento dell’artista: la casa madre, la White Cube di Londra, e la succursale italiana, la Continua di San Gimignano. Sarà stavolta la fabbrica vasariana ad accogliere le opere di Gormley. Fra esse spicca il tunnel in acciaio nero, lungo 12 metri (a oggi il pezzo più grande mai ospitato agli Uffizi), un “Passage” che ricalca la figura umana, un “corpo” in cui immergersi per sperimentare “momenti di pura inquietudine e di puro smarrimento”, dicono i curatori Eike Schmidt e Max Seidel. Oltre a questa maxi installazione, sono una dozzina le opere che compongono questa retrospettiva dal titolo “Essese”, installata da oggi al 26 maggio nell'Aula Magliabechiana e in altre sale della Galleria. Nato a Londra nel 1950, conosciuto in tutto il mondo per i suoi lavori che da sempre indagano il rapporto tra il corpo umano e lo spazio circostante, Gormley propone una formula estetica, un “compasso” al tempo steso fisico e mentale, che riprende l’ideale umanistico. Quell'intelaiatura cioè di proporzioni e relazioni, che proprio da queste parti, fra ambiente e paesaggio, laicità e religiosità, sbocciò trionfalmente a cavallo fra Quattro e Cinquecento. Ma la storia ha tagliato ponti, distrutto città, annientato persone, creato deserti. La mostra propone poi diverse nuove opere realizzate per l’occasione, tra cui “Veer II” (2018), un’evocazione tridimensionale in ghisa di un teso sistema nervoso al centro del corpo, a grandezza naturale, e “Breathe” (2018), un’opera espansiva di grandi dimensioni ricoperta di piombo che applica i principi cosmici del Big Bang alla singolarità di un corpo soggettivo. “Sulla scia dell’installazione del 2010 alla Strozzina – ha concluso Schmidt – e della mostra al Forte Belvedere nel 2015, Gormley torna ora al cuore dell’arte e della città, il Rinascimento. —
Gabriele Rizza
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