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Tv, una scia di morti fra dramma e ironia Camilleri ci porta nella Vigata dell’800
Lunedì su Rai 1 “La stagione della caccia” uno dei fortunati romanzi storici del creatore del Commissario Montalbano
ROMA. Francesco Scianna ben si adatta a Fofò La Matina, il personaggio uscito dalla penna di Andrea Camilleri protagonista di uno dei suoi romanzi storici, “La stagione della caccia – C’era una volta Vigata” film in prima visione assoluta in onda lunedì 25 in prime time su Rai 1 dopo gli straordinari ascolti dei due nuovi episodi del commissario Montalbano.. Siamo sempre a Vigata, ma alla fine dell’800. Ed è l’ironia che la fa da padrona, anche se i morti si susseguono come in una sorta di effetto domino, e dovrà arrivare uno dal nord per fare chiarezza. Dietro la macchina da presa il pisano Roan Johnson, per una produzione Palomar in collaborazione con Rai Fiction, realizzata da Carlo Degli Esposti e Nicola Serra con Max Gusberti. Nel cast, oltre a Scianna, ci sono Miriam Dalmazio (la marchesina ‘Ntontò), Tommaso Ragno (Don Filippo “Totò” Peluso), Ninni Bruschetta (padre Macaluso), Giorgio Marchesi (il gendarme Emiliano Saint Vincent arrivato dal nord), Alessio Vassallo (Nené Impiduglia) e con la partecipazione di Donatella Finocchiaro (Donna Matilde).
Il tv movie, tratto dall’omonimo romanzo storico edito da Sellerio, riporta alla ribalta l’immaginaria cittadina siciliana, resa unica dalla fantasia di Camilleri, in un’appassionante saga familiare tra brama di potere, omicidi, follia e amori impossibili, tutti paradossi di un mondo nobiliare che comincia a sgretolarsi e che volge inesorabile al declino.
Dice Francesco Scianna, che interpreta il protagonista, il farmacista Fofò: «La bellezza del personaggio è che si muove in un mondo irrazionale. È un uomo che torna diverso dopo un viaggio e ci tiene che la gente non lo riconosca, ha lottato tanto per diventare quello che è. Ha una sorta di complesso di onnipotenza, come dicesse: guardate chi sono diventato, proprio io».
« Finalmente sono una donna di Camilleri – sottolinea la siciliana Donatella Finocchiaro – Questo libro è un capolavoro di scrittura magistralmente adattato, diretto e anche ben interpretato dai burattini che siamo noi, ma i personaggi erano cesellati alla perfezione. Nel film non solo dramma, giallo ma anche tanta comicità. Con Tommaso Ragno non mi sono trattenuta dalla risate, anche noi attori siamo rimasti vittime di questa storia. Il mio personaggio è una donna schiacciata nel letto dal marito perché doveva fare il figlio masculo. Poi va fuori di testa ma solo che grazie alla follia riesce a essere una donna che può dire basta». E il regista Roan Johnson spiega: «Quando ho parlato con Tommaso Ragno del personaggio di Filippo Peluso, il miglior paragone che sono riuscito a fare è stato: pensa come se i Peluso fossero i Sopranos del XIX secolo, come se tu fossi il James Gandolfini di Vigata. Camilleri racconta l’inizio della fine di una nobiltà che riproducendosi sempre fra i suoi componenti aveva introiettato il seme della pazzia. Il vecchio marchese non si lava, la marchesa impazzisce alla morte del figlio, un figlio che è tonto e ha come fidanzata una capretta. Si potrebbe parlare per ore dei personaggi di Camilleri, perché sono così complessi, così poco semplificati che sfuggono perfino alle categorie di protagonista o antagonista».
Francesco Bruni, autore dell'adattamento insieme a Leonardo Marini e allo stesso Camilleri, chiarisce meglio l'attaccamento di Camilleri a queste sue opere: «Quanto è generoso e libero con Montalbano tanto invece è attento e geloso di queste storie che considera una sorta di riserva speciale, come bottiglie da stappare in speciali occasioni. A un certo punto con Roan, che è anche sceneggiatore, avevamo visto la possibilità di un finale diverso. Ma quando gliel'abbiamo proposto, Andrea ha detto no». (R.C.)
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