Gioco
Tintoretto, il “selvaggio” che il film riporta nell’olimpo dei pittori
L’artista veneziano viene dipinto come un ribelle ingiustamente subordinato ai rivali Tiziano e Veronese. La pellicola sarà proiettata al cinema dal 25 al 27 febbraio
FIRENZE. David Bowie l’ha definito una “proto rockstar”, J.P. Sartre “il primo regista della storia”. Eppure Tintoretto (1518-1594) è stato per lungo tempo considerato un pittore “minore” rispetto ai suoi rivali coevi Tiziano e Veronese; solo da una ventina d’anni ha conquistato un posto di rilievo nell’olimpo dei grandi pittori. La storia e la figura di questo artista vengono egregiamente dipinte nel film “Tintoretto – Un ribelle a Venezia”, prodotto da Sky Art con la regia di Giuseppedomingo Romano ed ideato da Melania G. Mazzucco, grande esperta e storica del pittore veneziano. Voce narrante quella di Stefano Accorsi.
La pellicola sarà inizialmente distribuita in 370 sale italiane il 25, 26 e 27 febbraio e successivamente resa disponibile in 50 paesi del mondo. Il ritratto del veneziano Jacomo (non Jacopo) Rebusti, in arte Tintoretto (suo padre era un tintore veneziano) che esce dalla visione del film è quello di un artista selvaggio, irriverente, grande promotore di sé stesso, capace di regalare le sue opere, lavorando gratis, di scavalcare le regole pur di conquistare importanti commesse e abile nel produrre velocemente ed a prezzi bassi per sbaragliare la concorrenza, mettendo la sua arte anche davanti all’etica.
«Tintoretto – dice la Mazzucco – non faceva nulla per farsi amare dai suoi colleghi». Il suo stile però fu rivoluzionario, la sua visione prospettica futurista, sino a ribaltare il rapporto opera/“spettatore” che viene “trasportato” (con un diverso uso della prospettiva e dei piani di visione) all’interno dell’azione stessa, concedendo uno sguardo da protagonista a chi guarda. Anche il suo innovativo stile nell’uso del pennello, forse più abbozzato e meno preciso dei suoi contendenti contemporanei («grezzo ed incompiuto» lo definisce sempre la Mazzucco) gli ha permesso di raggiungere risultati strabilianti in termini non solo qualitativi ma anche di velocità esecutiva (gli sono attribuite oltre 300 opere).
Per lui, più che i colori, e da qui il suo modo di lavoro, erano fondamentali le luci e ombre. Di fatto curava più l’emotività della tecnica, trasportando nella tela la sua irruenza di vita e furore artistico. Tintoretto, a differenza di tanti suoi colleghi è sempre stato legato a Venezia, le sue opere sono tutte realizzate per la città, mai per altri committenti (come fece Tiziano che lavorò all’estero per parecchio tempo). “Tintoretto – Un ribelle a Venezia” regala un approfondito studio sull’opera e sulla vita di un pittore sinonimo di Venezia ed è proprio la città a fare da sfondo a questa storia.
Per cui il viaggio nell’arte per l’occasione è doppio: da una parte la (ri)scoperta, l’analisi e la visione esclusiva dei capolavori pittorici, dall’altra la città, museo a cielo aperto. Le riprese donano scorci suggestivi e bellissimi della Serenissima, le riprese, spesso nelle primissime ore del giorno o nella notte, sono appassionanti al pari dei dipinti e sono esaltate da una curatissima fotografia. Ad accompagnare lo spettatore all’interno dell’arte di Tintoretto la produzione ha chiamato esperti ed illustri critici dell’arte e restauratori.. Da vedere per la sua spettacolarità e per il viaggio nell’arte e nella bellezza. A proposito, David Bowie è stato proprietario di un’opera del Tintoretto. —
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