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Bettiol, Ulissi e pochi altri Il pedale toscano è “over”

Alberto Bettiol vincitore a marzo della Milano-Torino ma soprattutto dominatore del campionato italiano, Diego Ulissi esulta vincendo il Giro d’Austria
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Alberto Bettiol vincitore a marzo della Milano-Torino ma soprattutto dominatore del campionato italiano, Diego Ulissi esulta vincendo il Giro d’Austria

Anno in chiaro-scuro, il tricolore e i vecchietti terribili toscani Parla Magrini: «Diego è come il vino, migliora invecchiando»

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LIVORNO. La stagione ciclistica professionistica 2024 va in archivio e rimangono solo dei piccoli fuochi, leggasi gare di secondaria importanza, a tenere acceso l'interesse nel sud est asiatico. Insieme a Riccardo Magrini - noto ex professionista con all'attivo successi in tappe del Tour de France e del Giro d'Italia, attuale, apprezzatissimo commentatore e opinionista, insieme a Luca Gregorio, delle corse del calendario ciclistico internazionale su Eurosport - tracciamo il bilancio di un'annata di pedalate più o meno divertenti, per corridori e pubblico di appassionati. Iniziamo ovviamente con i Pro toscani. Alberto Bettiol, da Castelfiorentino, ha vinto 4 gare incluso il campionato italiano disputato sulle strade care all'indimenticabile Alfredo Martini. Tre i successi per l'inossidabile (35 anni) Diego Ulissi da Donoratico e una vittoria a testa per il pratese Lorenzo Cataldo e per il giovane Ludovico Crescioli, di Lazzeretto/Cerreto Guidi.

Ulissi è “come il vino”

Il commento di Rik Van Magren, cioè Riccardo Magrini. «La maglia tricolore di Bettiol è stato un momento molto importante per il ciclismo toscano. Alberto è andato bene fino alle Olimpiadi poi, complice il cambio di squadra a metà stagione e qualche problema fisico, è scomparso. Diciamo che la sua è stata un'annata in altalena, ma che nel 2025 con il team Astana potrà fare molto meglio. Ulissi è come il buon vino, migliora invecchiando. Vince per sé, come al Giro dell'Austria funestato dall'incidente mortale di un giovane ciclista e fa vincere gli altri come luogotenente di lusso nella UAE. Nel 2025 anche lui approderà all'Astana. Cataldo l'ho seguito poco e non posso dare un giudizio, mentre Ludovico Crescioli, idolo ciclistico di Lazzeretto e Cerreto Guidi insieme al fratello Giosué, è stato bravissimo a vincere una tappa di montagna al Tour de L'Avenir, in Francia, facendo sfoggio delle sue ottime doti di passista scalatore:attendiamolo con fiducia il prossimo anno. In definitiva, per il ciclismo toscano professionisti 2024 può valere il detto "Pochi ma buoni».

Milan re delle volate

Passiamo ora ai professionisti italiani. Il plurivittorioso è il friulano Jonathan Milan, velocista-super con 11 vittorie - tre tappe al Giro - e il recente trionfo, corredato dal record del mondo, nel campionato mondiale su pista dell'inseguimento individuale a Ballerup, in Danimarca. Lo seguono con 10 vittorie il forlivese Matteo Malucelli, con 4 successi Giovanni Carboni, con 3 affermazioni Jakub Mareczko, Filippo Ganna e altri ciclisti con 2 e 1 vittoria.

Allora, come sta questo ciclismo italiano così bistrattato?

«Milan è un fuoriclasse nelle volate e come passista. Non mi stupirei se presto riuscisse a vincere qualche Classica. Ganna resta una certezza nelle crono - anche se ha dovuto inchinarsi due volte al fenomeno Evenepoel - e una probabile punta di diamante per le Classiche tipo Sanremo o Roubaix. Malucelli è molto veloce e si è costruito un dignitoso albo d'oro in gare poco conosciute dove ha partecipato con la sua squadra, JCL team Uklyo, certo non un dreamteam. Ma al di là del numero delle vittorie ottenute punterei forte su due giovani in gamba come Davide Piganzoli e Giulio Pellizzari, che si sono fatti vedere in più occasioni. Diamo loro tempo per maturare, così come al promettente Marco Frigo. Antonio Tiberi, 5° al Giro, è già il migliore italiano nelle gare a tappe, sicuramente la sua specialità, ma l'anno prossimo dovrà salire un ulteriore gradino per arrivare al livello dei migliori. Concludo dicendo che mi aspettavo molto di più da Giulio Ciccone. In definitiva il ciclismo italiano non mi sembra così malandato come sentenziano alcuni, abbiamo dei giovani in crescita che potranno regalarci delle belle soddisfazioni».

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