Finanza
Samuele, Tommaso e Jacopo: giovani, talentuosi e toscani per rinnovare la nazionale di Spalletti
Il pisano Ricci è già un perno del nuovo centrocampo azzurro Baldanzi il leader dell’Under 21, Fazzini è il futuro per Spalletti
EMPOLI. In comune hanno il talento e la giovane età ma anche la Toscana e, più nello specifico, Empoli. Già, l’Italia del pallone scopre di non essere un paese per vecchi e in questo caso più che il (bel) film di Joel ed Ethan Coen (del 2007) il discorso riguarda il sempre florido vivaio della società azzurra, che i tre protagonisti di questa storia li ha formati e cresciuti. Loro sono Samuele Ricci (classe 2001), Tommaso Baldanzi (2003) e Jacopo Fazzini (2003). Tre figli del terzo millennio che rappresentano presente (il primo) e futuro (gli altri) dell’Italia, della Nazionale che vuole rifarsi il trucco, e non solo, dopo il flop dell’ultimo Europeo.
Il perno
Il primo, in ordine di età, è Samuele Ricci. Pisano (nato a Pontedera, cresciuto all’ombra della torre che pende) che nella "fabbrica dei campioni", ovvero il vivaio dell’Empoli, arriva presto e presto (estate 2019) irrompe in prima squadra. Debutta in Serie B a 18 anni (allenatore Bucchi), nella stagione seguente è già un titolarissimo (Dionisi al timone) e vince il campionato. Debutta in A il giorno del 20° compleanno (21 agosto 2021) con Andreazzoli in panchina e il successivo 30 gennaio passa al Torino: prestito con obbligo di riscatto, per l’Empoli 10 milioni in cassa e altrettanti di plusvalenza. Un sacrificio sull’altare del bilancio, ma non solo. Alle sue spalle, infatti, un altro ragazzo (più giovane di lui) si sta mettendo in mostra. È Kristjan Asllani, classe 2002 che andrà poi all’Inter per 15 milioni, e c’è da fargli posto. I gioielli, infatti, vanno puliti e spolverati, ma se poi non li esponi in vetrina è tempo perso. Tempo, invece, non ne perde l’Empoli e non ne perde Ricci. Che in granata cresce, con Juric, sotto tutti i punti di vista (tecnico, tattico, fisico) e così dopo la trafila nelle nazionali giovanili (Under 17 prima, poi tutte le altre) nell’Italia dei grandi sbarca Il 24 gennaio 2022, su chiamata del ct Roberto Mancini. Debutta il successivo 4 giugno, con la Germania. Luciano Spalletti, subentrato alla guida, lo pre-convoca per gli Europei salvo poi lascialo a casa. Ma nella ricostruzione lo mette al centro del progetto: è il play dell’Italia che sbanca Parigi. Storia recente, questa, e la sensazione forte che altri capitoli si aggiungeranno. Di uno così, che ha gamba e piede educato, è maledettamente difficile fare a meno.
Il folletto
Come potrebbe risultare difficile fare a meno dell’estro di Tommaso Baldanzi. Anche per il ragazzo di Castelfiorentino la storia è simile: approda nel vivaio dell’Empoli nel 2011, a 8 anni, e mastica tutte le categoria arricchendo la sua scalata con la vittoria non di uno ma di ben due scudetti: Under 16 prima e Primavera poi. «È troppo piccolo», dicono in molti guardandolo, ma gli avversari diventano grandi e grossi senza che il risultato cambi. Baldanzi segna e fa segnare. Colpisce con la tecnica, ma anche con la rapidità e la frequenza di tocchi. Roba alla Messi, per capirsi. Debutta in A alla fine della stagione 2021/2022 (è Andreazzoli a sganciarlo) a 19 anni. Dalla stagione successiva, con Paolo Zanetti allenatore, è già un perno dell’Empoli che si salva e si salva bene. Merito anche di Baldanzi.Un folletto che non si ferma e non si prende. A gennaio 2024 segna un gol pesante (per l’1-1 finale) in casa della Juve e pochi giorni dopo viene ceduto alla Roma. Altro incasso a doppio cifra: 10 milioni. In giallorosso lo ha voluto Daniele De Rossi, che ora però deve trovargli spazio, più spazio. Lo reclama a suo modo, Baldanzi, Ad esempio con la recente tripletta con l’Under 21 in casa della Norvegia. La Nazionale maggiore l’ha assaggiata nel maggio del 2022, convocato da Mancini nel stage dei giovani, ma aumentando il minutaggio in campionato ci tornerà entrando della posta principale.
L’incursore
Il terzo fratello è Jacopo Fazzini. Gemello diverso, verrebbe da dire. Perché lui, nato a Massa ma di Capezzano Pianore, è quasi una sintesi degli altri due: più offensivo di Ricci, più difensivo di Baldanzi. Un centrocampista moderno, direbbero quelli bravi. Di sicuro è forte. Per il curriculum basta fare un classico "ctrl C ctrl V", cioè copia-incolla, con quello degli altri: l’arrivo nel vivaio Empoli da giovanissimo, la trafila (e le vittorie) e l’approdo in prima squadra. È un 2003, ma non chiamatelo giovane. «Basta dire che lo sono - sta ripetendo a giornali e tv da tuta l’estate - ho 21 anni ed è la mia terza stagione in prima squadra». Già, Fazzini è semplicemente un giocatore. Anzi no, un giocatore forte. In questo avvio di campionato sta spaccando le partite con le sue accelerazioni (chiedere a Roma e Bologna), è una colonna dell’Under 21 e le porte della Nazionale per lui sembrano aperte. «È un giovane interessante - ha detto di lui Spalletti in questi giorni - siamo pronti ad accoglierlo». Lo aveva già pre-convocato a questo giro, poi lo ha lasciato fra i giovani (dove, con San Marino, si è fatto male). Ma il futuro è suo. E l’Empoli, che pare aver rifiutato un’offerta da 8 milioni negli ultimi giorni di mercato, già pregusta un alto incasso super e un’altra super-prluvalenza.
Il nocchiero
Una sorta di meglio gioventù, insomma. Targata Empoli proprio come Luciano Spalletti, che al Castellani ha terminato le carriera di giocatore e iniziato quella (straordinaria) di allenatore. E ora, chissà, magari ora si ritroveranno tutti con un altro azzurro addosso…
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