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Farioli, dalla Toscana all’Ajax: avanti in Europa dopo 34 rigori

Farioli, dalla Toscana all’Ajax: avanti in Europa dopo 34 rigori<br>

Il tecnico, primo italiano alla guida dei lancieri, entra nel Guinness

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È il primo italiano - è toscano, nato a Barga il 10 aprile 1989 - a sedersi sulla panchina dell’Ajax in 124 anni di storia. Ed è pure quello che, in occasione del terzo turno di Europa League, ha visto la sua squadra andare avanti nel percorso internazionale in maniera rocambolesca, dopo 34 rigori. Francesco Farioli ha visto stabilire un altro record. Già, perché l’altra sera, contro il Panathinaikos, dopo aver sofferto per 120 minuti durante i quali i greci avevano recuperato lo svantaggio incassato tra le mura amiche, ha dovuto aspettare una serie infinita di 17 rigori a testa prima di poter festeggiare il passaggio del turno ai play off della seconda competizione europea. In tutto, ne sono stati tirati 34, un record nella storia delle competizioni Uefa, sia con squadre di club che con le Nazionali. Non si tratta del primato mondiale, che appartiene ad una partita di terza serie israeliana dello scorso maggio (Dimona contro Shimson Tel Aviv) arrivata a quota 56, ma è stato superato quello europeo di 27 tiri del primo turno di qualificazione della scorsa Conference League tra i maltesi del Gzira United e gli irlandesi del Glentoran. A mettere il sigillo e a impreziosire ancora di più la folle serata di Ferragosto olandese è stato il giocatore che nessuno si sarebbe aspettato, Remko Pasveer, di professione portiere, con 41 primavere alle spalle. È stato lui a mettere i panni del super eroe dei lancieri, prima parando cinque tiri agli avversari e nel mezzo mettendo il sigillo pure sulla sua trasformazione, essendo stato chiamato in causa pure lui, come l’estremo difensore avversario, quel Bart Dragowski che in Serie A si è fatto conoscere tra Firenze e Empoli. In passato, ne erano stati calciati 22 nella finale di Europa League vinta dagli spagnoli del Villarreal contro il Manchester United nel 2021, o, prima ancora, 24, nella gara tra i portoghesi del Rio Ave e il Milan, con cui i rossoneri strapparono il pass per i gironi della stessa competizione. Ci sono state, diversi anni fa, sequenze di rigori brevissime - nel 1986 la Steaua Bucarest ha battuto il Barcellona 2-0 in finale dell’allora Coppa Campioni: Duckadam parò i quattro rigori battuti dai catalani - ma mai si era arrivati a toccare numeri tanto importanti.

Farioli, dopo aver visto le streghe col gol segnato dal Panathinaikos a un minuto dalla fine del tempo regolamentare (da Tete), dalla panchina ha festeggiato con l’ex Liverpool Jordan Henderson capace far calare definitivamente il sipario sulla partita - terminata 13-12- cancellando così i ripetuti errori di Brobbey. Male che vada, gli olandesi “retrocederanno” in Conference League, ma potranno essere ancora protagonisti sul palcoscenico internazionale.

Dell’enorme responsabilità sulle sue spalle, il tecnico toscano ne aveva parlato subito. «Il fatto di essere il primo italiano - disse nel giorno della sua presentazione - e uno dei pochi stranieri ad allenare una squadra tanto importante presuppone una grande presa di coscienza. Ho però tanta voglia di portare un piccolo contributo, freschezza e idee, oltre a continuare a correre rispetto a quella che è l’evoluzione continua del calcio».

In poco più di una decina d’anni Farioli ha scalato le gerarchie delle panchine: nel 2010 faceva l’allenatore in seconda alla Fortis Juventus di Borgo San Lorenzo, nel Mugello, poi si è affiancato a Roberto De Zerbi, prima al Benevento e poi al Sassuolo, come preparatore dei portieri, fino al grande salto in Turchia. Ha cominciato come vice di Atan nell’Alanyaspor per poi spostarsi a Istanbul e quindi in Francia, al Nizza. Qui, per diverse settimane mette paura persino al Psg, tenendo testa alla vetta della classifica per chiudere poi al quinto posto, con la qualificazione del club alla fase a gironi di Europa League. Dopo il debutto con vittoria, in Eredivisie, contro l’Heerenveen di Van Persie, l’Ajax di Farioli ha percorso un nuovo step, con tanto di record stabilito alla Cruijff Arena, lo stadio dedicato all’interprete più emblematico del calcio totale olandese. Se non un predestinato, il toscano cresciuto nel Margine Coperta, quasi.

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