Toscana
Carlotta Cambi porta l'oro a Montopoli: la finale al maxischermo in Comune, la sindaca "ultras" e i caroselli per strada
Il paese in provincia di Pisa si ferma per tifare la propria beniamina nella finale dell’Italia del volley: e poi esplode la festa
MONTOPOLI IN VAL D'ARNO. Con le sue alzate sottorete ha elevato Montopoli su quell’Olimpo della pallavolo che nessuna nazionale olimpica – né maschile né femminile – aveva mai raggiunto. Carlotta Cambi, 28 anni di Montopoli in Val d’Arno, nata a San Miniato, da ieri alle 14.30 circa è campionessa olimpica. Una soddisfazione enorme per il paese della provincia di Pisa in cui vivono poco meno di 12mila persone.
In Comune a fare il tifo
L’alzatrice che gioca a Pinerolo si è messa al collo la medaglia più importante dello sport, al termine di una finale dove l’Italia di Velasco ha strapazzato 3-0 gli Stati Uniti di Karch Kiraly. Cambi – il gioco di parole viene naturale – ha dato il cambio in tutti i tre set ad Alessio Orro, che ha gestito la fase d’attacco smistando palloni su palloni a Egonu, Silla, Antropova, Fahr e non solo. E per sostenere la prima montopolese potenzialmente campionessa olimpica, l’amministrazione locale ha aperto la sala consiliare per la diretta del match. Uno stanzone che si è riempito, nonostante il caldo e le ferie. Perché il calore degli amici e dei semplici concittadini ha superato anche quello a cui ormai siamo abituati da giorni. Per Carlotta Cambi sono stati preparati striscioni, bandiere e spille, andate a ruba fra i tanti bambini presenti.
La sindaca “ultras”
Tre set in continuo controllo, volati quasi troppo velocemente e con un umore che punto dopo punto si faceva più euforico (come ogni volta che Carlotta tornava in campo e piazzava l’alzata giusta per la schiacciata delle compagne). I genitori Maria Grazia e Leopoldo e il fratello Matteo – tutti pallavolisti – l’hanno seguita a Parigi, mentre alcuni parenti e amici sono rimasti a Montopoli per tifare Cambi attraverso lo schermo della sala consiliare. Qui si è lasciata andare alla gioia anche la sindaca Linda Vanni, che tra l’altro proporrà di conferire a Carlotta Cambi la benemerenza civica, l’onorificenza che può esser destinata dal consiglio comunale a quei cittadini che si siano distinti per particolari meriti o per il servizio reso a favore della comunità locale; e più di un’Olimpiade vinta c’è poco altro, per cui il passaggio assembleare sarà molto veloce.
Le telefonate con gli amici
E proprio in questo senso fra settembre e ottobre sarà previsto un momento di celebrazione e di festa per l’alzatrice montopolese, che è attesa fra oggi e domani nel piccolo comune del pisano con cui ha mantenuto sempre un rapporto molto stretto pur avendolo dovuto lasciare da ragazzina per iniziare il suo percorso nella pallavolo che conta. A Montopoli ci sono rimasti molti dei suoi amici, come Lucrezia Buggiani e Mirko Verbeni, che raccontano commossi dopo la vittoria: «Siamo amici di famiglia, in questi giorni ci siamo sentiti sempre. La famiglia ha preso l’aereo per Parigi, mentre noi purtroppo non ci siamo riusciti. È stata un’emozione enorme perché grazie a Carlotta Montopoli è entrata nella storia». E come raccontano i due amici, non c’è stato nemmeno bisogno di sostenerla più di tanto: «Erano tutte carichissime e mentalmente in palla e quando abbiamo parlato con lei gli argomenti sono stati altri, perché la pressione che lei e le sue compagne avevano sulle spalle era già tanta. Adesso non vediamo l’ora di abbracciarla con la medaglia al collo per festeggiare insieme un sogno che si è avverato».
L’emozione di Filippo
Poco più in là c’è il cugino del padre di Carlotta, Filippo Cambi, che aggiunge: «La storia di Montopoli è stata appena fatta, per la nostra famiglia è una soddisfazione enorme. E anche per Carlotta, perché è andata via da casa da ragazzina e a forza di sacrifici è arrivata all’oro olimpico. Le Olimpiadi sono più importanti di qualsiasi altra manifestazione sportiva, il suo nome rimarrà nella storia dello sport». Ma cosa ha fatto la differenza nel percorso sportivo di Carlotta Cambi? «La sua forza di volontà è stata decisiva – continua Filippo Cambi – perché non è facile lasciare casa così giovane ma la sua costanza e il supporto della famiglia l’hanno portata a emergere e a conquistare l’obiettivo più prestigioso».
Foto, gioia e caroselli
La giornata storica per Montopoli è finita con una foto di gruppo sotto la torre che guarda il Comune, mentre per le strade comparivano i primi caroselli con le auto e le “clacsonate”. Ma la certezza è che queste sono state soltanto le prime 24 ore di una lunga luna di miele sportiva e che molti altri momenti di gioia e commozione arriveranno, a cominciare da quando Carlotta farà ritorno nelle prossime ore nella sua Montopoli, dove per la prima volta si è innamorata della pallavolo ammirando i genitori e il fratello. Una famiglia che ha mangiato pane e volley da sempre e che adesso può vantare una stella luminosissima nel firmamento – decisamente azzurro – del volley a cinque cerchi.
Resilienza
Sicuramente da questo 11 agosto 2024 a Montopoli il volley diventerà sport di riferimento, perché l’esempio di Carlotta Cambi potrà promuovere meglio di qualsiasi spot i valori della pallavolo. E chissà che fra quei bambini che ieri la sostenevano non ci sia nascosto un altro grande giocatore della nazionale che verrà. La storia di Carlotta Cambi parla anche e soprattutto di resilienza, perché dopo anni fuori dal giro della nazionale col ritorno del profeta Julio Velasco le porte delle selezione azzurra si sono riaperte. E lo hanno fatto con vista su Parigi, anzi sul metallo più prezioso con cui si poteva venir via dalla capitale francese: l’oro. Prima delle Olimpiadi e prima ancora di essere convocata, in un’intervista al Tirreno Cambi aveva sottolineato l’importanza del “fattore Velasco” nella ricostruzione dell’anima di una squadra che sembrava essersi smarrita. E sempre Carlotta si era augurata che i suoi concittadini la seguissero tutti assieme alle Olimpiadi. Adesso – visto com’è andata – le partite della nazionale in sala consiliare dovranno diventare una consuetudine. Perché come diceva Eduardo De Filippo «Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male».
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