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Nico Lacorte, a 16 anni (e senza patente) può già sognare la Formula uno: chi è il talento toscano entrato nell’Alpine Academy

di Antonio Scuglia

	Nico Laorte
Nico Laorte

Studia al terzo anno del liceo linguistico ed è il figlio di Roberto, velista di fama mondiale oltre che uno dei più importanti piloti nelle gare iridate di endurance: «Occorrono sacrifici per far conciliare corse e studio. La scuola mi viene incontro, sono uno studente-sportivo»

03 aprile 2024
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PISA. Guida una vettura che arriva fino a 270 chilometri all’ora (non “potenzialmente” ma concretamente), però non ha la patente, né potrà prenderla fino al giugno del 2025. Il motivo? È semplice: il pilota di cui stiamo parlando, “promosso” nel dicembre scorso all’Alpine Academy del Bwt Alpine F1 Team, non ha ancora 17 anni. Il suo nome è Nico Lacorte (Nicola all’anagrafe) e studia al terzo anno del liceo linguistico “Carducci” di Pisa. Il cognome del giovane non è nuovo per gli sportivi e in particolare per gli amanti dei motori: il padre, Roberto, oltre che velista di fama mondiale, è uno dei più importanti piloti nelle gare iridate di endurance, con la sua Cetilar Racing “targata” Ferrari che da tempo lo porta a gareggiare in circuiti mitici come Le Mans, Daytona e Indianapolis.

Ma torniamo al giovane Nico: nella stagione 2023 ha affrontato un doppio impegno con il team Prema Racing nella Formula 4 Uae e nell’Italian Formula 4 Championship. Proprio nella serie tricolore ha conquistato il suo primo successo in monoposto in occasione del round inaugurale di Imola. Al suo attivo anche quattro podi e due vittorie di classe. Dopo un’importante gavetta nei kart, che lo ha visto militare nelle ultime stagioni con il team Kr Motorsport, Lacorte ha debuttato in monoposto nel 2022, sempre nel campionato tricolore della Formula 4. E quest’anno sta volando: il salto di categoria lo ha subito portato all’esordio con il team M2 Competition nei primi round del Castrol Toyota Formula Regional Oceania Championship, nell’ottica della partecipazione a tempo pieno nel Formula Regional European Championship by Alpine, che lo vedrà al volante di una monoposto della Trident Motorsport. Le prime tre gare sono state sui circuiti neozelandesi di Taupo, Manfeild e Hampton Downs (dove ha centrato la vittoria), la serie europea lo vedrà in pista per tutti gli appuntamenti a partire dal tracciato tedesco di Hockenheim (10/12 maggio), per poi approdare sui circuiti di Spa, Zandvoort, Hungaroring, Mugello, Paul Ricard, Imola, Red Bull Ring, Barcellona e Monza.

Nico, è già da un po’ che guida, vero?

«Direi di sì (sorride, ndr), ho iniziato con il go kart a quattro anni e mezzo e disputato la prima gara a otto. L’auto l’ho “scoperta” a quindici, prima non potevo».

I motori sono una scelta o una passione che deriva dall’ambiente familiare?

«Sicuramente l’inizio è un’eredità di babbo, il primo pilota che ho conosciuto, ma ha fatto presto a diventare una passione personale».

Lei è già professionista, però deve andare anche a scuola, giusto?

«Eccome. Per fortuna ho dei buoni voti, e quanto alle presenze quando sono fuori per le corse la scuola mi viene incontro perché sono uno “studente-sportivo”. Ma in famiglia non sarebbero contenti se trascurassi lo studio».

Le auto invece le “studia” dalle parti di Milano e per gli appuntamenti agonistici la sua squadra fa base in Inghilterra. È difficile conciliare tutto questo con la scuola?

«Un po’ di sacrificio c’è, non riesco a fare la stessa vita dei miei amici ma quando posso li vedo e passiamo un po’ di tempo insieme. È importante non perdere il rapporto con il proprio ambiente».

Altri sacrifici?

«Io e tutti quelli che corriamo dobbiamo stare molto attenti alla dieta, che però cambia in base alla struttura fisica di ciascuno, per fortuna non sono troppo alto o pesante e questo aiuta. E gli allenamenti sono molto intensi, non solo dal punto di vista fisico ma anche mentale».

Quali lingue parla, a parte l’inglese?

«Studio spagnolo e francese. Ma per le gare la “lingua franca” ovviamente è l’inglese».

Da quando ha iniziato a correre c’è stato un momento particolare in cui ha capito che poteva davvero farcela a emergere?

«No, e devo ancora imparare tantissimo. Però credo che una crescita graduale ci sia».

Il suo sogno da pilota? La domanda forse è banale e la risposta scontata…

«Forse no. Chiunque guidi una monoposto vorrebbe arrivare in F.1, ed è anche il mio traguardo perché mi pongo sempre il massimo obiettivo, non so se la raggiungerò. Ma l’importante forse più che arrivarci è proprio cercare di farlo, perché questo comporta un impegno costante e la voglia di migliorarsi sempre. Detto questo, confesso la mia passione per l’endurance, che è faticosa ma bellissima».




 

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