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I quattro colossi toscani dell’Italia del rugby giovane e vincente

di Alessandro Cecioni
Gianmarco Lucchesi e Federico Mori i due livornesi dopo il trionfo
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Gianmarco Lucchesi e Federico Mori i due livornesi dopo il trionfo

I fratelli Cannone, Lucchesi e Mori: quattro colossi di casa nostra. Nuova alba per l’Italrugby dopo il trionfo sulla Scozia: ora il Galles

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La vittoria giusta, nel momento giusto, nel posto giusto e nel modo giusto”. Dice Marzio Innocenti, livornese, presidente della Federrugby. Poi aggiunge: «Io comunque sto pensando al Galles». Undici anni ci ha messo l’Italia a tornare alla vittoria all’Olimpico nel Sei Nazioni, l’ultima era stata nel 2013, contro l’Irlanda, 22-15 il finale nel miglior Sei Nazioni di sempre per gli azzurri: due vittorie, l’altra con la Francia. Undici anni e cinque ct, da Brunel a Quesada.

Sabato all’Olimpico davanti a quasi 70mila spettatori con la Scozia è finita 31-29 e l’Italia ha segnato tre mete (Brex, Lynagh e Varney) e quattro punizioni (Garbisi 3 e una Page-Relo) e ha infiammato il pubblico con quattro minuti finali di placcaggi e resistenza davanti a un avversario che cercava se non la meta almeno il calcio di punizione. Invece davanti a 30 fasi consecutive di attacco gli azzurri non hanno ceduto di un metro né concesso falli: perfetti. “E’ stata una partita incredibile – dice ora Gianmarco Lucchesi, livornese, tallonatore entrato nel secondo tempo (è uno dei quattro giocatori toscani della formazione azzurra insieme a Federico Mori, altro livornese, ed ai fratelli Niccolò e Lorenzo Cannone, fiorentini doc – un saliscendi di emozioni, siamo riusciti a risalire nel punteggio, e quegli ultimi minuti di difesa ci hanno esaltato.

Stamani svegliandomi ho sentito tutta la gioia di questo obiettivo finalmente raggiunto, ma non possiamo fermarci, vogliamo continuare a crescere, toglierci altre soddisfazioni, migliorare come gruppo». Il problema dell’Italia è sempre stata la continuità.

E’ vero, nel 2013 facemmo il miglior torneo fino ad oggi, ma dopo vennero anni bui di sconfitte anche pesanti, di continui attacchi (soprattutto di marca anglosassone) alla presenza dell’Italia nel Sei Nazioni. Quest’anno sembra esserci una continuità di risultati, anche la sconfitta per 36-0 con l’Irlanda nella seconda giornata presenta dei punti di crescita, soprattutto difensiva. Le 30 fasi senza concedere falli e punti alla Scozia sono figlie delle 25 con ugual risultato contro l’Irlanda. E poi non scordiamoci che nella prima giornata l’Italia ha perso con l’Inghilterra 20-23. Il 13 a 13 con la Francia una settimana fa a Lille ci andava stretto (palo di Garbisi sul calcio a tempo scaduto che poteva darci la vittoria) il risultato di sabato con la Scozia sa di vera svolta, ma solo la partita con il Galles, sabato prossimo a Cardiff, dirà se l’Italia è davvero maturata. A conferma di un possibile cambiamento ci sono anche i risultati dell’Under 20. In pratica nelle due ultime giornate del Sei Nazioni le due nazionali hanno collezionato tre vittorie e un pareggio.

«Vincere con la Scozia è stato solo uno step. Continuità e consistenza, questo è il nostro obiettivo – dice il capitano Michele Lamaro – guardare a quello che possiamo fare da oggi nella preparazione della nuova sfida che ci attende. Un bilancio? Facciamolo dopo l’ultima partita. Non vogliamo arrivare ultimi nel Sei Nazioni un’altra volta». «Siamo felici di aver vinto davanti all’Olimpico pieno – dice Ignacio Brex, player of the match per la meravigliosa meta segnata e per la sua grinta in difesa - ma ora dobbiamo concentraci sul Galles, ci manca un passo per fare la storia». «Questa vittoria è solo l’inizio», chiude Federico Mori, centro azzurro.


 

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