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Vincenzo Sabatini, in porta a 54 anni dopo l'embolia polmonare: «Vi racconto la mia seconda vita tra i pali»

di Gabriele Buffoni
Vincenzo Sabatini, 54 anni, in porta con il Colli Marittimi
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Vincenzo Sabatini, 54 anni, in porta con il Colli Marittimi

Un guaio di salute lo ha tenuto lontano dal campo per sei mesi, poi la chiamata dei Colli Marittimi il "nuovo esordio": «Smettere? Non ci penso nemmeno»

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MONTESCUDAIO. Si può esordire su un campo da calcio a 54 anni? A rispondere a questa domanda ci ha pensato Vincenzo Sabatini, portiere originario di Porto Ercole e nella rosa dei Colli Marittimi (come secondo estremo difensore) dall’inizio di gennaio 2024. Il suo è un nome ben noto nell’ambiente. Una vera leggenda del calcio dilettantistico toscano, capace di battere già lo scorso anno - nel 2023 - il record di mille presenze sui campi dalla serie D alla Terza Categoria della nostra regione. E che domenica 25 febbraio ha aggiunto proprio la maglia biancoblù della squadra di Montescudaio, nell'omonimo comune, alla lunga serie di casacche indossate in una partita ufficiale nel corso di una carriera di cui ancora non si vede il traguardo.
Eterno
Questo “nuovo esordio” con i Colli Marittimi nel campionato di Promozione ha rappresentato per Sabatini una sorta di rinascita. Certo avrebbe preferito un risultato migliore (i biancoblù sono stati sconfitti 2-0 dai padroni di casa dell’Atletico Maremma) ma al di là dell’esito dell’incontro «la vittoria è essere stato in grado di tornare in campo e giocare», dice Sabatini. Alla fine dell'estate 2023 infatti «ho avuto un’embolia polmonare – racconta Sabatini – e ho dovuto sottopormi per sei mesi a una terapia piuttosto pesante. Ma non ho mai pensato di mollare: ho ripreso ad allenarmi per conto mio in palestra, in piscina e nei campi sportivi con il gruppo del Rispescia, dove ho giocato negli ultimi anni tra Terza e Seconda Categoria». Un duro lavoro di sacrificio che il 9 gennaio l’ha portato nuovamente a ottenere l’idoneità per l’attività sportiva agonistica. È in quel momento che è arrivata la chiamata dei Colli Marittimi. «Mi ha contattato il direttore sportivo e in cinque minuti ci siamo trovati d’accordo – racconta Sabatini – do il giusto peso ai soldi che mi vengono offerti, quello che conta di più per me è la possibilità di allenarmi e giocare. Avere l’occasione alla mia età di essere ancora parte di una squadra di Promozione, anche facendo da “chioccia” al portiere più giovane, è bastato a convincermi che dovevo dire di sì». L’opportunità di esordire in biancoblù si è presentata quindi domenica, quando l’estremo difensore titolare Berrugi ha dato forfait per motivi di salute. «Sono arrivato al ristorante come sempre prima di una partita e mi hanno detto che toccava a me difendere la porta – racconta il 54enne – con l’età e l’esperienza ho imparato a farmi trovare pronto ma l’emozione è stata quella delle prime volte. Soprattutto perché giocavamo ad Albinia, un campo che ho già calcato in passato».
Una carriera infinita
Ripercorrere la sua carriera è come sfogliare un almanacco sportivo dei dilettanti toscani. «La prima convocazione l’ho avuta nel Porto Ercole, dove ho iniziato, il giorno dopo aver compiuto 16 anni: era il 9 febbraio 1986, giocavamo contro il Piombino allo stadio Magona e io rimasi in panchina. Vincemmo 1-0 e anche se il mio esordio è stato poco più in là quella è una partita che non riesco a dimenticare». La prima volta in campo è arrivata nel 1987, sempre nel Porto Ercole dove ha registrato 122 presenze. Ma Sabatini ha vestito anche le maglie del Grosseto (tra Eccellenza e serie D per un totale di 113 presenze), Pitigliano, Montalcino, Rosia, Pianese, Albinia, Orbetello, Scansano, Manciano, Cinigiano, Castiglionese e Rispescia, società in cui ha militato nelle ultime stagioni prima di approdare ai Colli Marittimi.
Il sogno da bambino
Un amore inestinguibile il suo, per quei pali e quei guantoni, frutto di un sogno nato da piccolissimo. «Avevo 4-5 anni e in piazzetta con gli amici già mi mettevano in porta perché ero un po’ paffutello – racconta Sabatini, che oggi ricopre l’incarico di delegato per i calciatori toscani nel consiglio della Figc regionale – per me il calcio è sempre stato una passione irrefrenabile: il mio mito era Dino Zoff, con cui sono diventato amico nel corso degli anni. E poi Sandro Luciani, il portiere dell’Orbetello negli anni Settanta: lo vedevo giocare e dicevo che da grande avrei voluto essere come lui. Sono uno che da se stesso pretende molto: ogni volta che prendo gol mi appunto cosa ho sbagliato su un’agendina e cerco di non ripetere l’errore. Quando smetterò? Finché riuscirò ad allenarmi 4-5 volte a settimana come sto facendo ora, continuerò – replica deciso – poi, magari, proseguirò il mio lavoro in Federazione».

 

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