La manifestazione
Un toscanello e un mondiale azzurro: “Adesso vinco io”, il docufilm su Marcello Lippi
L’allenatore e il suo iconico toscanello protagonisti del docufilm “Adesso vinco io”. Un ritratto in 90 minuti dell’allenatore campione del mondo, dell’uomo e del padre
BERLINO 9 giugno 2006. Fabio Grosso ha da pochi minuti segnato il gol decisivo alla lotteria dei rigori. L’Italia è campione del mondo e 23 azzurri sono pazzi di gioia sul prato dell’Olympiastadion. Lui si libera dagli abbracci dei ragazzi, del suo staff, dei dirigenti della Figic e accende un sigaro. Non si potrebbe – già allora la Fifa aveva bandito il fumo dai campi di calcio –, ma Marcello Lippi è anche questo: ha raggiunto il tetto, calcistico, del mondo e festeggia con un toscanello. Perché toscana è la cifra dell’allenatore che ha vinto quasi tutto ciò che è possibile vincere come allenatore. Se tutti hanno negli occhi quelle straordinarie conquiste, poco si sa dell’uomo che si cela dietro al fumo del suo iconico sigaro. A diradare quella nube – raccontando tanto le gesta sportive e i successi, quanto l’uomo e il padre dietro l’allenatore – arriva domani il docufilm di Simone Herbert Paragnani e Paolo Geremei “Adesso vinco io”: 90 minuti, come una partita di calcio, prodotti da Rai Cinema con Lucky Red e distribuiti in 200 sale cinematografiche.
«I docufilm ormai si sprecano, ma questa volta hanno deciso di farlo su di me, per raccontare la carriera ma anche l’umanità e ne sono felice – ha commentato Lippi dopo averlo visto in anteprima –. Sicuramente uno dei momenti più emozionanti sono quelli in cui si parla della mia famiglia (la moglie Simonetta e i figli Davide e Stefania, ndr)» .
Il film ripercorre il “viaggio” dell’uomo, il giocatore e l’allenatore in un dialogo con Lippi, corredato da immagini d’archivio, filmati di famiglia, e interviste a colleghi, familiari, tifosi e grandi campioni del calcio mondiale come Ivano Bordon, Zinedine Zidane, Francesco Totti, Christian Vieri, Gianluigi Buffon, Alessandro Del Piero, Adriano Galliani, Fabio Cannavaro. Nel film c’è anche Gianluca Vialli, morto lo scorso anno dopo una lunga malattia, con un commovente videomessaggio dell’ex attaccante indirizzato anche all’ex direttore sportivo Luciano Moggi e agli ex giocatori della Juve 1995-96: «Abbiamo condiviso tante cose insieme, vi ho fatto vincere una Champions. Vi abbraccio tutti con tantissimo affetto, soprattutto il mio Messia (Lippi, ndr): non ti dimenticherò mai, spero che anche tu non ti dimentichi di me, il tuo centravanti».
Lippi lo ricorda come «un ragazzo con il quale ho avuto un rapporto fantastico. È stato un grande giocatore, insieme abbiamo raggiunto risultati importanti ma soprattutto era una persona di grande livello e di grande qualità». Il ct ha anche confessato che le dimissioni dalla Nazionale dopo il Mondiale «sono state naturali, e i giocatori non sapevano niente». Poi parlando proprio del rapporto con i suoi giocatori ha detto: «È vero io sono un po’ permaloso, ma il vero significato di tutte le vittorie raggiunte è il rapporto instaurato con i miei calciatori. Una vittoria in particolare? È chiaro quella del Campionato del mondo su tutte».
Lippi in carriera ha vinto il mondiale, titoli e coppe nazionali, le massime competizioni europee e intercontinentali per club. Ha trionfato anche in Cina dove, però, confessa, è «andato perché non ho mai ricevuto offerta economica così importante». Un’esperienza che però non rinnega: «Rifarei tutte le scelte che ho fatto a cominciare dalla Juventus». Così come il toscanello in bocca e il rispetto per chi ha lavorato con lui. «Ho avuto la fortuna di avere giocatori bravi, senza giocatori bravi non si vince»: firmato Marcello Lippi.
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