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Italrugby, è buio d’Irlanda: tracollo Azzurro a Dublino

di Alessandro Cecioni
Una delle mete realizzate dall’Irlanda
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Una delle mete realizzate dall’Irlanda

Gli azzurri travolti a Dublino nella seconda partita del 6 Nazioni. L’ultima volta senza punti segnati due anni fa contro l’Inghilterra

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DUBLINO. Che brusco risveglio per l’Italia di Gonzalo Quesada. Gli azzurri a Dublino sono stati cancellati dal campo, lasciati a zero, nella seconda gara del Sei Nazioni, domenica 11 febbraio. Non succedeva da due anni (all’Olimpico 0-33 con l’Inghilterra). Finisce 36-0 per i verdi che segnano sei mete (Crowley, Sheenan, Conan, Sheenan, Lowe, Nash). Per l’Italia l’unica possibilità di muovere il punteggio è stato un piazzato al 4’, ma Garbisi ha ciccato la palla. Poi possesso infruttuoso (nel primo tempo 52% Italia e 48% Irlanda) con forse due visite nei 22 avversari. In compenso problemi giganteschi in mischia chiusa e in touche dove gli irlandesi ci hanno dominato costringendoci a difendere per tutti gli 80 minuti.
I numeri
Due dati su tutti: alla fine 209 placcaggi Italia contro i 91 dell’Irlanda e il possesso finale, 63 a 37 per gli irlandesi. Ma quello che ha colpito di più è stata l’imprecisione dei passaggi, la scarsa capacità di sfruttare i pochi palloni con la squadra avanzante. Certo l’Irlanda difende meglio dell’Inghilterra, ma questo non basta a spiegare il nulla assoluto in attacco che si è visto a Dublino.
Il tecnico
«È stata una partita nella quale non abbiamo messo in campo niente di quello che avevamo preparato. Nel primo tempo la nostra difesa poco aggressiva ha abbassato la linea del vantaggio favorendo l’Irlanda. Nel secondo non abbiamo avuto nessun pallone di qualità, siamo riusciti a fare solo 4-5 sequenze di gioco, una performance non all’altezza», dice il ct azzurro Gonzalo Quesada. Alla domanda perché sia successo, perché ci sia stato questo passo indietro rispetto al 24-27 con l’Inghilterra di una settimana fa non si sente di dare una risposta a caldo: «Dovremo passare un po’ di tempo ad analizzare quello che abbiamo visto, sentire le sensazioni che hanno avuto i giocatori». La sua faccia tirata dice molto su quello che sta si chiedendo, sulle sorprese, negative, che l’Italia può riservargli, anche senza preavviso. «Noi non siamo quelli di oggi, siamo meglio – dice Michele Lamaro, capitano azzurro – ma non possiamo solo dirlo, dobbiamo dimostrarlo in campo».
L’analisi
Se il risultato non ha preso proporzioni devastanti è stato perché nei primi 20 minuti, quelli di solito fatali agli azzurri, l’Italia è stata in partita. Per vedere la prima meta dell’Irlanda, su uno svarione difensivo imbarazzante con serie di placcaggi sbagliati (persino da Brex) si erano dovuti aspettare 7 minuti, ma per l’altra segnatura il 24’. Alla fine del primo tempo l’Italia aveva già sbagliato 19 placcaggi su 102. E in mischia c’erano stati calci di punizione su ogni introduzione irlandese (grande difficoltà di Ceccarelli contro Porter), il che significa pressione sugli azzurri nei nostri 22. Eppure si era solo sul 19-0, con un paio di difese eccellenti su drive che avevano impedito agli Irlandesi di chiudere con il punto di bonus già la prima frazione di gioco. Poi nel secondo tempo addio possesso e territorio. Lo conferma anche Federico Mori entrato a 23 dalla fine: «Partita dura sotto l’aspetto del possesso palla, non siamo riusciti a lanciare il nostro gioco, e quando non hai la palla puoi solo difendere e prima o poi loro segnano».
 

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