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Fantino morto a San Rossore, l'amico e collega Gavino Sanna: «La mia caduta e il coma nel 2021, la nostra è una vita folle»

di Tommaso Silvi

	A sinistra Gavino Sanna dopo la vittoria nel palio di Fucecchio 2017, a destra in allenamento
A sinistra Gavino Sanna dopo la vittoria nel palio di Fucecchio 2017, a destra in allenamento

Pisa, il 36enne toscano d’adozione è considerato il Re dei palii: «Conoscevo Dominik, siamo cresciuti insieme. Le mie prime corse da minorenne in Sardegna sotto gli occhi di mio padre»

06 febbraio 2024
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«Sono stato 40 giorni in coma. Era il febbraio del 2021 quando il mio cavallo cadde durante una corsa a San Rossore e finì sopra di me, schiacciandomi. Ricordo di aver sognato tanto, fino a quando un giorno ho sentito un dolore fortissimo. Erano le 13 costole rotte. Ho aperto gli occhi e di fronte avevo la mia compagna, la mia famiglia e i miei amici. Ho ripreso a correre durante l’estate dello stesso anno e a settembre vinsi il mio terzo palio di Fucecchio, con la contrada Borgonovo». Gavino Sanna è un miracolato. Il fantino Re dei palii – vincitore quattro volte a Fucecchio, due a Buti, oltre che a Legnano e Piancastagnaio – conosceva bene Dominik Pastuszka, collega morto nella mattina di domenica scorsa dopo essere caduto durante una gara all’ippodromo di San Rossore, a Pisa, giovedì 1 febbraio. «Aveva 36 anni come me – racconta ancora Gavino Sanna –, siamo cresciuti insieme. Ho visto l’incidente ma non mi sono avvicinato perché si è capito subito che si trattava di qualcosa di grave».

«È il nostro lavoro»
Gavino domenica scorsa ha corso all’ippodromo di San Rossore, dove la morte di Dominik non ha cambiato di una virgola il programma delle gare. «Abbiamo osservato un minuto di raccoglimento, indossato il caschetto nero in segno di lutto. Non so dire se sarebbe stato giusto rimandare le corse, ma in tutti gli sport dopo un incidente si va avanti. Il mondo dei cavalli dà lavoro a tante persone. Chi ci guarda da fuori si diverte, ma per noi è una professione fatta di sacrifici. La vita del fantino – dice Sanna – è una vita pazza. Senza comodità, senza ferie programmate e piena di rischi. Non si sceglie di fare questo mestiere per soldi, ma per passione. E con la passione ci nasci».
La foresta
In Sardegna c’è una foresta. Si chiama foresta Burgos e prende il nome del paesino – poco più di 800 abitanti – in provincia di Sassari incastonato nell’area montuosa della regione storica del Goceano. Qui, il 26 febbraio 1988, è nato Gavino Sanna. «Lì si vive di cavalli – spiega –, e anche mio padre, oltre al lavoro in fabbrica, faceva il pastore e teneva vari animali, compresi i cavalli naturalmente». Gavino e il fratello Mario – due anni più grande – iniziano a montare da bambini. «Non ho mai avuti dubbi, volevo fare il fantino», ricorda. Lo stesso desiderio del fratello, anche lui fantino di mestiere. Gavino non è ancora maggiorenne quando corre il suo primo palio, in Sardegna. «Firmava mio padre – rivela – che così si assumeva la responsabilità di farmi correre da minorenne». Poi i primi lavoretti all’ippodromo di Sassari, «preparavo i cavalli alle corse», dice ancora Sanna, e nel 2005 la partenza verso la Toscana.
La patente
Per fare il fantino serve una patente specifica. Che in passato si poteva prendere frequentando una scuola a San Rossore. È qui che arriva Gavino Sanna nel 2005. «Ho studiato per 6-7 mesi e poi ho ottenuto l’abilitazione. Così è iniziata la mia carriera. Che in realtà sono due, perché fare il fantino da ippodromo – precisa Sanna, che oggi vive a Bientina ed è padre di due bambine – è diverso rispetto a quello da palio».
Il manager e le corse
Il fantino è un professionista con partita Iva. «Ma alcuni – continua Gavino – hanno un contratto». Le corse all’ippodromo sono gestite da un manager, «che organizza i vari eventi per il fantino. Capita spesso che conosciamo il cavallo pochi minuti prima della gara, e dobbiamo essere bravi a entrare subito in sintonia con lui. Ogni cavallo ha il proprio carattere, bisogna interpretarlo velocemente e creare l’intesa giusta per rendere al meglio in gara», spiega ancora Sanna, che poi illustra il lato economico. «Solitamente un fantino come me fa quattro corse in una giornata all’ippodromo, ognuna delle quali è pagata 120 euro, salvo eventuali bonus legati ai premi in caso di vittoria. Fatturiamo e paghiamo le tasse su quanto riscuotiamo. Quando ci viene presentato il cavallo da montare, il proprietario e il nostro allenatore ci indicano anche i tratti caratteriali dell’animale per agevolare il nostro compito di instaurare un feeling immediato. Gli ippodromi top in Italia sono Milano e Roma. La mia prima corsa in un ippodromo è stata nel 2006 a Varese, ricordo che non capivo niente dall’emozione. Un’esperienza fantastica».
Senza regole
E poi c’è il palio. Un mondo a parte. «Meno regole – dice Sanna – e agonismo alle stelle». In questo caso la contrada «contatta direttamente il fantino – racconta Gavino – e si hanno almeno tre giorni per conoscere il cavallo che monteremo il giorno del palio. La differenza maggiore rispetto alle gare all’ippodromo è la partenza: in un caso ci sono le gabbie, una per ogni concorrente, e si parte da lì. Al palio invece è tutto più libero, la “mossa” – il “via” alla corsa – può essere chiamata anche dopo un’ora, quando si raggiunge la corretta posizione di tutti i cavalli in gara». E può capitare che «una contrada – confessa Sanna – dal momento che sa di non avere un cavallo buono per vincere, chieda al fantino di ostacolare la contrada rivale, quella diventa la vittoria».
Amore e passione
E a chi sostiene che i fantini non abbiano a cuore la salute e il benessere dei cavalli, Sanna risponde lapidario. «Mi alzo alle 5,30 e vado a San Rossore ad allenare i cavalli della scuderia per cui lavoro. Ci passo l’intera giornata. Per un fantino i cavalli sono il lavoro e la vita. Noi li amiamo più di ogni altra persona, fin da bambini. Per passione e per necessità». 

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