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Diable, che Milan con l’asse francese. Roma, troppo tardi


	Il gol di Adli
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Il gol di Adli

Apre la magia di Adli, poi Giroud e Theo Giallorossi motivati solo nel finale: non basta

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MILANO. Diable, che Milan. Una festa tutta francese; Adli, Giroud, Theo Hernandez ed ecco i tre punti che blindano il terzo posto che significa l’Europa dalla porta principale. Carneade, chi era costui? Finalmente i settantamila di San Siro lo sanno. Yacine Adli era arrivato in rossonero come un talento un pò zidaniano, genio e sregolatezza, capello e barba ribelle, tanti bassi e qualche alto: dopo 10 minuti ha aperto la scatola difensiva della Roma con una genialata che soltanto quelli bravi davvero possono concepire. Stop, palla acarezzata con la suola, movimento ingannatore col bacino, il difensore che finisce sbilanciato e sinistro chirurgico che muiore nell’angolino. Ecciomi, mi presento: sono Adli, uno che a Pioli avrebbe fatto un comodo tremendo se soltanto la continuità facesse parte del suo vocabolario. Ma meglio tardi che mai: il gol che sblocca la contesa regala al Milan una terza posizione che adesso appare blindata, a più nove dal quinto posto, insomma non c’è da fare i salti di gioia ma nemmeno da strapparsi le vesti. Per Mou e la sua Roma, invece, la condanna all’anonimato sa tanto di sentenza passata in giudicato: squadra grigia, tecnicamente modesta, incapace di innescare quella Ferrari a nome Lukaku che ne ne sta lassù, imbottigliata nel traffico, impossibilitata a scaricare a terra tutti i suoi cavalli.
Nei primi 45’ la Roma vorrebbe ma non può: una mezza occasione con Celik, un bel destro di Spinazzola e stop. Al Milan basta una sgasata per chiuderla; al 55’ Kjaer di testa assiste Giroud che di forza si prende il decimo sigillo stagionale. Ma senza sofferenza non sarebbe Milan. Calabria abbatte Pellegrini in area, è rigore che Paredes, in assenza di Dybala, trasforma. Mou, dall’alto della tribuna, ordina la carica. Pellegrini squilla due volte ma Maignan è sempre vigile, mentre il Milan sembra aver perduto la sua sicumera.
Sofferenza nemmeno troppo strisciante per i settantamila, finché Giroud si ricorda di essere anche un fine dicitore oltre che un cannoniere con i fiocchi: il colpo di tacco che apre la strada del gol a Theo è un babà tutto da gustare, il terrificante sinistro dell’sterno chiude definitivamente il discorso. E dall’alto, anche Mou si arrende.

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