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Da Mancini a Jacobs, da Egonu a Paltrinieri: i flop sportivi del 2023

di Giorgio Billeri

	Roberto Mancini, Marcell Jacobs, Gregorio Paltrinieri e Paola Egonu
Roberto Mancini, Marcell Jacobs, Gregorio Paltrinieri e Paola Egonu

Un anno da dimenticare tra errori, sfortuna e guai fisici per diversi protagonisti dello sport

28 dicembre 2023
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Il tappo salterà, liberando un mondo di bollicine. Il conto alla rovescia che ci scaglia verso la mezzanotte, che scandisce gioie e dolori di un altro anno che se ne va, stavolta avrà un sapore diverso. Il sollievo di mandare agli archivi un anno negativo, per alcuni disastroso, e la speranza di andare incontro a dodici mesi di gloria.

Difficile è la vita dello sportivo al massimo livello, sottilissimo è il discrimine tra gloria e polvere, tra esaltazione e cupa depressione: basta un palo, un net dispettoso, una gomma più sgonfia, un bagher eseguito male, una foratura per cambiare la storia. Istanti, battiti di ciglia, sliding doors: o magari è soltanto questione di fato, di sorte, di karma.

Certo, non saranno pochi coloro che alzeranno gli occhi al cielo, nel fuggente attimo in cui l’anno vecchio si immerge nel nuovo, e penseranno che domani sarà per forza meglio di oggi. Sono loro, gli sportivi che da questo 2023 si portano via solo disillusioni, sconfitte, episodi negativi.

Chissà che sapore avrà il brut millesimato di Marcell Lamont Jacobs, l’eroe che in 9 secondi e 80 centesimi ha cambiato la storia dell’atletica e dello sport italiano. L’uomo jet cresciuto a Desenzano, figlio del Texas dall’accento bresciano, crisalide diventato meravigliosa farfalla con quei due leggendari ori di Tokyo: sembrava, la sua, una dittatura destinata a durare, l’azzurro contro i mostri a stelle e strisce. Ma sic transdit gloria mundi; il destino, cattivo, ti presenta sempre il conto. Il suo fisico scultoreo, che sembrava forgiato nel piombo, pian piano ha mostrato le prime crepe, il tendine, poi i muscoli della coscia, una Lamborghini cui ha ceduto prima la carrozzeria e poi il preziosissimo motore. La ripresa, complicata, quelle prestazioni ai Mondiali che hanno fatto male al cuore, da tiranno a comprimario escluso dalla finale, dalla tavola rotonda dei più veloci al Mondo. E Marcell, così, ha scelto gli Stati Uniti, l’eremo dorato della Florida dove ricostruirsi in vista dei Giochi di Parigi.

Chissà che sapore avranno le bollicine di Paola Egonu, nostra signora delle schiacciate, strapotente attaccante numero uno al mondo improvvisamente caduta in crisi di identità, esclusa dagli Europei da un commissario tecnico, Davide Mazzanti, che la vedeva come un elemento di disturbo per gli spogliatoio, un ego strabordante che minava gli equilibri del gruppo. Lei con gli occhi bassi in panchina mentre il non amatissimo alter ego, la neo italiana Andropova, faceva il bello e cattivo tempo al suo posto. Mazzanti ha pagato, ora la restaurazione del divino Velasco può portarle di nuovo il posto in campo.

A proposito di pallavolo beh, i maschi sono arrivati in finale, davanti ai quindicimila del Palaeur, ma lì sono franati davanti alla Polonia e poi hanno mancato anche la qualificazione al Preolimpico: non un flop assoluto, certo, ma l’Italia chiamò e i ragazzi di Ferdinando De Giorgi non hanno risposto, per adesso.

Chissà quali stelle guarderà Rudi Garcia nella notte di San Silvestro. Magari maledirà il momento in cui ha ceduto alla corte di De Laurentiis, uno che sa convincere le stelle di Hollywood, figuriamoci il gentiluomo francese affamato di riscatto e di panchina. Un gentiluomo che però ha commesso l’errore esiziale, ha voluto uccidere il ricordo dello scudetto spallettiano, finendo per restare bruciato come Icaro con le sue ali.

E magari qualche pensiero nella notte più lunga lo avrà anche Roberto Mancini: è vero, molti di noi vorrebbero avere i suoi tormenti, con quel contratto che gli arabi gli hanno confezionato, ma certo che l’addio alla nazionale, improvviso, anche inelegante nella sua rapidità, lo ha trasformato da semidio di Wembley a ricettacolo di ogni male.

Nell’anno Domini del tennis, di Sinner e della Coppa Davis, un rertrogusto amaro resterà nel palato di Stefanos Tsitsipas, l’Apollo greco prestato alla racchetta, numero 7 del mondo e idolo delle ragazze. Il ritiro inglorioso alle Finals di Torino, dov’era arrivato già infortunato, ha irritato e non poco il mondo dello smash e del net: prendi i soldi e scappa, 400mila euro per un match e mezzo, in barba al pubblico e agli organizzatori: non si fa.

Laddove impera il cloro è stato l’anno flop di Gregorio Paltrinieri: non più un ragazzino, ha deciso di spremere i suoi muscoli e la sua classe infinita anche in mare, nelle tonnare delle fare di fondo: l’ha pagata con una partecipazione da comparsa nelle manifestazioni che contano. Magari brinderà con Charles Leclerc, malinconico manifesto del vorrei ma non posso della Ferrari: tanti errori, qualche lampo da Predestinato ma contro Verstappen è stato soltanto pane duro. Il flop dell’anno è stato quello degli Usa del basket ai Mondiali, un bronzo sanguinoso. E che dire del ciclismo? Tolto il bionico Filippo Ganna, l’Italia non ha vinto niente, a parte la maglia a pois al Tour di Giulio Ciccone. Brinderanno anche loro, gli ultimi dell’anno, feriti, incerottati, arrabbiati: poi sogneranno un 2024 da primi.
 

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