Gioco
Ora i bomber sono i difensori: così la Serie A sta ribaltando le "leggi" del pallone
Nel nostro campionato già 47 reti sono arrivate dalla retroguardia. Quarta, Gatti, Dimarco e non solo: ecco i goleador che non ti aspetti
C’è chi segna di tacco, esaltando le proprie doti e mandando in delirio la tifoseria – Muriel, per altro, ci ha preso gusto e continua a farlo anche in allenamento – e chi segna e basta, prendendosi, da dietro, la licenza di farlo, trasformandosi in un valore aggiunto per la propria squadra. Una volta, si diceva che la difesa fosse il miglior attacco nel negare gioie agli avversari, adesso, invece, le incursioni di chi arriva dal fondo, spesso, diventano rasoiate capaci di lasciare il segno.
In Serie A, dei 386 gol realizzati, ben 47 portano la firma di difensori, in pratica poco più del 12%: numeri importanti, certo, ma è così un po’ ovunque, in tutta Europa. Lo sa bene Maksim Osipenko, il centrale che ha segnato di più in assoluto, 6 volte. Gioca nel Rostov, in Russia: nessuno ha fatto meglio di lui, nemmeno Matias Perez, argentino dell’Orebug, che per il momento è fermo a quota quattro. E a inseguire, stavolta, c’è Federico Gatti, ex tuttofare, dal facchino che caricava e scaricava cassette di verdura al serramentista. Da manovale sui tetti, si è trasformato in costruttore dei sogni per la sua Juventus, distante solo due punti dall’Inter. Sì, è vero: è lo stesso giocatore che con la follia del retropassaggio verso Szczesny, contro il Sassuolo, ha castigato la sua squadra con un autorete dal sapore di incubo, ma dopo aver toccato il fondo, ha saputo risalire. Che poi è lo stesso destino di Martinez Quarta della Fiorentina: pareva ad un passo dall’addio. Lo avevano cercato in Spagna, mentre il River ha sognato a lungo di provare a riportarlo a casa. Il centrale di Mar del Plata, a dire il vero, non si è mai preoccupato troppo della questione, ha solo pensato a giocare, forse con quel pizzico di leggerezza in più necessario a fare la differenza. Quelli che erano stati gli errori commessi in passato – e giudicati, forse, con troppa severità - lo hanno persino rafforzato.
Italiano gli ha concesso campo e lui non si è fatto pregare, mettendo a segno 5 gol, di cui 2 (più un assist) in Conference League. Si è messo in scia a due illustri predecessori, argentini pure loro, da Gonzalo Rodriguez, 25 reti in viola, fino all’eterno “caudillo”, Daniel Passarella, che a Firenze, nella stagione 1985/86, stabilì l’allora record di reti per un difensore in un campionato (11 centri) che solo Materazzi, 15 anni dopo, è riuscito a superare. Nell’Olimpo italiano c’è poi Federico Dimarco, la cui magia da 56 metri contro il Frosinone è rimasta negli occhi di tutti. Solo Grimaldo e Frimpong del Bayern Leverkusen, tra i difensori dei cinque maggiori campionati europei, sono riusciti a fare meglio tra reti e assist, mettendo lo zampino su 15 marcature ciascuno: Dimarco è fermo a quota sette.
Il gol che arriva da dietro, in Serie A, pare sempre più una costante. Lo ha mostrato Theo Hernandez del Milan, autore di 2 reti, o anche Gianluca Mancini, cresciuto nel settore giovanile della Fiorentina e diventato un punto di riferimento della Roma di Mourinho. Basta prendere in esame soltanto le due ultime giornate di campionato per capire quanto possa essere l’incidenza delle reti dei difensori: se Gatti ci ha preso gusto, castigando sia Monza che Napoli, sono stati ben sette gli altri marcatori. Ha segnato Erlic del Sassuolo (col Cagliari), mentre Kabasele dell’Udinese ha lasciato il suo timbro contro il Cagliari. Lykogiannis del Bologna ha tirato fuori dal cilindro una punizione perfetta (col Lecce), mentre nell’ultimo successo in A del Milan c’è pure la firma di Tomori su passaggio di Jovic, ad incrementare il vantaggio col Frosinone. La forza offensiva, insomma, arriva anche da dietro: perché non far segnare gli avversari e proporsi davanti, trasformandosi in un killer d’area, vale di più. Quasi il doppio.
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