Toscana
Italia, la nazionale si perde nel fumo di Londra: ci mancano i talenti
C’era una volta una grande difesa, ora prendiamo sempre gol. E non nascono più centravanti: dietro Scamacca, il vuoto
Luciano Spalletti è salito su un treno in corsa. Si sta accorgendo di non averne preso uno ad alta velocità, ma un diretto che ogni tanto rallenta e si ferma. Siccome è un abile parlatore e un filosofo, dice e non dice, dà speranza a tutti. Il precedente capotreno, Roberto Mancini, ha preferito gli accelerati di lusso arabi, quelli che si fermano anche in Mali, Costarica e Corea del Sud. Non ci sia di consolazione. I nostri guai hanno parecchi motivi. Una volta avevamo una difesa quasi insuperabile: ne facevano parte Bonucci e Chiellini.
Adesso ce n'è una che prende gol da Macedonia, Ucraina, soprattutto Inghilterra, solo Malta non l'ha perforata.
I problemi di Spalletti sono gli stessi di Mancini. L'attacco non ha un goleador da mandare contro avversari ben organizzati. Si procede in ordine sparso. E per questo l'attuale commissario tecnico azzurro non ha colpe: le mamme italiane non fanno goleador.
Così i nostri commissari tecnici devono impegnarsi in affannose quanto inutili ricerche. Per usare un termine di paragone abbastanza calzante, basta tornare alla finale europea vinta a Londra ai rigori dagli azzurri con l'astro Bellingham, allora giovanissimo, rimasto in panchina.
Mancini aveva schierato Donnarumma, Di Lorenzo, Bonucci, Chiellini, Emerson (Florenzi); Jorginho, Barella (Cristante), Verratti (Locatelli), Chiesa (Bernardeschi), Immobile (Berardi), Insigne (Belotti).
Era finita 1-1 (gol di Shaw e Bonucci), poi il successo azzurro, grazie ai penalty, per 3-2. Gli inglesi erano quasi gli stessi di martedì, ma senza Foden e il citato Bellingham, mentre Rasford ed Henderson erano entrati a partita in corsa. Con Kane, c'erano tutti quelli che hanno vinto per 3-1 contro la squadra di Spalletti. Degli azzurri che hanno perso stavolta a Londra nella finale europea c'erano invece solo Donnarumma, Di Lorenzo, Barella, Cristante e Berardi. Cioè Southgate ha fatto crescere i suoi che sono quarti nel ranking mondiale, noi abbiamo cambiato tecnico e quasi tutta la squadra.
Non vogliamo dire che Spalletti abbia delle colpe, ma che la Nazionale ha cambiato pedine importanti, ne ha cambiate altre, e la ricerca continua: insomma, siamo un po' instabili, volubili e miglioriamo poco.
Spalletti è un abile oratore, dice e non dice, alcune cose preferisce sottacerle, a ragione. Così, dopo aver attribuito alla vigilia importanza capitale alla partita di Wembley, ha detto: «È il calcio che voglio, ma abbiamo concesso troppo».
Ha affermato pure che «l'urto è stato troppo pesante, come questa sconfitta. C'è qualche correzione da trovare. Ci sono episodi in cui abbiamo commesso delle leggerezze.
Dal punto di vista fisico siamo una po' indietro, il momento più pericoloso è quando ci siamo abbassati tutti al limite dell'area».
Insomma, un misto di delusioni e speranze, di ammissioni e critiche. Verba volant, si dice: le parole volano, la sostanza e i risultati restano. Se l'Italia non batte la Macedonia e l'Ucraina in dicembre, salterà l'Europeo, dopo i due Mondiali. E questo il nostro calcio non se lo può permettere.
Ciò che ci ha impressionato è stato il calo della ripresa, dopo un buon primo tempo. Oh, certo, a Spalletti sono venuti a mancare Pellegrini, Immobile, Chiesa ecc. per infortunio; Tonali, Zaniolo ecc. per i motivi che conosciamo, ma forse è meglio stabilizzare la situazione ed evitare i troppi cambiamenti.
Noi non diamo suggerimenti, non siamo all'altezza. Ci limitiamo a osservare. E capiamo che bisogna accontentare tutti, ma fino a un certo punto. Gli esempi di Bearzot e Lippi sono stati importanti, anche se ai loro tempi era possibile puntare sui "blocchi". Ora è tempo di stranieri e di giocatori sparpagliati. Non ci resta che sperare nello stellone.
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