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Giroud, l’analisi della super parata di Giovanni Galli: «Ecco perché vale più di un miracolo»
A Marassi contro il Genoa l’attaccante francese del Milan si è improvvisato tra i pali dopo l’espulsione di Maignan e all’ultimo minuto ha salvato la vittoria dei rossoneri. L'ex saracinesca degli invincibili di Arrigo Sacchi spiega l’intervento su Puscas: «Un gesto difficile anche per i portieri “veri”. C’è un dettaglio che in pochi hanno notato, ma che è stato determinante»
«Coraggio, tempismo e reattività». Nella sera di sabato 7 ottobre a Genova è successo qualcosa di storico. Non siamo ai livelli dello Scorpione del colombiano Higuita. Ma il gesto tecnico sul rettangolo verde di Marassi è ugualmente una rarità. Di bellezza ed eccezionalità. «Quell’intervento è già difficile da compiere per un portiere, figuriamoci per un centravanti che viene improvvisamente catapultato tra i pali. Giroud è stato perfetto». A parlare è uno che di parate se ne intende: Giovanni Galli, saracinesca del Milan degli invincibili di Arrigo Sacchi. Ma facciamo un passo indietro. E torniamo agli ultimi istanti di una partita folle. Terminata dopo oltre 100 minuti di gioco. Con un colpo di scena finale da sbriciolamento delle coronarie.
Emergenza
Succede tutto a distanza di 480 secondi esatti. La partita è Genoa-Milan. Pulisic all’86’ segna il gol dell’1-0, che viene convalidato dopo un interminabile confronto del direttore di gara con la sala Var. Vengono assegnati sette minuti di recupero. Al 95’ e trenta secondi Ekuban si avventa su un lancio dalle retrovie all’altezza del limite dell’area di rigore. Maignan esce alla disperata e rinvia il pallone di testa, ma sopratutto colpisce con una ginocchiata il calciatore del Genoa che cade a terra: il colpo è violentissimo. «Il ginocchio alto – spiega Giovanni Galli – è un gesto di protezione che i portieri compiono sempre nelle uscite alte con le mani. Maignan lo ha fatto spontaneamente, ma senza l’intenzione di far male all’avversario». Marco Piccini della sezione di Forlì tira fuori il cartellino rosso. La dinamica dello scontro non lascia scelta al direttore di gara. «Sì – conferma Galli – l’espulsione è stata senza dubbio giusta». Il Milan ha esaurito le sostituzioni e quindi non può schierare il portiere di riserva. Serve qualcuno che si prenda l’enorme responsabilità di mettersi in porta. L’esperto Giroud, 37 anni e una vita passata a gonfiare le reti di mezza Europa, infila i guantoni e rassicura i compagni. Un attaccante in porta.
Il miracolo
L’obiettivo del Milan è uno solo: non far arrivare la palla dalle parti del proprio (non) portiere. Il gioco si spezzetta continuamente e il recupero si allunga. Minuto 105 e trenta secondi. Attacca il Genoa. Colpo di tacco volante di Ekuban e palla filtrante a due passi dalla porta del Milan. Puscas la rincorre pronto a battere a rete, ma quando sta per agganciare la sfera arriva Giroud in uscita bassa, che respinge. Il pallone, però, dopo una carambola, si allontana neppure di un metro. Il bomber del Milan ha già fatto un miracolo ed è a terra dopo il tuffo. Con uno stile rivedibile ma iper efficace si rialza e agguanta la palla bloccandola a terra, prima di essere sommerso dall’abbraccio dei compagni. Un doppio intervento dall’altissimo coefficiente di difficoltà. «Trovare il tempo giusto per intervenire in situazioni del genere – spiega ancora Galli – è complicato anche per chi gioca tra i pali da sempre. I rischi sono due: essere saltati dall’attaccante oppure franargli addosso e causare un calcio di rigore. La difficoltà sta proprio nello scegliere quell’unica frazione di secondo che permette di intercettare la palla. E poi serve grande coraggio, perché ci si deve tuffare sui piedi di un avversario pronto a calciare. Giroud ha fatto tutto in modo perfetto, tranne quando ha girato la testa per la comprensibile paura di essere colpito da un calcione».
Gli storici improvvisati
Dall’interista Farinos che nel 2002 si ritrovò tra i pali al Mestalla nel ritorno del quarto di finale di Champions col Valencia e trascinò i nerazzurri in semifinale con un paio di interventi decisivi, a Ciccio Graziani che nel 1976 giocò addirittura oltre venti minuti in porta in Coppa Campioni in casa del Borussia Monchengladbach tenendo la rete inviolata. «È solo una questione di attitudine. Ci sono diversi calciatori di movimento che non se la cavano male tra i pali. Dei molti compagni di squadra che ho avuto – rivela Galli – Daniele Massaro è quello che aveva maggiore confidenza col ruolo del portiere. Fargli gol non era semplice. Proprio come a Giroud».
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