Gioco
Grinta, vittorie e un futuro in toga: chi è Elisabetta, speranza del tennis italiano
A 22 anni ha vinto il primo torneo Wta battendo Clara Burel: carattere da vendere e già due gravi infortuni superati. Attualmente è l'azzurra con il miglior ranking
Ha 22 anni e da promessa sta compiendo la delicata e complessa evoluzione in certezza. Gioca – e gioca bene –, ma senza trascurare lo studio. Sorriso innocente, carattere da leonessa quando impugna la racchetta. Segnali di maturità li aveva lanciati già a Wimbledon, dove ha superato due turni prima di cadere con la numero 4 del mondo, la statunitense Jessica Pegula.
Elisabetta Cocciaretto aveva bisogno di un lampo, un successo vero per dimostrare che non è solamente – si fa per dire – una giovane di talento. E domenica 30 luglio a Losanna ha confezionato la sua prima vera grande soddisfazione nel tennis dei grandi. Ha battuto 2-1 la francese Clara Burel, numero 61 al mondo, al termine di un match che ha dominato per lunghi tratti. E per lei è arrivato il primo trionfo Wta, che vale il 30esimo posto nel ranking: attualmente la migliore tra le italiane. Nata nel 2001 a Fermo, Elisabetta Cocciaretto sta dando seguito gli ottimi risultati ottenuti a livello juniores e ora si candida a diventare un punto di riferimento per il movimento tennistico azzurro.
Di carattere ne ha da vendere. Lo ha dimostrato superando due gravi infortuni che avrebbero potuto comprometterle la carriera.
In passato ha vinto anche due titoli 125, entrambi in Messico, uno sul cemento e uno sulla terra rossa, a conferma della sua adattabilità a tutte le superfici. Oltre allo sport la sua passione è lo studio: è iscritta alla facoltà di giurisprudenza di Camerino.
A livello tecnico, Elisabetta Cocciaretto assomiglia ad Arantxa Sánchez. Tanta mobilità in campo. Rincorre tutte le palline con la stessa intensità. Il tennis femminile è cambiato e la giocatrice che gioca per il Tc Italia di Forte dei Marmi è obbligata a entrare dentro al campo per chiudere il punto sia con il diritto che con il suo rovescio a due mani, ma il salto di qualità lo ha fatto sul servizio e sulla risposta.
«I miglioramenti più importanti – spiega coach Scolari – li ho notati al servizio e in risposta, ma non credevo potessero arrivare così velocemente. Con il prezioso supporto della Federazione e di Danilo Pizzorno, Elisabetta è davvero riuscita a crescere molto».
Intelligente dal lato tattico, brava a modificare il suo tennis in base alla superficie, Elisabetta ha conquistato il terzo turno a Wimbledon riuscendo ad abbreviare i movimenti e a trovare l’anticipo sulla palla.
Il servizio, che all’inizio del percorso era forse il colpo meno sicuro, l’ha migliorato e riesce a trovare angoli che poi le permettono di entrare in campo e far correre le avversarie. È migliorata molto dal punto di vista tennistico, tecnico, tattico e fisicamente e in questa fase è proprio l’unione di tutti questi aspetti – e un lavoro meticoloso sui particolari al centro di Formia – che le ha permesso di salire di livello. In campo si muove benissimo come Arantxa e pur con un fisico minuto è brava a prendere il tempo sulla pallina, ma la caratteristica che condivide con la spagnola è la determinazione, la grinta. Non si dà mai per vinta e dopo un’operazione al ginocchio è riuscita a recuperare e a migliorarsi. È intelligente in campo perché capisce il punto debole dell’avversaria e trova il modo di farla giocare male. Anche quando la sfida non sembra alla sua portata ha la capacità di modificare la strategia di gioco per rientrare in partita e attraverso i suoi colpi a rimbalzo. Ha una facilità di cambiamento di opzioni anche perché arriva sulla palla sempre bene. Insomma una giocatrice completa che fa del furore agonistico il tratto distintivo.
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