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Noi, gli ultimi padri-padroni: Lotito e De Laurentiis, la risposta italiana al calcio dei fondi esteri

di Fabrizio Bocca
Noi, gli ultimi padri-padroni: Lotito e De Laurentiis, la risposta italiana al calcio dei fondi esteri

Fanno tutto loro: acquisti, contratti, merchandising. E arrivano primo e secondo

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Aurelio e Claudio, due uomini soli al comando. Fossimo a Milano diremmo “cumenda” oppure alla Berlusconi “faso tuto mi”. Che poi non era vero perché Berlusconi metteva becco su tutto ma aveva fior di dirigenti in ogni angolo del Milan.

Siccome siamo più a Sud, andiamo da “padre padrone” a “padron Ntoni”. E siccome sono entrambi nati a Roma e si chiamano come imperatori romani, andiamo sul classico “Io sono io e voi…”.

Che poi non è solo la monicelliana ricostruzione cinematografica de “Il Marchese del Grillo”, ma uno dei più efficaci sonetti del Belli, “Li sovrani der monno vecchio”. Già basterebbe il titolo ma i versi cascano perfetti per Aurelio De Laurentiis e Claudio Lotito: “C’era una volta un re che dal palazzo mannò fora a li popoli st’editto: io so’io e voi nun siete un cz…. Io fo’il dritto, lo storto, lo storto, er dritto, posso vendervi tutti a un tanto er mazzo…”. Appunto, loro, i dioscuri del calcio italiano: Aurelio & Claudio.

De Laurentiis e Lotito sono i presidenti dei primi due club in classifica, sono la risposta italiana al calcio delle multinazionali, dei fondi d’investimento, del soccorso americano, cinese o arabo che sia.

Sono in prima fila nei ritiri di Napoli e Lazio. Non c’è sudore, fatica, ossigeno, galoppate tra ruscelli e sentieri di montagna, ci sono loro che riempiono il programma. Tutto il resto è relativo. Napoli e Lazio oggi sono “meno” dello scorso anno, hanno ceduto Kim e Milinkovic con gran tornaconto delle casse sociali e di rinforzi ancora poco o nulla.

De Laurentiis e Lotito garantiscono: “ci penso io”. E infatti De Laurentiis smontando, vendendo e rimontando ha vinto uno scudetto e Lotito ha portato la Lazio in Champions. Più lui di Sarri, che infatti sta muto e pare mastichi amaro.

De Laurentiis e Lotito hanno perso o liquidato il loro principale dirigente, uomo di calcio e di mercato. Nella stessa estate De Laurentiis ha dato il via libera a Cristiano Giuntoli dopo 8 anni e Lotito ha divorziato da Igli Tare dopo 18 (3 da calciatore e 15 da dirigente) . De Laurentiis ha preso il ds dello Spezia, Lotito nessuno. Il mercato lo fanno loro con i loro soldi e tanto basta.

A Dimaro De Laurentiis accoglieva personalmente i tifosi all’ingresso del campo, mentre figlia e genero erano lì a supervisionare il marketing e in qualche caso a vendere magliette. Una dimensione volutamente familiare, personalizzata, per far sentire il tifoso a casa. Anche se poi i tifosi bofonchiano. Lotito è stato accolto dal coro “Caccia li sordi, Lotito caccia li sordi”.

E lui li ha affrontati microfono in mano: “Contano i fatti! ”. Il suo romanesco è ormai diventato cabaret: “Ricci del Torino? Io i ricci li mangio co’li spaghetti”.

Mentre il football vira verso i fondi, i petrodollari e l’alta finanza, De Laurentiis e Lotito sono due anomalie, due dinosauri del calcio antico. Quello dei presidenti che mettevano soldi nel pallone per prestigio personale, interesse diretto e vanità. Loro lo sanno fare anche meglio: mentre tanti si sono rovinati, i due stanno attenti alla tasca e non hanno debolezze populistiche. Il calciatore serve a fare cassa non a farsi applaudire dai tifosi, con cui hanno invece un rapporto conflittuale.

Non uno ma due club per uno. Arrivati entrambi nel calcio completamente a digiuno di pallone, De Laurentiis ha fatto del football una professione, tanto quanto il cinema.

Tanto da rilevare pure il Bari e affidarlo al figlio. La mancata promozione tutto sommato ha impedito la vendita coatta del club pugliese, come successe a Lotito per la Salernitana.

Claudio Lotito con la Lazio è diventato senatore, andando a ballare il saltarello nelle balere del Molise. E infatti ora non gli bastano più nemmeno due telefoni cellulari dove parla contemporaneamente.

Intanto ha firmato un emendamento che prevede uno sconto per chi paga regolarmente le rate di transazioni fiscali dopo 15 anni. Guarda caso riguarderebbe anche il cosiddetto “Salva Lazio” con cui Lotito salda le rate del buco fiscale di 140 milioni che si accollò acquistando il club.

Entrambi, De Laurentiis e Lotito, sono ora nella nevralgica commissione dei diritti tv della Lega di Serie A. Giocano molto di sponda reciproca. Con Napoli e Lazio entrambi sono entrati nel calcio nel 2004. E certo non se ne vogliono andare.




 

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