Il Tirreno

Sport

Fuga di Alcaraz Djokovic deposto, la fine di un’era?

di Vezio Trifoni
Fuga di Alcaraz Djokovic deposto, la fine di un’era?

Che finale a Wimbledon, 5 ore di spettacolo. Lo spagnolo è il nuovo re. Nole, Slam fallito

3 MINUTI DI LETTURA





Carlos Alcaraz vince il suo seconda Slam e si conferma numero uno al mondo e soprattutto ferma la corsa di Nole Djokovic al Grande Slam e al suo ventiquattresimo titolo nei Majors.

Il match termina 1-6 7-6 6-1 3-6 6-4 per lo spagnolo che a venti anni diventa il terzo giocatore più giovane a conquistare i prati di Church Road dopo Boris Becker e Bjorn Borg.

Carlos mantiene così saldo il trono di numero 1 al mondo allungando il suo giovane regno a 29 settimane. Lo spagnolo oltre a conquistare il suo primo The Championships ha permesso a Roger Federer (icononica la sua presenza sul centrale) di tenere il record di otto Wimbledon il primato di 24 Slam alla giocatrice australiana Margaret Court e quello del vecchio Rocket Man (Rod Laver) che resta l’ultimo della storia, per ora, ad aver conquistato i quattro Major nella stessa stagione nel 1969.

Primo set con un solo giocatore in campo: Nole. Nel secondo set Alcaraz riparte tenendo il servizio, forse con un peso in meno sulle spalle. Non solo, ha una palla break nel 2° game ma Nole la annulla con una prima vincente, pescata all’ultimo in un game giocato male al servizio. Carlos ritrova il sorriso ed è meno impaurito, ha una seconda chance del 2-0 e stavolta chiude. poi si va al tie break e la partita, con il tifo inglese tutto dalla parte del più giovane, divenda una corrida in bianco con Acaraz che conquista il secondo set. Nel terzo il passaggio chiave è il 5° game sul 3-1 in favore dello spagnolo che dura 25 minuti che si conclude con il dritto di Nole che si spegne sul nastro e Alcaraz segna il doppio break. Pochi minuti e il set finisce 6-1, con un altro break subito dal serbo. Quarto set che riparte dopo un toilet break di Djokovic.

Alcaraz finisce sotto 15-30 e con quattro punti consecutivi tiene il servizio per l’1-0. L’equilibrio si rompe nel 5° game con il serbo che scatta avanti alla terza palla break e poi consolida per il 4-2, poi strappa ancora il servizio e quindi il set ad Alcaraz chiudendo 6-3 e portando il match al 5°. L’ultima finale di Wimbledon al quinto set ha fatto la storia, con il trionfo di Djokovic su Roger Federer in una partita drammatica in cui lo svizzero aveva avuto due match point. Si parte con palle break da salvare da parte di entrambi. L’equilibrio però si rompe nel 3° game, con Djokovic che non riesce a salvarsi dall’assalto spagnolo.

Finisce sotto 2-1 e spacca la racchetta. La rotta non si inverte, il Re è Carlitos, terzo spagnolo campione di Wimbledon dopo Santana e Nadal. Alcaraz ha scritto la storia e il più giovane ha sconfitto il vecchio saggio. Se c’è un posto dove scrivere la storia è proprio il Centrale di Wimbledon. In tanti sono entrati sul campo-tempio leggendo i versi di Rudyard Kipling per cui puoi essere chiamato uomo se sai trattare trionfo e sconfitta nello stesso modo.

Carlos Alcaraz, che l’ha fatto da sempre, anche prima di conoscere quei versi, ha celebrato un trionfo emblematico, di quelli per cui puoi essere chiamato campione come ha giocato in un pomeriggio di vento con mano ferma da skipper, aggirando le ombre e la tentazione di volare troppo alto quando la luce della gloria appare vicina.

Equilibrio e misura, sicurezza e giovanile assenza di timore lo rendono etereo esternamente ma molto concreto grazie a Juan Carlos Ferrero suo coach e non solo. Il ventenne murciano alla distanza ha affermato la sua presenza scenica da campione contro il 36enne Djokovic, nella terza finale con la più alta differenza di età fra i protagonisti a Wimbledon nell’era Open. I Millenials al comando.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web