La Rossa non capisce l’inglese a Silverstone clamoroso flop
Passo indietro della Ferrari: nono e decimo posto, e al Cavallino riaffiorano gli spettri. Verstappen stuzzicato in partenza dalle McLaren, poi sorpassa ed è il solito monologo
SILVERSTONE. Charles Leclerc puntava al podio, deve accontentarsi invece di un nono posto che gli consente giusto di battere il compagno di box Carlos Sainz, decimo alle sue spalle. Dopo i segnali incoraggianti delle scorse uscite è di nuovo buio pesto in casa Ferrari al termine del Gran premio di Gran Bretagna.
RIDONO TUTTI, MENO UNA
A Silverstone hanno motivo per sorridere un po’ tutti, tranne il team di Maranello. Max Verstappen corre ormai solo per i record centrando l’ottava vittoria stagionale, la Red Bull fa dieci su dieci in stagione e mette nel mirino il primato della McLaren del 1988 di undici successi su undici. Il team di Woking, dopo l’ottima qualifica di sabato, al tempo stesso può gioire per il secondo posto in gara di Lando Norris, che per qualche giro grazie a uno scatto bruciante in partenza si è pure tolto la soddisfazione di mettere la propria monoposto davanti all’astronave guidata dall’olandese.
L’UOMO DI CASA
L’aria di casa fa bene anche a Lewis Hamilton, che con esperienza e un briciolo di fortuna – anche per merito dell’uscita di una safety car ha favorito lui penalizzando Oscar Piastri, quarto con rammarico – riesce a strappare un podio non banale con la Mercedes. Maranello invece ancora una volta deve interrogarsi sulle proprie scelte: Leclerc e Sainz scattavano dalla quarta e quinta casella, eppure fin da subito è parso chiaro come il Cavallino Rampante non fosse nelle condizioni di poter lottare con le McLaren, più vicine a Verstappen che non in bagarre con le due rosse, lente sul passo sia con le gomme hard che con le medium e incapaci di far funzionare a dovere la mescola sulle condizioni miste di Silverstone.
STRATEGIA SBAGLIATA
La chiamata ai box troppo anticipata di Leclerc – poi costretto a fare due soste – per “marcare” George Russell che lo incalzava da dietro e l’ingresso di una safety car per un problema al motore della Haas di Kevin Magnussen che ha sfavorito la Ferrari ha fatto precipitare alla fine i due piloti in rosso anche alle spalle di Fernando Alonso con la Aston Martin e Alexander Albon con la Williams (oltre che di Sergio Perez autore di una buona rimonta con la sua Red Bull rispetto al 15° posto iniziale) .
Il bottino inglese è magrissimo, e il primo a recitare il mea culpa è il team principal Frederic Vasseur. «Siamo stati troppo conservativi, abbiamo perso tanto. Leclerc poteva fare meglio, poi abbiamo avuto anche la sfortuna della safety car, ma il problema principale è stato il passo, è stato troppo conservativo – ha ammesso –. Avremmo potuto fare un lavoro migliore con il pacchetto che abbiamo, ho parlato con Charles e la sensazione era che non ci fosse degrado. Essere troppo conservativi non è stata la scelta giusta».
«Nel primo stint non c’era tanto degrado, ma è mancato completamene il passo – è la lettura di Charles Leclerc – avevamo poca trazione in uscita dalle curve veloci e quindi perdevamo molto rispetto a chi ci precedeva. Siamo entrati prima del previsto per coprirci da Russell e poi siamo stati anche un po` sfortunati con la Safety Car. Sono finito dietro Albon, ma eravamo tutti con il Drs aperto e non c’era modo di recuperare». «Oggi non c’era da fare molto di più di quello che abbiamo fatto in pista – aggiunge l’altro ferrarista, Carlos Sainz – eravamo lontani da Red Bull, Mercedes e anche la McLaren era migliore. Ho fatto quello che potevamo e la Safety Car è entrata anche nel momento peggiore per noi. Ho rischiato a restare in pista con gomme hard usate, visto che non avevo set nuovi, ma alla fine ho pagato rispetto agli altri». Insomma, come sempre recriminazioni, tanti se e tanti ma. Tra due settimane in Ungheria Maranello auspica che le gerarchie cambino, anche se il weekend Oltremanica consegna al circus una McLaren nuovamente protagonista e ambiziosa in ottica podio. Alle spalle del dominatore Max c’è posto per tutti.
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