Il Tirreno

Sport

La tendenza

Calcio, c’era una volta il ritiro

di Giorgio Billeri
Calcio, c’era una volta il ritiro

Per le big le corse nei boschi e i piedi nei fiumi gelati non esistono più: Juve, Milan e Inter tra Giappone e Usa: poco allenamento ma tanti soldi

3 MINUTI DI LETTURA





Si partiva al sabato mattina, il mirino puntato sulle Alpi, Trentino in particolare, ma anche sui più abbordabili Appennini. Maglioncino, scarpetta tecnica, sciarpa o bandierone. I più facoltosi prenotavano una delle poche stanze rimaste disponibili a peso d’oro: poco importava, volevi mettere la soddisfazione di vedere Mazzola. Facchetti, Rivera, Riva, Baggio, Totti, Del Piero, semidei antichi e recenti che, stravolti dalla fatica, andavano a bagnare i sacri piedi nei torrenti gelati di montagna. I tuoi idoli potevi anche incontrarli per le vie del paese, verso sera, e si scatenava la caccia all’autografo e alla foto. Insomma, c’era una volta il ritiro in quota, una delle poche occasioni per “fare gruppo” (recita un vecchio e banale adagio pallonaro), cementare la squadra tra un tressette e una confidenza prima di dormire. Una delle pochissime occasioni per i tifosi di avvicinare gli eroi della domenica, di sentirsi tutt’uno con la propria passione.

Altri tempi, altro calcio. Quando i presidenti volentieri pagavano gli astronomici conti degli hotel, e gli albergatori di tutto l’arco alpino si fregavano le mani. Adesso i soldi, l’azienda calcio che deve produrre utili e che ha messo il cuore dalla parte del portafoglio ha cancellato tutte le nostalgie: ci si raduna in città, si lavora qualche giorno nella canicola e poi via, verso tour intercontinentali che valgono milioni di euro, amichevoli che sembrano finali di Champions League, e che quasi mai, vista la scarsissima preparazione, mantengono le promesse ma si trascinano stancamente a temperature da infarto.

Poco da fare, è un segno dei tempi. Inter, Milan e Juventus da qualche anno a questa parte trascorrono almeno dieci giorni tra Asia e Stati Uniti: dipende da chi offre di più per allestire lo spettacolo (si fa per dire). E al posto del torrente di montagna o del bosco lussureggiante ci sono le asettiche camere di hotel con aria condizionata tra i grattacieli delle metropoli.

Dal 23 luglio al 4 agosto le tre super potenze del nostro calcio saranno lontano, lontanissimo: l’Inter, club sempre più aperto al mondo dopo lo sbarco di Suning, se ne andrà in Giappone, tra Osaka e Tokyo, dove affronterà l’Al Nassr di Cristiano Ronaldo (come potevano mancare gli arabi in questo circo) e il Psg, altro club controllato dagli emiri.

Milan e Juventus invece tracceranno le stesse rotte verso gli States, California e Nevada in particolare: pronti gli incroci con Barcellona e Real Madrid, peccato che a causa del fuso orario solo i nottambuli potranno godersi lo show (a pagamento). La Roma, figurarsi, ha cancellato last minute i suoi impegni in Corea del Sud perché le amichevoli non avevano la copertura finanziaria, e così dovrà riparare in Portogallo, casa di Mou. Ma non così fan tutti: De Laurentiiis e Lotito, da sempre, hanno stretto accordi pluriennali con le comunità del Trentino e del Cadore: il Napoli suderà a Dimaro, la Lazio ad Auronzo. E le altre 15 scelgono ancora l’Italia, i piedi nell’acqua fredda del fiume. Vivaddio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze