Gioco
Un salto nel “Poz”: l’Italbasket senza Banchero incognita mondiale
Al suo posto spazio a Darius Thompson?
Non prendiamoci in giro: ci avevo sperato tutti, eccome. Invece vedere Paolo Banchero, rookie dell’anno nel campionato Nba, quello delle stelle più luminose dei canestri, con la maglia dell’Italbasket era (e purtroppo) resterà, un’illusione, una suggestione lunga 365 giorni.
Il giocatore degli Orlando Magic dopo un anni di ambiguità e mezze promesse, alla fine ha scelto la maglia degli Usa, quella dei figli del Dream team che fu di Michael Jordan e Larry Bird a Barcellona 1992. E forse non poteva essere altrimenti: più fascino (ai suoi occhi), più visibilità per gli sponsor, più possibilità di vincere, almeno sulla carta.
Peccato però, perché “L’azzurro di Paolo” poteva essere l’incipit di un romanzo dalle infinite potenzialità al botteghino delle belle storie: la stella che lascia la strada più facile verso la gloria sportiva, per essere il simbolo di un popolo, di un sogno. Come Riva nel Cagliari dello scudetto, Del Piero alla Juve anche in serie B o Lucarelli che dice no al miliardo per riportare il Livorno in serie A dopo 55 anni.
Non a caso il presidente federale Gianni Petrucci non l’ha preso benissimo: «È una scelta legittima ma bastava una telefonata per comunicarcela – ha detto – invece l’abbiamo saputo dalle agenzie». E ha aggiunto: «Non siamo noi gli illusi, ho una cronologia di sue dichiarazioni. Intanto nel 2019 la sua famiglia voleva diventare italiana e noi l’abbiamo aiutata. Poi nel 2020 ha dichiarato che voleva aiutare l’Italia a qualificarsi per i Giochi di Parigi e in seguito che la sua intenzione era di giocare per la Nazionale se non questa estate, in quella successiva. In ultimo il padre di Paolo ha scritto al nostro direttore generale Trainotti chiedendogli di aiutare la sua famiglia a venire in Italia. Quando ha capito il suo valore all’interno della Nba è terminato l’aspetto romantico». Poi il finale: «La considero una presa in giro. E aggiungo che grazie all’ottima organizzazione di Master Group e del suo direttore generale Antonio Santamaria – conclude Petrucci – era stato sviluppato un piano per investire sulla sua immagine in Italia. Chiudo qui citando Pirandello: “Esistono tante maschere e pochi volti”. Ho detto tutto».
Ecco perché oggi per l’Italbasket comincia tutto un altro romanzo. Tutto da scrivere. Si intitola “Un salto nel Poz” e comunque vada dovrà portare gli azzurri ai mondiali di Manila in programma ad agosto. Dentro ci sono più incognite che certezze, ma questo non significa che non possa esserci un finale da Oscar. È già successo che l’Italbasket fosse data per spacciata per poi arrivare a grandi risultati: la vittoria agli Europei in Francia nel 1999, l’argento all’Olimpiade di Atene e perché no la qualificazione agli Europei dello scorso anno con la vittoria allo spareggio in casa della Serbia.
Per raggiungere l’obiettivo e conquistare uno dei sette biglietti per Parigi 2024 è necessario, per cominciare, passare il girone dove affronteremo Filippine, Repubblica Domenicana e Angola. Non un’impresa impossibile. Ma il difficile arriverà dopo.
Coach Pozzecco a breve farà una prima lista di convocati, poi dovrà scegliere i dodici apostoli azzurri da portare nelle Filippine. Quattro le stelle certe di un posto a Manila. A cominciare da Simone Fontecchio, l’unico italiano ad aver giocato nell’ultimo campionato Nba (Gallinari è stato fuori tutta la stagione ndr) conquistando minuti e fiducia con la maglia degli Utah Jazz. Con lui ci sarà il capitano Gigi Datome, eletto miglior giocatore della finale scudetto vinta con Milano, ma indeciso se chiudere o meno la sua carriera proprio dopo il Mondiale. Poi ecco i due furetti: Marco Spissu, reduce da una stagione non indimenticabile a Venezia e Nico Mannion, talmente dimenticato in panchina dalla Virtus Bologna da aver firmato con il Baskonia. È vero che Pajola e Baldasso possono spaccare la partita, e Polonara dare energia e punti, ma comunque vada sotto canestro l’Italia non ha un cinque dominante, e non prendiamo certo come esempio uno come Nicola Jokic. Eppure la federazione sta cercando di italianizzare Darius Thompson, guardia del Baskonia con il passaporto italiano ottenuto tramite il matrimonio con Chiara, conosciuta durante la sua esperienza a Brindisi. Ma forse servirebbe altro per non andare al Mondiale sperando nel lieto fine.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
