Gioco
Tour de France, la favola di Victor Lafay: vince e ora fa sognare la Francia
L’atleta della Cofidis scatta a un chilometro dal traguardo di San Sebastian
Victor Lafay, ventisettenne francese di Lione professionista dal 2017, esce prepotentemente dalle nebbie dell’anonimato e dopo le prime due tappe del Tour de France si trasforma in idolo dei tifosi di ciclismo transalpini, in mancanza di un Alaphilippe in netta crisi. Nella prima tappa della Grande Boucle Lafay era stato l’unico a riuscire a tenere le ruote degli scatenati Pogacar e Vingegaard, sull’impegnativo strappo finale e oggi è addirittura riuscito a centrare il successo di tappa sul traguardo ancora spagnolo di San Sebastian, risalendo inoltre al quarto posto della classifica generale.
Quinta vittoria da professionista per l’atleta della Cofidis, un team che da 15 anni non riusciva a vincere al Tour. Lafay faceva parte del gruppo di 24 concorrenti, comprendente tutti i migliori tranne gli attardati O’Connor e Alaphilippe, e proprio sotto lo striscione dell’ultimo chilometro ha deciso di non attendere lo sprint che avrebbe sicuramente visto prevalere Wout Van Aert e si è lanciato in un affondo da finisseur, che gli ha consentito di mantenere un margine minimo di vantaggio fin sotto il traguardo, dove un Van Aert schiumante di rabbia si è piazzato secondo davanti all’onnipresente Pogacar. Quello della botta da finisseur sta diventando un marchio di fabbrica per Lafay, che nel 2021 sul traguardo di Guardia Sanframondi, nel Sannio, aveva vinto l’ottava tappa del Giro d’Italia. Dove potrà arrivare questo protagonista inatteso del Tour 2023 è difficile dirlo, anche perché la sua esperienza nei grandi Giri a tappe si limita a due ritiri, 2021 e 2022, al Giro e al Tour, nonché a un 81°posto nella Vuelta 2020.
Si tratta comunque di un atleta interessante, combattivo, da valutare con attenzione nelle due prossime tappe pirenaiche. Molto avvincente questa seconda tappa del Tour de France, da Vitoria a San Sebastian per 209 chilometri complessivi, affrontata dai concorrenti tra pioggia e sole. Un ammiccante Pogacar, al raduno di partenza, si è guadagnato una caterva di applausi e di evviva, lanciando al microfono un inatteso “Aupa, Athletic Bilbao”, solleticando così l’enorme orgoglio nazionalistico dei Baschi per il loro territorio e per la loro gloriosa squadra di calcio, composta soltanto da atleti indigeni.
In 174 al via, con lo sfortunato Richard Carapaz che è obbligato al ritiro dopo la conferma della frattura al ginocchio riportata nella caduta di ieri. La corsa si infiamma subito per la nascita di vari tentativi, ma sono in tre, il norvegese Edvald Boasson Hagen, il francese Remi Cavagna e lo statunitense Neilson Powless che si avvantaggiano con decisione e portano in breve il loro attacco a registrare il vantaggio massimo di quattro minuti sul gruppo, pilotato dal team UAE della maglia gialla Yates. Strada facendo, Powless rimane solo al comando e viene riacciuffato, dopo 180 chilometri di fuga, lungo l’ascesa finale del Jaizkibel. È qui che i big si affrontano di nuovo a viso aperto. Simon Yates accende la miccia, ma su di lui si riporta prima del gran premio della montagna un Pogacar determinato.
L’inglese Pidcock e il danese Skjelmose tentano inutilmente di anticipare lo sprint del favorito Van Aert, ma a riuscirci è invece il sorprendente Lafay, ai mille metri finali. Nello sprint 12° posto per Ciccone e 13°per Bettiol, dal quale ci si attendeva sicuramente qualcosa di più. Domani rientro in Francia con la Amorebieta-Bayonne di 187 chilometri e con dei timori per gli organizzatori, che auspicano di non essere coinvolti con il Tour nella rivolta giovanile che sta infiammando la Francia.
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