Sicurezza
Inter, Acerbi e il mental trainer per provare a fermare Haaland: «Ecco cosa servirà»
Paolo Franchini vola in Turchia per stare vicino al difensore in occasione della finale di Champions League
Avrà un tifoso speciale questa sera il difensore dell’Inter Francesco Acerbi: sugli spalti in tribuna d’onore a Istanbul ci sarà Paolo Franchini, psicologo, psicoterapeuta e psicanalista di Castelnuovo Rangone (con studio anche a Modena) che segue da sei anni il campione come mental psycological trainer, ed è l’uomo in più dietro alla sua rinascita dopo tante difficoltà, legate anche al tumore combattuto e vinto.
Franchini, come vi siete conosciuti?
«È stato quando giocava al Sassuolo e scoprì il tumore. Fu un amico medico dentista a farmelo conoscere. Io avevo già seguito calciatori importanti grazie anche alla mia esperienza da ragazzo: a 16 anni giocavo nelle giovanili del Modena in serie A, ma dovetti interrompere la carriera per un problema al ginocchio. Questa esperienza però mi ha dato quella conoscenza sul campo necessaria per fare da mental psycological trainer a un giocatore. Non mental coach, ci tengo a precisarlo. Non sono un motivatore, ma uno psicanalista che cerca capire assieme al giocatore quali sono le risorse nascoste nella sua personalità da fare emergere attraverso un lavoro complesso sull’affettività. Non uno che va a dirgli: “Sei forte, vai!”. Ma uno che lavora sulla sua storia personale e va a ricercare quelli che possono essere stati gli incidenti, i fattori che hanno interferito a livello emotivo, per tornare a liberare le energie vincenti. Noi lavoriamo sull’emotività, non sulla prestazione. La prestazione da sola non basta più quando arrivi ai massimi livelli».
Che rapporto è nato con Acerbi?
«Un rapporto speciale, di grande amicizia. Ho preso Francesco quando era a un passo da smettere, per il tumore. Da quell’esperienza di sofferenza è diventato un uomo di una determinazione incredibile. Ha qualcosa in più in campo, e si vede. Siamo sempre in contatto, e in questa grande Champions League dell’Inter ha voluto che fossi in tribuna d’onore nei quarti contro il Benfica, in semifinale contro il Milan e ora in finale con il Manchester City. Così oggi (ieri, ndr) ho preso il volo per Istanbul, assieme a mio figlio Gianpaolo, che è un personal trainer (e nutrizionista) e mi aiuta a valutare le condizioni dei giocatori. Sono arrivato con i tifosi, e in aeroporto ho incontrato un vip che mi ha detto che Acerbi è stato uno dei migliori acquisti degli ultimi tempi dell’Inter, che ha fatto rinascere la difesa, grazie anche a un allenatore come Inzaghi che ha totale fiducia in lui. Potete immaginare quale sia stato il mio sentimento».
Vi sentirete prima della partita?
«Faremo senz’altro una videocall, come abbiamo fatto per il Benfica e il Milan».
Acerbi avrà l’arduo compito di “tenere a bada” Haaland, ritenuto oggi il più forte centravanti al mondo. Come la vede?
«Acerbi è 1,93 e Haaland 1,94, un norvegese di ferro che sembra un vichingo e ha la prestanza dei 22 anni, contro i 35 di Francesco. Sarà una grande sfida, e so che Francesco si motiva molto in queste situazioni».
Tutti dicono che è il City il favorito: che consigli può dare all’Inter?
«Il Manchester si sente la vittoria in mano, il Manchester fa paura. Si può cercare di rimuovere la paura seppellendola sotto una calma apparente, ma è pericoloso perché in una sfida come questa se scendi in campo morbido sei morto. Questa secondo me è una partita che si decide nei primi 20-30 minuti, che saranno infuocati. La paura allora da negativa dev’essere trasformata in un elemento positivo: concentrazione e determinazione, anche se si va sotto. È così che, nel tennis, Nadal ha ribaltato la partita con Medvedev nel 2022: da 0-2 a 3-2. Francesco e l’Inter devono ricordare che, se sono in finale, è perché sono dei campioni. E con questa consapevolezza, chi è determinato e vuole vincere può arrivare ovunque».
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