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Champions, la Milano da bere e un calcio solo per pochi: dal caro affitti ai biglietti a peso d’oro

di Fabrizio Bocca
Champions, la Milano da bere e un calcio solo per pochi: dal caro affitti ai biglietti a peso d’oro

Le contraddizioni all’ombra della Madonnina: partita sold out per un secondo anello a 70 euro e una tribuna a 400.

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Non può esserci un nesso tra la protesta delle tende degli universitari del Politecnico di Milano e il derby di San Siro. Ma anche l’incasso record di 12 milioni per la sola partita di ritorno della semifinale di Champions League può darci la dimensione di quell’astronave che è Milano nel calcio italiano. E più in generale in Italia. Milano oggi scoppia di opulenza e al tempo stesso ne soffre, esclude dal suo ventre la parte più popolare e autentica, ma anche modesta e meno ricca. I “bauscia” e i “casciavit”, come a Brera piaceva chiamarli, non esistono più, fanno parte di un calcio romantico, ormai ingiallito dentro gli album di foto, invecchiato come Rivera e Mazzola.

Inter e Milan sono nel cuore dei milanesi, ma salire le rampe di San Siro, accomodarsi sui seggiolini, respirare l’aria fresca della sera, restare a bocca aperta davanti ai colori delle gradinate e al prato verde illuminato, farsi assordare dai suoni e rumori delle spettacolo più bello del mondo, è sempre più un fatto per chi ha soldi da spendere e sempre meno per chi ha uno stipendio da impiegato medio. Figuriamoci un giovane rider in bicicletta.

In un’intervista al Sole 24 Ore, giorni fa, il dirigente dell’Inter Antonello, vagheggiava un nuovo San Siro con 150 Sky Box da stravendere ai supermanager milanesi. Le curve sì, ma proprio perché ci devono essere.

Luci a San Siro per un calcio sempre più di lusso. Sold out per un secondo anello a 70 euro e una tribuna a 400. Per carità, certe partite valgono un mutuo ma è comunque lo stesso sistema economico che poi chiede a un ventenne fuorisede 600 euro per un posto letto con bagno in comune, pur di laurearsi al Politecnico di Milano.

Questo derby è il gran gala di un calcio italiano al sorprendente risveglio. È l’unica partita che ha un certezza sicura: manda un’italiana alla finale di Champions a Istanbul. Più Inter che Milan certo. Se ne possono aggiungere tre - Juve e Roma in Europa League, Fiorentina in Conference - o nessuna. Abbiamo davanti 48 ore che possono preludere addirittura a qualcosa di epocale. Forse è una rinascita o forse è solo un’anomalia.

Il derby di Milano ci ripete che il calcio è scienza inesatta, esperimento chimico incontrollato e a rischio. Mentre tutti invocano la linea verde e il Real va a Manchester col vantaggio di un gol del giovane Vinicius, l’Inter vince con Dzeko e Mkhtaryan, due “vecchi” campioni già scartati dalla Roma. L’attuale boom dell’Inter è certamente merito di Simone Inzaghi, già scaricato nell’indifferenziata, praticamente licenziato, e poi invece clamorosamente recuperato. Il caso Inzaghi crea imbarazzo in tutti. All’Inter stessa, dove i nostalgici di Conte rischiano di vedersi clamorosamente scavalcati. Non ha vinto lo scudetto Inzaghi, ma intanto ha portato l’Inter in territori dove Conte ha sempre conosciuto l’umiliazione. Crea imbarazzo nella critica e in chi ha seguito unicamente il filo rosso dei risultati. Che Inzaghi rischiasse addirittura di vincere la Champions League (e la Coppa Italia) non era previsto nemmeno dai cartomanti in tv.

È un controsenso anche il precipitare del Milan, che aveva vinto lo scudetto precedente a quello del Napoli. Ma è un controsenso anche che sia arrivato fino alla semifinale di Champions League, che abbia perso tre derby su quattro (Supercoppa compresa) di quelli giocati fino ad ora, che con la storia che si ritrova si sia prestato alla pubblica gogna dei tifosi rossoneri. Vedere Pioli al Picco di La Spezia assistere alla ramanzina dei capo ultras un momento basso, poco dignitoso in un calcio che degrada sempre più verso il suo lato oscuro.

L’Inter ha Lukaku come jolly di una panchina lunghissima, il Milan punta su Leao, dopo aver fatto di tutto per recuperarlo alla causa. Quanto sia importante Leao per il Milan ce lo dice il suo tanto agognato contratto: 7 milioni l’anno fino al 2028. Un trattamento da fenomeno. È lui che può ribaltare un derby già segnato. Il Milan può prenderne di nuovo, ma Leao potrebbe anche fare subito quel gol che servirebbe a cambiare una storia già scritta.

«Se non sbaglio lei ha visto l’Inter-Milan con me, ma come fa lei a non ricordar, noi eravamo in 100.000 allo stadio quel dì». Non sarà romantico come allora e saranno solo 80.000, ma certo un derby così non si potrà non ricordare. 

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