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Imputati davanti alla curva: inchiesta sul Milan e gli ultrà

Imputati davanti alla curva: inchiesta sul Milan e gli ultrà

La “gogna” dopo la sconfitta potrebbe costare cara al club

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Non basta l’amarezza, non bastano i fischi e le critiche. No, in Italia quando perdi una partita importante non basta nemmeno l’amarezza che ti porti dentro. In Italia, tra le tante storture che il pallone porta con sé, c’è anche il processo sommario sotto la curva. Con i giocatori e il tecnico costretti, braccia conserte e occhi fissi sul prato, ad ascoltare in silenzio lo sfogo del capo ultrà di turno. E quasi mai sono paroline dolci: impegnatevi, la prossima la vincete oppure. ..

A La Spezia, alla fine del match tra i liguri e il Milan, la scena si è tristemente ripetuta urbi et orbi. Difficile ignorarla anche per la Procura federale: la pubblica accusa del pallone nazionale vuole valutare infatti se si sia trattato di un semplice incitamento in vista della semifinale di Champions con l’Inter o se il discorso degli ultrà rossoneri contenesse minacce. Il Codice di giustizia sportiva vieta espressamente “gogne pubbliche” che i calciatori subiscono per compiacere le frange più estreme delle tifoserie.

Il faccia a faccia è avvenuto subito dopo la fine della partita quando i giocatori, accompagnati dall’allenatore Pioli, sono andati a parlare con i tifosi della Sud che erano presenti a La Spezia. In realtà a parlare è stato solo un capo tifoso mentre i giocatori e l’allenatore si sono limitati ad ascoltare. Lo stesso tecnico dopo ha raccontato l’episodio come «una cosa positiva. Siamo andati a salutarli come facciamo sempre. La mia presenza? Come si prendono gli applausi è normale essere presenti anche in altre situazioni. Non sapevo quello che avrebbero detto i tifosi. Ci hanno solo stimolato, spronato a dare il massimo».

Dalle parole di Pioli sembrerebbe escluso un atteggiamento di minaccia da parte dei tifosi. Sarà, ma la Figc vuole indagare e andare fino in fondo.

La norma anti-gogne è stata inserita da tempo nel Codice sportivo: non si può tenere a rapporto la squadra sotto la curva, pena squalifiche e multe.

Un provvedimento che è stato assunto dopo un caso particolarmente antipatico, avvenuto nel dicembre scorso in serie C: nel corso della partita tra Pro Sesto e Piacenza i giocatori della formazione ospite, battuta per 1-0, vennero “chiamati” dai tifosi e il capitano Alessandro Cesarini acconsentì, spingendo i compagni verso il “giudizio” degli arrabbiatissimi tifosi.

Secondo la sentenza del giudice sportivo, «in circa 5 minuti la squadra si sottometteva a ripetute intimidazioni senza che il capitano intervenisse». Seguì la squalifica di 15 giorni per Cesarini e per il presidente del club piacentino.

In realtà, il problema era stato posto molti anni prima, esattamente nel 2015 a Roma: la formazione giallorossa era stata obbligata alla gogna sotto la curva Sud dopo le sconfitte in campionato contro la Fiorentina e in Europa League.

A irritarsi molto per quelle scene rimbalzate in tv era stato addirittura il ministero dell’Interno e in quell’occasione Morgan De Sanctis, allora portiere della Roma, l’aveva detto senza mezzi termini.

«A 38 anni non sono contento di essere esposto al pubblico ludibrio – disse De Sanctis – le istituzioni erano lì con noi e potevano fermarci ma non l’hanno fatto».

Analoghi episodi erano avvenuti a Bergamo e Parma, con le squadre obbligate a pubbliche umiliazioni, testa bassa e silenzio dopo sconfitte particolarmente dolorose. L’ultimo caso in ordine di tempo è stato, guarda caso, sempre al Picco di La Spezia e in quel caso fu l’Inter, sconfitta proprio come il Milan sabato scorso, a subire la rabbia dei suoi sostenitori.

A quel punto è stato deciso di tirare una riga, di dire basta: la norma c’è e va applicata.

Ma ieri a Milanello tutti hanno pensato a minimizzare, i giocatori rossoneri hanno cantato i cori della curva, lo stesso Pioli ha rivelato che le parole dei capi ultrà altro non erano che incoraggiamenti in vista del derby di ritorno di domani e che non avevano alcun accento intimidatorio.

La Figc però vuole vederci chiaro, ha aperto un fascicolo e nei prossimi giorni si pronuncerà. Il Milan rischia una multa salata e magari qualche tesserato verrà sanzionato: sarebbe un segnale importante verso un malcostume solo e soltanto italiano.

 

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di Redazione web