La manifestazione
Retegui e Pessina boccate d’ossigeno per l’Italia a Malta
Contro la modestissima Malta arriva la vittoria che "dovevamo" prenderci. Retegui ancora in gol, ma l’Italia rinnovata per otto undicesimi non convince
Nel glossario del calcio di una volta si chiamava brodino: il piatto che si dava all’ammalato che piano piano riprendeva colore, la vittoria che lenisce le ferite lasciate dal passaggio delle truppe inglesi. Mancini voleva tre punti per ricominciare a correre, e magari per staccare subito l’Ucraina caduta a Wembley ed è stato accontentato, anche se l’impenetrabile espressione in panchina dice molto dei suoi tormenti. Vinciamo a Malta perché davvero non potevamo esimerci, al cospetto di un avversario pieno di timore reverenziale, messo in campo da Marcolini come una Maginot.
Il cittì ne ha cambiati otto su undici, e questa scelta non può non essere letta come una bocciatura dell’impianto anti-Inghilterra: al netto dell’inconsistenza dell’avversario, qualcosa di diverso si è visto. Ad esempio la voglia di arrembare di Emerson, la pitagorica robustezza di Cristante, la voglia di sgasare di Politano, la faccia tosta di Grifo che ha rilevato lo sfortunato Gnonto. Ma anche, dietro, la leadership di Romagnoli e la freschezza di Scalvini. Last but not least, Mateo Retegui: secondo gol in due partite, stavolta di testa, staccando in mezzo all’immobile presepe maltese, ma sulle palle bisogna arrivarci. L’argentino dal nonno siciliano è un adorabile casinista: poco connesso ancora con la squadra, ma lo spessore c’è e anche la capacità di inquadrare la porta. E siccome nel calcio i numeri contano, Mateo veleggia alla rispettabile media di un sigillo a partita.
Mancini non lo nasconde: i problemi ci sono, e anche visibili. Manca il talento, la qualità: questi ragazzi in campionato giocano pochino, il campionato di serie A è sempre meno allenante ed è pochissimo il tempo a disposizione del commissario tecnico per varare un impianto credibile sul piano tattico. Ci siamo limitati al compitino, al minimo sindacale per sfuggire allo spettro di una Corea che sarebbe stato un macigno psicologico devastante: ma certo, è difficile pensare che l’undici visto a Malta possa essere il filo conduttore dei prossimi mesi azzurri, dalla Nations League al prosieguo di queste qualificazioni per Euro 2024. I talenti, a ben vedere, non ci mancano e magari i Locatelli, i Fagioli, i Miretti, i Baldanzi potranno trovare il loro spazio. Una certezza ce l’abbiamo: è un ragazzo italo-argentino piovuto dal cielo. A volte le belle favole, Schillaci docet, nascono proprio così. L’Italia torna a vincere, ma non s’è desta. Non ancora.
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