Sicurezza
Milano-Roma, la guerra delle briciole
Le due ex capitali del calcio costrette a giocarsi le posizioni di rincalzo
Roma vs Milano. Ma non per lo scudetto, per un posto in Champions League. Se ci mettiamo anche Torino - comunque se ridessero i 15 punti alla Juventus, sempre al secondo posto e unicamente per la Champions, Madama potrebbe giocare - siamo davanti alla degradazione sul campo delle capitali del calcio italiano.
È un segnale di rivoluzione e di nuovo che avanza, come raramente succede nel calcio italiano, ma anche di perdita di leadership, e in qualche maniera, addirittura, di potere in senso generale: sportivo, politico, economico. Persino di appeal sui giovani: oggi sui social spopola la maschera di Osimhen, non certo la coda di cavallo di Ibrahimovic. Le statue di Lukaku e Vlahovic - nel senso plastico di statue marmoree in campo - sono già state abbattute, oggetto di furia iconoclasta. Mourinho e Allegri, superstar delle panchine, raccolgono globalmente più critiche e schiaffi di altro, sono coinvolti in veleni e polemiche. Non sono più Superman dai poteri strabilianti, forse non hanno più nemmeno dei partiti così convinti a schierarsi per loro. Almeno si fossero presi a cazzotti prima della partita, invece di abbracciarsi fraternamente e affettuosamente prima di giocarsela all’Olimpico. «Ci scambiamo spesso dei messaggini», ha confessato l’ex orco Mourinho. Tenerissimi.
Con una vittoria sulla Juventus un tempo la Roma si giocava uno scudetto, e viceversa, oggi arriva a malapena ad agganciare un quarto posto in coabitazione. Se facessimo il giochino alla Brera che sommava i punti di ciascuna squadra per stabilire l’ordine di importanza delle partite abbiamo Milano 97 e Roma 95. Siamo nel breve intervallo di un pareggio non granché entusiasmante.
Roma e Milano si giocano lo scarto del campionato, fuori fin da subito dalla corsa scudetto. Se proprio volessimo sottilizzare un po’ di più, per Roma e Lazio lo spazio Champions è comunque il terreno di sfida più adatto e corretto, anche se quando Dybala sbarcò nella Capitale si urlò, oh sì, allo scudetto. Ma fu una breve illusione e ben presto si tornò sulla terra, comunque riempiendo lo stadio per un anno intero. La Lazio viceversa ha cominciato lentamente a risalire nel momento in cui il sarrismo è stato mandato a quel paese e si è scoperto che vincere a Napoli col 35 per cento di possesso palla non è affatto un’ignominia e anzi provoca goduria estrema.
Il calcio tutto sommato è fatto ancora di istinti primitivi. Roma e Lazio fanno colpo con l’ 1-0 che è il risultato totem del calcio all’italiana. Mourinho e Sarri fanno i conti in questo modo con la penuria di attaccanti. La Lazio ha perso circa la metà dei gol di Immobile, che resta nonostante tutto una mosca bianca, il primo centravanti italiano in classifica marcatori. Mourinho il centravanti, nell’ultima partita, lo ha addirittura tolto di mezzo. Come dire, i gol va bene, certo, ma dello spettacolo chissenefrega. Senza dirlo a nessuno, un’eresia del genere a volte può pensarla perfino uno come Sarri.
Insomma Roma sta grosso modo dove deve stare. È Milano che è scesa abbastanza, degradando il suo livello. Inter e Milan sono le ultime due squadre che hanno vinto lo scudetto, hanno quasi la stessa filosofia e la stessa genesi. Passate di mano varie volte negli ultimi anni, oggetto di speculazione finanziaria, così simili da sviluppare, uniche al mondo, il progetto di uno stadio da continuare a suddividere per l’eternità. Salvo poi divorziare e scegliere ognuna una strada e un luogo diverso dove costruire un nuovo impianto. Ma ci sarebbe quasi da scommettere che tra dieci anni San Siro sarà ancora, beffardamente, la Scala del calcio italiano.
Lautaro e Leao, un argentino campione del mondo e un brasiliano in forte ascesa ma anche frenato dal suo stesso egoismo e dalla venalità dei suoi procuratori, Inter e Milan hanno oggi due dei migliori giocatori del calcio italiano. I campioni si conquistano non solo strapagandoli, come il mercato purtroppo impone, ma anche appagandoli con le vittorie e i successi internazionali. Inter e Milan oggi lottano due volte per la Champions League. La qualificazione tra le prime quattro, per altro non certo garantita, serve unicamente a vincere 50 milioni da versare in cassa, il passaggio ai turni successivi di Champions League a fare altri soldi e soddisfare quelle ambizioni che il campionato ormai può dare solo parzialmente.
Roma tutto sommato è nel suo brodo, nessuno si lamenterà più di tanto per una sconfitta o un obiettivo mancato delle squadre di Mourinho e Sarri: è il karma capitale. Milano è costretta a correre e vincere. E’ sempre l’ora dello Spritz: non si può stare troppo tempo senza una Milano da bere. l
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