Sicurezza
Milan e Juventus, c’è chi è pronto a mollare la nave che va a fondo
Tra effetto Qatar, campioni abulici e stangate federali
Pioli da ieri sa che dovrà scucirsi il tricolore dalla maglia. Ha perso il controllo di quella macchina perfetta che era il Diavolo dell’anno scorso. Non se la passa meglio Allegri, che prima dello scacco col Monza, aveva benedetto il rientro di Pogba e Vlahovic. Invece deve assistere all’abulia del neocampione del mondo Paredes, - lento, prevedibile e senza voglia - e all’involuzione del vice campione Rabiot, fuori giri come tutta la Juventus. Senza contare l’altro iridato Di Maria che non inventa, non aiuta, non risolve. E ora il tecnico livornese manda segnali inequivocabili. Altro che Champions, "dobbiamo fare punti salvezza".
Sindrome post Qatar per rossoneri e bianconeri, o solo un momento di buio fitto?
E’ un dato di fatto che i reduci dall’avventura mondiale sembrano tutti (a parte Giroud) sotto tono: fiacchi fisicamente, demotivati psicologicamente. Quelli rossoneri, poi, è come se avessero già rinunciato mentalmente alla corsa scudetto, obiettivo dato ormai per perso e in viaggio per Napoli. Le dichiarazioni di Pioli, ieri pomeriggio, dopo il tracollo col Sassuolo, non ammettono interpretazioni. «Probabilmente non riusciremo a rivincere lo scudetto, il nostro scudetto sarà lottare per la zona Champions e abbiamo la possibilità di raggiungere ancora questo obiettivo», ha detto Pioli. Numeri impietosi per il Diavolo. 15 gol subiti nelle ultime 5 partite, era da 25 anni che il Milan non beccava 5 reti in casa. Un 2023 da incubo, quello dei rossoneri e di Stefano Pioli, che in due settimane sono usciti dalla Coppa Italia, hanno perso la Supercoppa contro l’Inter, hanno detto addio allo Scudetto e ora sono a serio rischio Champions League. Ricordiamo il desolante ruolino di marcia: una vittoria, quella contro la Salernitana nella prima del nuovo anno, due pareggi, contro Roma e Lecce e ben quattro sconfitte contro Lazio e Sassuolo in campionato, contro l’Inter a Riyad e contro il Torino in Coppa Italia. Un disastro.
Il tecnico promette cambiamenti, ma sembra aver perso la bussola. E degli uomini simbolo, solo Giroud fa il portatore d’acqua e si sacrifica (ma fino a quando? ci chiediamo). Theo sembra risentire dell’effetto Qatar. E’ un francese col freno a mano tirato quello visto (o meglio, non visto) ieri al Meazza. De Ketelaere ha talento e prospettive ma è ancora un frutto acerbo. Leao è il lontano parente di quello di due mesi fa. E l’assenza di Maignan è un peso diventato ormai insopportabile per la retroguardia milanista.
Alla Continassa, invece, la cosa è un po’ diversa.
La mazzata del -15 inflitta ai bianconeri dalla Corte Federale d’Appello ha piegato anche quel cauto ottimismo che si respirava prima della cinquina subìta col Napoli. E in attesa dell’esito dell’appello dinanzi al Collegio di Garanzia del Coni, l’impressione è che più di qualcuno nella squadra di Allegri stia abbandonando la nave che affonda. Vlahovic è rientrato, una buona notizia per Allegri e la Juve, ma non è ancora in condizione. Degli argentini, poi, abbiamo già detto. E proprio il Fideo, ieri, avvalorava questa sensazione di un club - e di una squadra - scossi da fattori esterni, estranei al campo. «È difficile andare avanti senza pensarci. È una situazione strana. Ma non devono essere scuse e dobbiamo pensare alla prossima partita», diceva Di Maria a proposito della penalizzazione. Stangata che può avere effetti devastanti, adesso che alla Signora è rimasto come unico traguardo la Coppa Italia (mercoledì la sfida con la Lazio). Senza la coppe europee, i contratti con gli sponsor - vedi quello con Jeep - potrebbero portare meno soldi nella casse della società bianconera. Un effetto dimono che dai conti e dai bilanci si ripercuote sulla rosa. Che faranno - si chiedono i tifosi smarriti - i big - Di Maria, Pogba, Vlahovic (dato già per partente, destinazione Premier League) - con una squadra che non può lottare per traguardi di un certo prestigio? E Bremer, e Chiesa? Insomma, fra il post mondiale che ci ha consegnato giocatori spompati e demotivati e una classifica ridisegnata dalla giustizia sportiva, in casa Juve e Milan c’è da alzare un muro per evitare - soprattutto tra i bianconeri, un fuggi fuggi generale.
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