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Vialli e le morti dei calciatori, Dino Baggio: «Anch’io ho paura»

Vialli e le morti dei calciatori, Dino Baggio: «Anch’io ho paura»

L'ex centrocampista di Parma e Juventuus: «Integratori e diserbanti, serve un’indagine. Gli effetti potrebbero esserci anche dopo anni»

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 «Bisognerebbe investigare sulle sostanze che abbiamo preso in quel periodo. Il doping c'è sempre stato. Bisogna capire se certi integratori col tempo hanno fatto male. Ho paura anch'io, sta succedendo a troppi calciatori». Così Dino Baggio, ex centrocampista e compagno di squadra di Gianluca Vialli in bianconero. «Bisognerebbe risalire a quello che abbiamo preso in quei periodi, bisognerebbe investigare un po', sulle sostanze prese in quei periodi -sottolinea Baggio in un’intervista a un’emittente veneta – non so se sia dovuto a questo ma c'è sempre stato il doping. Non si sono mai prese robe strane, perché c'è una percentuale che devi tenere. Però con il tempo bisogna vedere se certi integratori fanno bene oppure no. Sta succedendo a troppi calciatori. Negli anni miei c'era il doping – sottolinea l’ex centrocampista della Nazionale – non prendevi robe strane, prendevi robe normali ma poi bisogna vedere se col tempo riesci a buttarle fuori o restano dentro. Poi tanti hanno parlato dell'erba dei campi e dei prodotti che utilizzavano che davano dei problemi»', aggiunge Baggio che chiude ricordando Vialli. «Era un uomo spogliatoio e aveva voglia di far crescere i giovani. Ero in squadra con lui quando avevo 21 anni e spendeva sempre una parola buona nei nostri riguardi. È andato via troppo presto dalle nostre vite'».

Sulla questione è intervenuto anche Walter Sabatini, decano dei direttori sportivi. «Questo è un discorso non certo di oggi. E’ un fatto inquietante che preoccupa ma è una storia obsoleta, a partire dalla morte di Beatrice. Non è un certo un discorso riferibile a Gianluca Vialli.

C’è stata una morìa di giocatori lunghissima per cui i sospetti sono consistenti e anche giustificabili, legati anche a metodi adottati una volta e che non erano probabilmente legati ad un sistema di doping ma un sistema di sostegno integrativo che portato a dosi eccessive può aver condotto a qualche problematica nel futuro. E’ inquietante e preoccupante e lascia un velo di sospetto sulle nostre regole etiche e sul calcio che è universale con tutte le magagne che si porta dietro – aggiunge Sabatini – Ora però sto pensando a Vialli in maniera diversa, non lo penso come un oggetto di indagine».

«Dino è un mio carissimo amico e una persona con cui ho condiviso tante gioie. Ma non ci sono prove di relazioni tra l'uso di certe sostanze e la comparsa di formazioni maligne, sono congetture. Posso capire che uno possa avere dei timori. Ma se non c'è fondamento alle ipotesi, sono cose non belle da dire». Così Alberto Di Chiara, uno dei protagonisti del Parma anni '90. «Quella di Gianluca Vialli è una scomparsa che ha destato tristezza. Penso che nessuno abbia fatto dei collegamenti, poi ognuno fa riflessioni secondo quella che è la sua natura – spiega Di Chiara – Gianluca ha lottato in maniera esemplare contro il cancro. Prima di rilasciare affermazioni di questo genere, servirebbe avere dei riscontri.

Intendiamoci, se c'è abuso di farmaci, quello è da condannare, sempre. A me questo intervento è sembrato fuori luogo, così si lede la dignità di Vialli. Si gettano ombre su una scomparsa molto dolorosa. Gianluca ha comunicato cose molto positive durante il percorso della malattia. E da questo percorso, bisogna prendere le cose positive». Aggiunge Di Chiara: «Dino, anche se le pensa, avrebbe fatto meglio a tenere queste opinioni per sé. Così si dà pane a quella parte di stampa e opinione pubblica che accusa la Juventus di quegli anni. Sono congetture che lasciano il tempo che trovano». Non così la pensa un altro ex del Parma, Alessandro Melli: «Dino le disse anche a me quelle cose dopo che è venuto a mancare Vialli, se l'ha detto sicuramente l'avrà visto con i suoi occhi. Lo conosco, se dice una cosa sicuramente dice una cosa di cui è certo. Può essere. La mia reazione quale è stata? Gli ho detto “mi auguro che tu, se è vero quello che dici, sia stato perspicace e intelligente da non farne uso'. E lui sicuramente non l'ha fatto. Dino ha tirato su un polverone».

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