Gli arabi ci comprano: 25 milioni per avere la Supercoppa a Riad
Bellinazzo: lo sport serve per legittimarsi davanti al mondo
Storica firma del Sole 24 ore, scrittore, nel suo libro “Le nuove guerre del calcio”, Marco Bellinazzo analizza il momento del calcio mondiale, sempre più ostaggio dei grandi colossi dello streaming e dei potentati internazionali, bravi a sfruttare questo sport per costruirsi una patente di legittimità a livello internazionale.
Come nasce l’idea del libro?
«Volevo sviluppare ed approfondire una serie di argomenti che mi stavano a cuore da tempo, diventati ancor più urgenti dopo quanto successo durante la pandemia, quando il calcio, per la prima volta nella sua storia, si è impoverito, con tanti club, soprattutto di fascia medio-bassa, in difficoltà a portare avanti le loro attività. Una situazione che ha reso il calcio sempre più legato alle aziende di streaming, governi e fondi di investimento che se ne sono accaparrati pezzi importanti per le loro esigenze, prettamente economiche, che mal si conciliano con quelle dei tifosi».
Il libro analizza il calcio del prossimo futuro, cosa dobbiamo aspettarci?
«Stiamo andando verso una deriva legata a logiche non solo finanziarie, ma anche di potere; lo stiamo vedendo in questi giorni in Arabia Saudita, dove si stanno svolgendo la supercoppa di Spagna – con la Liga che ha introitato 40 milioni, dovendo però incassare un cambio di formula – e quella italiana. La nostra Lega ha incassato 25 milioni, ed ha ricevuto, per le prossime edizioni, una offerta molto vicina a quella della Liga. Non solo, il 19 gennaio è in calendario una amichevole tra il PSG ed una alla star delle migliori squadre saudite, tra cui Cristiano Ronaldo, che riceverà un miliardo di euro per giocare in Arabia. In prospettiva, i club sauditi potrebbero acquistare i giocatori migliori del mondo, tanto che si vocifera di una offerta miliardaria anche per Messi».
Ma quali sono i veri motivi di un così ingente investimento finanziario?
«Il motivo è prettamente geopolitico, lo sport viene utilizzato per legittimarsi davanti al mondo intero, entrando così nei mercati occidentali; lo hanno fatto il Qatar con i mondiali, gli Emirati Arabi con il Manchester City, lo sta facendo l’Arabia Saudita, candidatasi ad ospitare i Mondiali 2030 e l’Expo. Si tratta di un fenomeno chiamato sportwashing».
Quali sono i pericoli per questo calcio?
«Più che un pericolo è già una realtà, quella di un calcio elitario, nel quale solo un ridotto numero di club può permettersi di spendere; ciò comporta che a vincere siano sempre le stesse, di fatto le inglesi e poche altre (Real Madrid, Barcellona, PSG e Bayern). Un processo favorito proprio dalla Uefa, dal sistema sbagliato di ripartizione dei premi che alimenta l’oligopolio; non è un caso che l’ultima Champions vinta da una squadra fuori dall’elite, il Porto, risalga al 2004. Ed anche le nuove regole della Champions e del Fair Play finanziario non fanno altro che perpetrare questo sistema».
Come si esce da questa pericolosa deriva?
«Per certo non usando questo modello, ma purtroppo diventa difficile ipotizzare una scelta diversa, magari creando una sorta di Super Lega, ma soprattutto redistribuendo le risorse, il 75 % delle quali adesso riservate alla sola Champions. Invece è assolutamente necessario far crescere altre squadre, altrimenti vinceranno sempre le solite note».l
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
