Sicurezza
Dzeko, tunnel alla pensione
A 37 anni riapre il campionato, è decisivo più di Lukaku e Lautaro: «Finchè faccio la differenza vado avanti». Una media di 18 gol all’anno
Il calcio ricomincia a trentacinque anni. Lionel Messi, a quell’età, ha vinto un campionato del Mondo. Edin Dzeko, alla soglia dei trentasette, ha riaperto un campionato. Non è esattamente la stessa cosa, ma siamo costretti, modestamente, a guardare nel nostro orticello e serve anche per dire che i calciatori non si buttano via così, solo perché un po’ invecchiati o stropicciati dall’età e dall’uso.
Meglio un buon attaccante usato, insomma, che uno giovane ma promosso solo dai numeri dei match analyst e dalla propaganda tambireggiante dei procuratori. Non si nasce tutti Antony o Joao Felix, tanto per guardare nell’orticello accanto…
Se il calcio fosse una storia lineare e consequenziale - e per fortuna non lo è - il gol che riapre il campionato di serie A, o addirittura lo salva, dipende da che parte si guarda, avrebbe dovuto segnarlo Romelo Lukaku.
Perché il belga è l’attaccante su cui l’Inter ha investito di più e maggiormente legato i suoi destini, dalla gestione di Antonio Conte in poi. Ma Lukaku ha da tempo perso potenza nei cingoli e ce lo ha dimostrato anche il suo Mondiale disgraziato: vi è arrivato da infortunato, è stato eliminato col Belgio ai gironi, nemmeno un gol nei due spezzoni di partita giocati disperatamente da subentrato.
O piuttosto quel gol avrebbe dovuto farlo Lautaro Martinez, campione del Mondo con l’Argentina, titolare le prime due in Qatar, poi riserva e nemmeno un gol in tasca, che non sia l’ultimo della serie contro l’Olanda ai quarti.
Lautaro, secondo alcuni, oggi sarebbe il giocatore che ha più valore nel calciomercato italiano: 87 milioni di euro (fonte Cies).
Sarà, ma appena la Serie A si è riaccesa la tanto esaltata LuLa, titolo slogan di tv e giornali sportivi, non è esistita, Lukaku e Lautaro hanno fatto staffetta e il gol lo ha segnato Edin Dzeko, uno di quelli che tutti vogliono scaricare al migliore offerente, e poi scopri che è sempre il più affidabile: 8 anni più di Lukaku, addirittura 12 più di Lautaro. L’usato sicuro, appunto.
Se oggi l’Inter può dirsi rientrata in campionato dopo averlo smarrito tra settembre e ottobre è perché Dzeko non si considera al tramonto e perché ritiene che 36 anni (37 a marzo) non siano ancora età da pensione. E se l’Inter oggi ha un punto fisso in attacco, è senza dubbio dell’irreprensibile professionista bosniaco che ha segnato ben più dei colleghi occupanti il posto. In otto stagioni, non ancora complete, in Italia Dzeko ha segnato 146 gol. Fanno 18 gol all’anno e la media può pure crescere.
Dopo le prime squadre in Bosnia - da bambino a Sarajevo ha conosciuto anche gli orrori della guerra - il Wolfsburg e il City, Dzeko arrivò in Italia, alla Roma, già maturo, a 29 anni.
Fu uno di quei colpi da bucaniere del calciomercato di Walter Sabatini, che se lo prese con appena quindici milioni di euro. E da lì si dipanò una storia di molti gol, di rinnovi di contratto, e di grande gioia per i tifosi, per lui e il suo portafoglio. Tanto da diventare uomo cassaforte, uno da impegnarsi al Monte dei Pegni quando c’è da fare cassa.
Più di una volta è stato a un passo dalla cessione, al Chelsea ad esempio, salvo poi scoprire che era la moglie Amra a decidere: «Il Chelsea? Ma no, si sta così bene a Roma…». E avanti così.
I suoi contratti sono sempre saliti fino a diventare molto pesanti. All’Inter, dopo anni di vado o non vado, arrivò perché la Roma non poteva più permetterselo e perché Lukaku era stato ceduto proprio al club di Roman Abramovich. Quello che ha guadagnato - attualmente sfiora i 6 milioni netti all’anno - lo ha ripagato col suo calcio fatto non solo di gol, ma anche di grandi capacità di gioco, fisicità, esperienza, uomo sponda, apriscatole.
Da mesi Marotta e l’Inter si interrogano: forse è meglio che lo teniamo, pur con i suoi trentasette anni. C’è il campionato, c’è la Champions col Porto, c’è la Coppa Italia. E nessuno oggi, degli attaccanti nerazzurri, fa un lavoro meglio del suo.
Far filare i gol al pari degli anni: «Finché faccio la differenza, vado avanti» dice il totem bosniaco. Pesa i contratti sul suo calcio, non sulla data di nascita. All’Inter Dzeko ha detto che non farà sconti solo perché l’età avanza inesorabile. Fosse italiano, uno spot della legge Fornero.
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