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Le previsioni per il 2023

Calcio, l'oroscopo di Orrico: «Campionato strano ma segnato, il Napoli non è più raggiungibile»

Calcio, l'oroscopo di Orrico: «Campionato strano ma segnato, il Napoli non è più raggiungibile»

Il maestro di Volpara guarda ai prossimi mesi: «Spalletti è il migliore nel risolvere problemi che di sicuro si presenteranno. Milanesi un gradino dietro, Inzaghi lo vedo in difficoltà con quello spogliatoio»

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Il campionato più anomalo di sempre, intervallato dal Mondiale più discusso della storia. Cinquantadue giorni senza Serie A. Un calendario stravolto, un inverno senza campione perché ancora deve chiudersi il girone di andata. E una ripartenza che nasconde tante incognite. Calato il sipario sulla Coppa del Mondo si riaccendono i riflettori sul calcio italiano, assente (non giustificato) in Qatar. E con chi potevamo analizzare opportunità e insidie alla ripresa del torneo, se non con Corrado Orrico? Il Maestro di Volpara fa il suo personalissimo “Oroscopo 2023” alle protagoniste di un campionato che ci aveva dato l’arrivederci con le prove di fuga del Napoli e con tutte le rivali a inseguire, più o meno affannosamente, il sogno dello scudetto.

Mister Orrico, prima di rituffarci nella Serie A, che giudizio dà al Mondiale appena concluso?

«Se ci limitiamo ai soli contenuti di campo, è stato un bel Mondiale, e non soltanto per una finale spettacolare. È stata una manifestazione in cui anche le squadre con meno prestigio, o inferiori da un punto di vista tecnico, hanno ribaltato i pronostici e mandato a casa chi era partito con ben altre aspettative. Più che la tecnica, mi hanno colpito l’umiltà di gioco, la corsa, l’abnegazione. Non è un caso che a vincere sia stata l’Argentina, la massima espressione di un calcio operaio pur condito da grandi individualità».

E se invece allarghiamo la valutazione agli aspetti extra-calcistici?

«Allora sono più rassegnato che indignato. Il filosofo Kant diceva che “da un legno storto com’è quello di cui è fatto l’uomo, non può uscire nulla di interamente dritto”. Il calcio non fa che seguire le dinamiche che governano la nostra società. Ormai nella vita i soldi determinano i comportamenti delle persone. Assistiamo a scandali, imbrogli e corruzioni, a tutti i livelli. E lo sport non ha certo gli anticorpi per restarne immune».

Quasi due mesi dall’ultima partita di campionato. Che situazione ritroveremo a gennaio?

«Per fare una previsione bisognerebbe aver vissuto almeno un evento simile. Difficile fare pronostici, gli stessi addetti ai lavori sanno di essere di fronte a un fatto mai accaduto prima. Dovranno essere bravi gli allenatori a re-inserire i giocatori, prima di tutto sotto l’aspetto mentale. Non sarà facile: c’è chi dal Qatar torna felice e chi deluso, chi sarà deconcentrato dalle sirene di mercato e chi si è allenato senza agonismo per settimane».

C’è chi paragona questa lunghissima sosta allo stop del campionato 2020 a causa del Covid...

«Sinceramente non vedo molte analogie, i contenuti sono diversi rispetto al tempo del lockdown. Qui c’è un campionato inframezzato da un Mondiale che restituirà giovanotti con umori e condizioni tutti da scoprire, analizzare e correggere. Le stesse dinamiche della manifestazione appena terminata potrebbero ridefinire o persino turbare i rapporti all’interno dello spogliatoio. Ce lo vedi, ad esempio, un Paredes neo campione del mondo che si accomoda in panchina per lasciare spazio a un diciottenne?».

Si aspetta qualche brusco cambiamento di valori - e di classifica - rispetto alla prima parte di stagione?

«Non direi, anzi. Il punto è questo: quando le squadre ripartiranno, ci saranno sicuramente problemi per tutti. Di solito, in questi casi, chi ha più da perdere è chi se la passava meglio prima. Ma c’è un però: l’allenatore più bravo di tutti nel risolvere i problemi siede sulla panchina del Napoli. Il paradosso è che la lunga pausa, più che avvantaggiare le inseguitrici, potrebbe favorire proprio la squadra già in testa».

Significa che dopo aver cercato per anni un’anti-Juve per il titolo, quest’anno manca un’anti-Napoli?

«Sul piano tecnico potrà anche esserci, ma sul piano organizzativo, tattico e di pensiero, in questo momento nessuno può contrastare Spalletti. Uno sciamano, più che un allenatore, che entra nella testa dei giocatori e tira fuori il meglio da ognuno di loro. Le sue squadre le riconosci subito, giocano un altro calcio. Questo Napoli lo riconosceresti anche se cambiasse la maglia. Non perde mai il pallone, ha un possesso palla mirato a dare sempre la zampata in verticale. La differenza è tutta qui: gli altri allenatori si affidano a quelli bravi in attacco, con Spalletti c’è un ragionamento profondo anche su ciò che a prima vista può sembrare banale».

A proposito di paradossi: Allegri sembrava non dover mangiare il panettone, invece è l’unico rimasto al suo posto. Le vicende societarie condizioneranno il tentativo di risalita della Juve?

«La stagione dei bianconeri in realtà è già stata condizionata, ma dalle vicende di campo, e prima ancora da quelle di un mercato sbagliato anno dopo anno. Errori che poi si sono ripercossi sulla situazione finanziaria del club. Hanno vinto 5 partite di seguito prima della sosta? E allora? È della Juve che parliamo, dovrebbero vincerne 15 di partite. Per decenni la Juve non ha conosciuto alternative tra primo o secondo posto. Ma oggi la Vecchia Signora ha perso la sua identità. Prima si andava alla Juve per il fascino e il prestigio, ora solo per i soldi, vedi Ronaldo. In più, Allegri è un tecnico da squadre complete: se gli dai la squadra giusta, la fa girare al meglio. Ma se sbagli squadra, ha difficoltà a correggerla, va in confusione e toglie certezze allo spogliatoio».

Che sia una corsa allo scudetto o meno, ma da chi ti aspetti un cambio di passo tra Inter e Milan?

«Nel complesso l’Inter è più forte. Lukaku fin qui ha deluso, ma se gioca Dzeko per il sistema dei nerazzurri forse è anche meglio. Il problema dell’Inter è un altro: hanno preso un allenatore senza conoscerlo davvero. Inzaghi ha fatto buone cose alla Lazio perché aveva una figura di supporto come Tare: carismatico, deciso, pronto a scuotere l’ambiente quando le cose non andavano. Inzaghi invece è stato lasciato da solo, e da solo non regge uno spogliatoio fatto di campioni come quello nerazzurro. È un capatàz senza una spalla».

Quindi punta più sul Milan?

«Beh, anche l’anno passato l’Inter sembrava superiore. A fare la differenza è stato l’ambiente: più sano e più in sintonia quello rossonero. Già di per sé, Pioli ha più personalità di Inzaghi, in più non è mai lasciato solo, ma può contare sulla leadership di Ibra nello spogliatoio e di Maldini in società. È con questo “triumvirato” che il Milan ha vinto il campionato scorso. Quest’anno però anche Pioli deve affrontare qualche grana in più, tra infortuni, rinnovi e delusione per l’acquisto più costoso finora dimostratosi un flop. Aspetterei comunque a bocciare De Ketelaere: la storia ci insegna che al Milan c’è bisogno di un tempo di adattamento. Non mi meraviglierei se il belga, finora stralunato, compiesse la stessa metamorfosi di Leao e Tonali».

Passiamo alla Capitale: l’anno scorso Mourinho trascinatore e Sarri incompreso, quest’anno invece sembra molto più “gladiatore” l’italiano del portoghese…

«Lo confesso: da suo estimatore, mi aspettavo di più da Mou. Di chiacchiere ne ha fatte tante come al solito, ma non ha mantenuto le aspettative. Non basta una coppetta per elevarne il giudizio: la Roma è forte, ha dei fuoriclasse ma non ha mai convinto. Quest’anno poi Mourinho si è visto solo nella sua veste di politico malizioso: attira l’attenzione su fattori esterni per mascherare la mancanza di risultati, ma le liti con i giocatori sono un segno di debolezza. Venendo a Sarri, lo rispetto come uomo, ma non amo il gioco. E per metterlo in pratica ha sacrificato il più grande interprete del calcio che aveva a disposizione (Luis Alberto, ndr)».

Chiudiamo con la Fiorentina: un consiglio a Italiano per risolvere l’astinenza da gol?

«Semplice: avere un centravanti che la butta dentro. Il bello è che ce lo aveva, ma glielo hanno venduto. Via Vlahovic per 80 milioni, ne han spesi 40 per due giocatori che non c’entrano niente con la Fiorentina. Jovic? Sicuramente meglio di quel fagottone di Cabral, ma se continua con gli atteggiamenti indolenti e le polemiche con la curva, la pazienza dei tifosi finirà presto. Comunque fossi Italiano, più che rimpiangere i giocatori, mi preoccuperei di quelli attuali. Non si sa mai che poi gli vendano anche Amrabat…».

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di Redazione web