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Guarda che Luka, è storia
Doncic, una tripla doppia da record: 60 punti, 21 rimbalzi, 10 assist. Superato anche Jordan, il Predestinato sloveno ora siede tra i grandi
Il dottor James Naismith, l’inventore del basket, aveva pochi, ma solidi precetti. La palla la porta avanti il più piccolo, il più alto sta sotto canestro. I piccoli tirano dalla distanza, i colossi appoggiano palla al tabellone. Il professore nato nell’Ontario aveva ragione: quella era la pallacanestro. Lo è stata fino all’apparizione, alla fine degli anni Ottanta, del signor Michael Jeffrey Jordan. Che aveva mezzi atletici e tecnici mai visti nella storia del gioco. Una lama di luce, un’apparizione che sovvertì il decalogo del professore e alzò il sipario sul nuovo mondo: addio play, guardia, ala o pivot: c’era qualcuno che sapeva fare tutto.
L’altra notte, a Dallas, il gioco ha scritto un altro capitolo di un romanzo di fascino unico. Lo ha scritto con i suoi polpastrelli di cachemire e la sua tecnica incomprensibile agli umani un ragazzo sloveno di soli 23 anni, nato a Lubiana e baciato dal soprannaturale fin quando, ragazzino, a 14 anni, venne notato dai talent scout del Real Madrid. Luka Doncic, contro i New York Knicks, ha oscurato la leggenda, l’icona planetaria: già, proprio Jordan. Sessanta punti, ventuno rimbalzi e dieci assist. Una tripletta in doppia cifra in Nba che non si era mai vista. Nella vittoria ai tempi supplementari contro i New York Knicks, Doncic non solo ha firmato un primato storico ma è riuscito a rendere possibile l’impossibile: i suoi Dallas Mavericks erano sotto di 9 lunghezze a 27 secondi dalla fine dei regolamentari, uno scenario che fino a oggi aveva portato la bellezza di 13.884 sconfitte e zero vittorie nelle ultime 20 stagioni secondo le statistiche di Espn. A suggellare il miracolo di Dallas è stato proprio lo sloveno, che sotto di due a 4'' dalla fine ha sbagliato appositamente un tiro libero e dopo una serie rocambolesca di rimpalli (tra cui un rimbalzo che due giocatori dei Knicks si sono contesi tra di loro) si è ritrovato in qualche modo il pallone in mano, segnando al volo il canestro della parità a un secondo dalla fine per forzare l'overtime, in quello che rappresentava già il suo massimo in carriera per punti a quota 53. Nel supplementare Doncic ha poi aggiunto altri 7 punti e 3 rimbalzi al suo bottino, portando il suo totale a 60 punti (massimo in carriera e record di franchigia), 21 rimbalzi (anche questo career-high) e 10 assist, realizzando una prestazione che nessuno – da Wilt Chamberlain a Michael Jordan, da LeBron James a James Harden, l'unico altro giocatore con una tripla doppia da 60 punti in carriera – aveva mai fatto prima nella storia della Nba. «Sono stanco da morire – le prime parole a caldo di Doncic accompagnate da una certa sorpresa nel saper di aver raggiunto quota 60 punti chiedendo conferma all'intervistatore – ho bisogno di una birra per recuperare».
Luka è il futuro della pallacanestro per un semplice motivo: non esiste antidoto, non esiste kriptonite. Troppo grosso per essere marcato da un play o da una guardia (pesa 104 chili per 2,02 di altezza), troppo veloce per i lunghi. Se gli concedi spazio, se lo “battezzi” al tiro da tre punti lo segna (tira quasi con il 40%), se lo marchi troppo da vicino può piazzarti in faccia uno step back con tiro oppure penetrare arrivando al ferro, con un controllo combinato del corpo e della palla che forse solo LeBron e Curry, in modo diverso, possono vantare. Certi atteggiamenti del ragazzo, che del suo michelangiolesco talento è consapevole, possono anche non piacere così come può far storcere il naso ai puristi la deriva del basket professionistico, tutto tiro da fuori e poco gioco di squadra (che invece l’Eurolega esalta), ma davanti a prestazioni di questo tipo anche i detrattori si devono inchinare. Il giocatore bionico, uno, nessuno e centomila, a Naismith magari non sarebbe piaciuto. Per il pianeta basket anno Domini 2022, invece, è il massimo. Anche Jordan, l’uomo che volava, si leva il cappello.
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