Gioco
La vita è fatta a Scaloni, favola di un gregario che conquista il mondo
Dalla Lazio all’Atalanta al trionfo: l’altro Lionel. Quando arrivò in panchina sembrava dovesse restare soltanto per un anno
Mica male come traghettatore. Solo l’anno scorso si diceva: è bravo, ma deve soltanto portare l’Albiceleste fuori dai guai, giocare la Coppa America e lasciare la panchina a un tecnico di nome. Solo che quella Coppa America l’ha vinta e ieri ha riportato la Coppa del Mondo a Buenos Aires, 36 anni dopo le meraviglie di un altro numero dieci che si chiamava Diego.
Se c’è stata una favola in Qatar, porta il nome di Lionel Scaloni. Classe 1978, esterno sinistro di centrocampo che in Italia ha vissuto la sua maturazione tecnica e soprattutto tattica. Quattro stagioni alla Lazio, due all’Atalanta, non esattamente memorabili.
Un gregarione, insomma, che però dalla panchina (dove spesso restava) studiava da allenatore. Osservava, assorbiva. E quando, nel 2015, ha deciso che era abbastanza ha seguito la sua vocazione.
Sottovoce, senza eccessi. Studiando il gioco del calcio. Pretendo dall’Under 20, formando lo zoccolo duro della squadra che ieri ha alzato il trofeo più importante. Affidandosi al genio di Messi, certo, ma costruendovi intorno una squadra dura, tosta, compatta.
«Ancora non me ne rendo conto, è troppo bello essere campioni del mondo. Però non può essere che abbiamo sofferto così tanto, ma questa squadra è fatta per soffrire ed è capace di reagire a ogni cosa. Sono emozionato, e orgoglioso dei miei», riesce a scandire Scaloni nella bolgia di lacrime, urla, sorrisi, sudore.
«Dopo tante critiche, ora godiamoci finalmente il trionfo, perché ce lo siamo meritato. È tutto merito dei miei, sono stati un gruppo incredibile».
Poi la dedica ai genitori. «Parliamo sempre delle nostre famiglie. I miei genitori mi hanno insegnato a capire che non potevo mai arrendermi", ha detto quando gli è stato chiesto a chi dedica il titolo. «Qualsiasi altro allenatore, non solo io, vuole fare le cose bene. Sono fortunato ad essere qui. Questo è un momento incredibile».
CHE JOYA
«Quello che è successo oggi passerà alla storia, quello che la gente ci ha regalato in questo mese è stato incredibile. Adesso vogliamo brindare e festeggiare», le parole di Paulo Dybala: l’attaccante della Roma ha trasformato uno dei rigori che hanno portato l’Albiceleste al trionfo.
DOLORE BLEUS
«È straordinario quello che ha fatto Mbappé, ma anche tutta la squadra. Ci ho creduto immensamente. Avevamo fatto anche un secondo miracolo e abbiamo avuto il match point», spiega Emmanuel Macron, presidente francese e confessa la sua delusione. «Cosa ho detto a Mbappé? È un grandissimo giocatore ma è giovane, gli ho detto che ha solo 24 anni. È stato capocannoniere in questo Mondiale, ne ha vinto uno e ha giocato oggi un'altra finale. Ero triste quanto lui ma gli ho detto che ci ha reso molto orgogliosi e alla fine abbiamo perso una partita di calcio, questo è lo sport». E sul futuro di Deschamps: «Certo che gli ho chiesto di continuare, voglio che resti».
«È una storia dal finale doloroso. È vero che siamo mancati nel primo tempo, loro sono andati giustamente in vantaggio, poi però abbiamo avuto uno scatto d'orgoglio e grazie al talento di Kylian l'abbiamo rimontata. È stato come un incontro di boxe, colpo su colpo». Così Hugo Lloris, portiere e capitano della Francia.
«L’influenza? Non cercheremo scuse, abbiamo dato il massimo, dobbiamo fare i complimenti ai ragazzi perché fino alla fine non abbiamo mollato».
«Siamo molto delusi ovviamente, abbiamo dato tutto – commenta invece il difensore dei Bleus Raphael Varane – abbiamo dovuto affrontare molti ostacoli durante la competizione, potevamo vincere anche noi e sono molto orgoglioso di essere francese. Possiamo tenere la testa alta».
Il difensore tiene a sottolineare che «il percorso era tortuoso ma questo gruppo ha dimostrato parecchia forza mentale e tanto cuore. Questo ci ha permesso di rimontare. Siamo delusi ma anche orgogliosi del nostro cammino nel Mondiale».
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