Il Tirreno

Sport

La Fifa

Verso il Mondiale a 48 squadre

Verso il Mondiale a 48 squadre

L’ex manager dell’Arsenal, Arsene Wenger, non è convinto e teme la raffica di “biscotti”. Stoccata alle nazionali che hanno “manifestato” in Qatar: «Chi pensa al calcio vince»

2 MINUTI DI LETTURA





Doha È stato, insieme al suo presidente Gianni Infantino, il più strenuo sostenitore dell’idea del Mondiale ogni due anni, ora invece è “costretto” a occuparsi di quello che si svolgerà nel 2026, quando di anni ne saranno passati quasi quattro da quello del Qatar.

Arsene Wenger, per una vita manager dell’Arsenal, è ora il capo della commissione sviluppo del calcio della Fifa. Ha parlato di presente, ovvero di quanto sta dicendo il torneo in Qatar, e di futuro, ovvero la formula di quello che, in Canada, Usa e Messico, sarà il primo torneo iridato a 48 squadre. La Fifa non è più convinta dell’opportunità di strutturare la competizione su 16 gironi da tre squadre l’uno, che permetterebbe a ogni nazionale di giocare almeno due partite, lasciando invariato a 7 il numero dei match disputati da chi arriva fino in fondo, ovvero in finale. «Non è ancora stato deciso come sarà strutturato il torneo dei prossimi Mondiali. Lo deciderà il consiglio del prossimo anno», sottolinea Wenger, che teme “biscotti” e che prenda piede la tendenza di un calcio sempre più difensivistico in base ai calcoli che, con i gironi a tre squadre, a una selezione basterebbero due pareggi per superare la prima fase. Questa formula farebbe aumentare inoltre il rischio dei famigerati “biscottoni”, dato che la terza partita sarebbe fra due squadre che già conoscono il punteggio finale in classifica di quella che non gioca, e quindi sarebbe facile regolarsi di conseguenza.

«Ci saranno 48 nazionali – ricorda Wenger – ma il formato non è stato ancora deciso. C’è l'opzione dei 16 gironi da tre squadre, ma anche quella dei 12 gruppi da quattro squadre. Oppure si potrebbe dividere il tabellone con due prime fasi distinte da 24 squadre l’una».

Poi Wenger punzecchia quelle nazionali che in Qatar hanno “manifestato”. L’ex manager del calcio inglese non nomina Germania e Danimarca, ma il discorso è chiaro. Secondo Wenger, le nazionali «mentalmente pronte a concentrarsi sulla competizione e non sulle manifestazioni politiche» si sono date «più possibilità di vincere la loro prima partita ai Mondiali».

E così è stato, perché «squadre che hanno esperienza, come Francia, Inghilterra, Brasile, qui hanno pensato al calcio e hanno vinto la prima partita. Sono state mentalmente pronte, concentrate sulla competizione e non sulle manifestazioni politiche». Come dire che i tedeschi con la mano sulla bocca e i danesi che volevano indossare le magliette con scritte sui diritti negati hanno avuto torto. l

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze