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Mister Pioli si aggiudica il Premio Gentleman: «Io e Simoni, allenatori vincenti e “silenziosi”»
Il tecnico del Milan sarà incoronato oggi nella sala assemblea della Lega B. «Onorato di essere accostato a un grande professionista oltre che signore»
Un premio che quest’anno percorre la via Emilia e unisce San Polo di Torrile (Parma) a Crevalcore (Bologna), la città natale di Gigi Simoni. Novanta chilometri che separano l’allenatore gentiluomo – capace di vincere in carriera 14 campionati tra panchina e campo, una Coppa Italia e due competizioni internazionali (Coppa Uefa con l’Inter e il torneo anglo-italiano con la Cremonese) – dal vincitore della seconda edizione del premio Gentleman Fair Play intitolato al principe delle promozioni cadette che ha fatto della lealtà e della correttezza dentro e fuori dal campo il suo eterno vessillo. Il riconoscimento per il 2022 è andato a Stefano Pioli, 57 anni, l’allenatore del Milan che ha vinto l’ultimo scudetto e che è ha riscosso un plebiscito di consensi dai 20 tecnici della B.
Oggi alle 18 nella sala assemblea Lega B in via Rosellini a Milano – con il patrocinio di Coni, Assoallenatori, Lega di A e Lega Pro – il premio verrà consegnato a Pioli dalla famiglia Simoni: il figlio Leonardo, osservatore dell’Inter, e la moglie Monica Fontani già giornalista de Il Tirreno. Un appuntamento, che si ripeterà ogni anno, con ospiti d’eccezione quale il presidente onorario del premio, Javier Zanetti. Un riconoscimento, quello alla memoria di Simoni, fortemente voluto dal presidente della Lega Bkt, Mauro Balata, istituito nel 2021 e organizzato da Gianfranco Fasan ideatore del prestigioso Premio Gentleman Fair Play che si assegna dal 1996 ai calciatori capaci di dare esempi virtuosi e positivi e che dallo scorso anno ha trovato una nuova sezione dedicata agli allenatori. Stefano Pioli – che ha trionfato davanti a Aurelio Andreazzoli e Marco Baroni – succede a Claudio Ranieri in un ideale passaggio di consegne: è stato il tecnico romano a spingere, l’allora difensore viola, verso la carriera di tecnico.
Singolari analogie
Simoni e Pioli divisi anagraficamente da un quarto di secolo sono uniti da affinità elettive. Dotati di ironia e buonsenso, ma anche di carisma e personalità, hanno avuto l’occasione di dirigere club di blasone mondiale come l’Inter e il Milan dopo tanta gavetta e nella piena maturità professionale (58 anni per Simoni, 55 per Pioli). Due “Normal One” in grado di vincere (Simoni la Uefa, Pioli lo scudetto) senza lo smisurato ego e lo sfrenato narcisismo di tanti “maghi” e “stregoni” degli anni Duemila. Uomini tranquilli che credono nella qualità del lavoro e vanno avanti cercando di vedere successi e rovesci come due facce della stessa medaglia. Umili nella vittoria, sereni nella sconfitta. Il tutto mantenendo modi signorili conditi da rispetto ed educazione. Persone genuine come ribadisce il presidente della Lega di B, Mauro Balata: «Quando abbiamo pensato al premio siamo partiti dalla persona Simoni, a noi caro sia per lo stile sia per le sette promozioni che lo eleggono a trainer più vincente della storia del campionato cadetto. Nel caso di Stefano Pioli, capacità e fair play, sono caratteristiche che combaciano perfettamente perché in questo caso alla bravura si uniscono le doti umane».
Stima e rispetto
Simoni quando parlava di allenatori emergenti metteva sempre Pioli ai primi posti. E il tecnico del Milan lo ricorda con grande affetto: «Ricevere questo premio mi fa davvero molto piacere. Sono onorato di essere accostato a una persona che ho sempre stimato e ho sempre ritenuto essere un signor allenatore e allo stesso tempo un allenatore signore». Le strade tra Simoni e Pioli si sono incrociate una sola volta in panchina: 3 aprile 2004, serie B, Salernitana-Napoli 0-0. «Ho avuto subito la sensazione di aver di fronte una persona molto competente e molto seria. Similitudini con Simoni? Credo di assomigliare lui nei rapporti umani: dall’educazione al rispetto per le persone sino al modo di porsi e di comunicare. E poi, come lui, mi piace valorizzare i giovani e non ho mai avuto paura a gettarli nella mischia al momento opportuno». Pioli esclude che in questo frenetico mondo del calcio gli insegnamenti e i valori di un maestro come Simoni possano essere dimenticati: «Queste lezioni di vita rimangono e personalmente cerco, come lo era Simoni, di essere un esempio di correttezza, professionalità e passione». Storie simili anche per quanto riguarda il rapporto con i vice allenatori: Simoni ha avuto per 25 anni come secondo Sergio Pini conosciuto a 15 anni nel vivaio della Fiorentina e poi a Mantova, Pioli da 20 anni lavora con Giacomo Murelli con cui ha condiviso gli anni nel settore giovanile del Parma.l
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