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Adani, l’urlo e la bufera: «Ha fatto tutto Messi, mi sono limitato a trasferire emozioni»

di Giorgio Billeri
Adani, l’urlo e la bufera: «Ha fatto tutto Messi, mi sono limitato a trasferire emozioni»

Pioggia di proteste per la Rai: «Smodata esultanza. Non rispetta il servizio pubblico». I messicani: ci ha sminuiti

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Sottile, come una lama di ghiaccio, è il confine tra entusiasmo ed eccesso, tra passione e comportamento da bar, sopra le righe. Sky, negli ultimi anni, ha sdoganato le urla, il tifo da stadio davanti al microfono, persino lo strapotere delle seconde voci (i cosiddetti opinionisti) sul commento tecnico della partita. In Rai la storia è diversa. In primis, perchè si tratta di un servizio pubblico, che arriva nelle case di tutti gli italiani, volenti o nolenti. Poi, perchè la Tv di stato ha speso centosessanta milioni, soldi di tutti noi, per garantirsi l’esclusiva di questo criticabilissimo Mondiale d’autunno, e dunque ogni comportamento, ogni gesto, ogni parola viene misurata col bilancino, esaminata ai raggi X.

Lele Adani, perchè è lui l’oggetto dello “scandalo”, o lo stimi o lo detesti. Perchè ha facilità di parola, una conoscenza del calcio profonda, con una predilezione confessata per il football sudamericano. Il termine “garra”, grinta, è il suo marchio di fabbrica. Non parla di fascia laterale ma di catena, non parla di esperienza ma di conoscenze, non parla di movimenti ma di “scalate”: avrebbe potuto fare l’allenatore, certo, ma ha scelto l’esposizione televisiva. Perchè, come molti, ha una grande considerazione del suo ego. Quello che gli è costato il posto a Sky, perchè a volte si è spinto troppo oltre e un bel giorno, con eleganza opinabile, gli hanno dato il benservito per mail.

Ma Adani, 50 anni, reggiano doc, in televisione rende, e la Rai non se l’è fatto scappare. In Qatar è stato abbinato con la quintessenza della pacatezza, Stefano Bizzotto, uno che non alza mai la voce di un ottava. Il diavolo e l’acquasanta, insomma, ma la cosa sembrava funzionare. Fino al 64’ di Argentina-Messico, quando Leo Messi ha infilato la palla alle spalle del portiere messicano Ochoa. Lì, Lele, non ci ha visto più. Si è dimenticato del servizio pubblico, dei 160 milioni e dell’amico Bizzotto. Ha urlato in maniera smodata, fastidiosa, come un qualsiasi avventore di un bar. Il tutto nell’attonito silenzio del sodale Bizzotto.

Il giorno dopo, il diluvio. Adani si difende: «Ha fatto tutto Messi con quel gol, mi sono limitato a trasferire emozioni». Secondo l’associazione utenti Radiotelevisivi «i stanno moltiplicando le proteste circa i commenti eccessivi e inopportuni, ormai le telecronache assomigliano più ad un bar sportdi provincia che al servizio pubblico. Ci chiediamo sulla base di quali criteri la Rai - pur consapevole dello stile e del modo di fare telecronaca di Adani - abbia scelto di inserirlo tra i commentatori e se non sia il caso di sospendere la sua partecipazione». Riccardo Cucchi, re dei radiocronisti, ha voluto dire la sua: «Ogni epoca ha i suoi commentatori. Il modo di raccontare il calcio cambia e cambiano i telespettatori. In molti mi chiedete un giudizio su Adani. Sarebbe condizionato dal "mio" tempo. E dunque non so quanto sarebbe utile. Dico però che Bizzotto è un telecronista di qualità». E mentre Pierferdinando Casini prende le difese dell’ex difensore della Fiorentina («meglio la sua passione di tanti telecronisti ipocriti»), i tifosi messicani che vivono in Italia attaccano: «Capiamo che Messi è il sui idolo, ma così ha sminuito il nostro Paese».l

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