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Il calcio che cambia: ci hanno tolto anche il 90’

di Giorgio Billeri
Il calcio che cambia: ci hanno tolto anche il 90’

La svolta del Qatar: si recupera tutto e le partite durano mediamente 11 minuti in più. Il diktat di Collina arriverà anche alla serie A e potrebbe portare al tempo effettivo

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Lassù, sulla nuvoletta degli eroi della pelota, anche Renato Cesarini dovrà rifare i conti. Resettare la sua leggenda: per l’epica pallonara è il re del gol al novantesimo minuto, padre della celeberrima “zona”. Chissà cosa penserebbe adesso il malinconico e bon vivant uruguagio: le partite non finiscono più al novantesimo, ma al 101’. Lo strano, contestatissimo e plastificato Mondiale qatarino è un soffio di vento che gira le pagine del libro mastro del football: ogni partita dura quasi due ore, i recuperi medi – su diktat di Pierluigi Collina – superano gli undici minuti. In Inghilterra-Iran addirittura, complice il terribile scontro tra portiere e difensore delle “tigri” di Teheran, i minuti di additional time sono stati lo sproposito di ventisette.

NOVANTA

Numero che ha ispirato libri, film e una delle trasmissioni televisive più longeve e gloriose della nostra televisione. Dimentichiamocelo: non esiste più. Collina è stato chiaro nelle settimane che hanno preceduto il calcio nel deserto, le partite, mediamente, durano meno di 50’di gioco effettivo e non è giusto che uno spettatore paghi il biglietto per godersi mezzo spettacolo. Come se alla fine del primo tempo ti buttassero fuori dal cinema, come se a teatro il sipario non si alzasse più dopo il primo atto. L’obiettivo è quello di assicurare almeno 55 minuti di gioco effettivo: in serie A, per capirci, ci sono partite che si giocano davvero per 46-47 minuti. Inaccettabile.

RECUPERARE TUTTO

Ecco il giro di vite degli arbitri: ogni tempo morto viene recuperato. Siano sostituzioni, esultanze dopo ogni gol, manfrine di vario genere. E anche infortuni. L’arbitro ha l’obbligo di fermare il cronometro ad ogni pausa. Ed ecco i recuperi monstre: 27’ in Inghilterra-Iran, 18’ in Argentina-Arabia, 13’ in Usa-Galles e Francia-Australia. I record “negativi” (8’) nelle partite terminate senza reti, e magari non è un caso.

DAL QATAR A NOI

L’effetto Qatar arriverà, come un’onda non proprio inattesa, anche sui campionati nazionali, serie A compresa. Il pubblico italiano dovrà abituarsi a restare allo stadio ben oltre l’ora e tre quarti canonica. Rivedendo spostamenti, orari di arrivo e ritorno a casa. Magari, anche a livello tecnico, le cose cambieranno: le panchine saranno sempre più decisive, magari anche la preparazione atletica dovrà essere tarata su un impegno più lungo.

GIOCO EFFETTIVO

Ma il vero obiettivo di Collina e del board mondiale del calcio è ormai chiaro: arrivare al tempo effettivo vero e proprio. Qualcosa di simile al basket, dove il cronometro si blocca quando il gioco è fermo. L’idea sarebbe quella di due tempi da 30 minuti effettivi, dunque un’ora di gioco in tutto: molto più di adesso, dunque. Progetto abbastanza avviato, sembra di capire da quanto trapela dal Qatar. Nelle intenzioni si punta a un gioco meno spezzettato, perché a nessuno servirebbe più perdere tempo con furbate di vario genere. Un antipasto di quello che è scritto sulla lavagnetta del quarto uomo ai Mondiali: nessuno si stupisce più di un recupero a doppia cifra. 90 è un numero da pensionare, e in fondo dispiace: ma questo è il progressol


 

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