Sicurezza
Mamma, ho preso l’aereo: in Albania la favola di Simone Pafundi
16 anni, è il terzo deb più giovane della storia. Una sola presenza in A ma Mancini lo ha scelto: «Diventerà un grande giocatore»
Cannavaro alzava la Coppa del Mondo al cielo, in un tripudio di cartoncini colorati. Luglio, memorabile luglio del 2006, ubriacatura collettiva degli italiani 24 anni dopo Pablito e i suoi fratelli. In una casa di Pordenone, una mamma aveva il suo daffare per accudire il figlioletto di appena quattro mesi. Che piangeva e aveva fame, e non si curava dei clacson strombazzanti sotto casa.
Quel bambino si chiamava Simone Pafundi. E l’altra sera, a 16 anni e mezzo, ha indossato quella maglia azzurra che tutta l’Italia, quell’estate, celebrava ebbra di gioia. E’ una delle favole che ogni tanto il calcio ci vuol raccontare, al di là delle polemiche, delle baruffe da Var, degli assi strapagati che comunicano ormai soltanto con i post sui social. Simone ha preso l’aereo per Tirana, e al tramonto dell’amichevole con l’Albania ha iniziato la sua storia d’amore, si spera lunga e piena di brividi, con la nazionale maggiore. Senza quasi aver giocato mai in serie A, proprio come accadde a Nicolò Zaniolo. Al Mancio queste cose piacciono, forse perchè in questi ragazzini rivede lui stesso, ciuffo ribelle e destro musicale, ai tempi del Bologna.
Che sogno, Simone. Una manciata di minuti ma sufficiente per far entrare nella storia azzurra questo talentino dell'Udinese dal fisico minuto (1,66), che Mancini, come ha ammesso, segue da anni e aveva già chiamato per lo stage di maggio: Pafundi, una sola presenza finora in Serie A (l'anno scorso contro la Salernitana), è il più giovane a esordire nella Nazionale maggiore negli ultimi 100 anni, ha superato Donnarumma che con l'Italia debuttò a 17 anni e con i suoi 16 anni, 6 mesi e 2 giorni è entrato al terzo posto sul podio assoluto. «'Lo seguiamo già dalle Nazionali Under, abbiamo visto grandi qualità e crediamo che possa diventare un grande giocatore. Volevamo tenerlo con noi per conoscerlo meglio», queste le considerazioni del ct. Una manciata di minuti comunque sufficienti per mostrare sprazzi di personalità e classe e dare ragione a Mancini che dopo la mancata qualificazione al Mondiale prossimo (una delusione che fatica a digerire) ha deciso di avviare immediatamente il progetto di rinnovamento: a marzo le qualificazioni per Euro 2024, a giugno la fase finale di Nations League.
Non c'è tempo da perdere e allora, meglio lanciare subito nella mischia i giovani che possono permettere all'Italia di aprire un nuovo ciclo. Pafundi è il più Millennial di tutti, più di Scalvini che pure non ancora maggiorenne (lo diventerà il prossimo 11 dicembre) ha debuttato ieri sera titolare. La meglio gioventù avanza insomma spedita, senza paura, basta darle coraggio e fiducia.
Ed è quanto sta facendo Mancini con una missione precisa: mai più l'Italia fuori dal Mondiale. Intanto nei suoi raduni-laboratorio fa crescere le pianticelle. E Pafundi ovviamente è una di queste. Origini napoletane ma cresciuto in Friuli dove la famiglia si è trasferita per motivi di lavoro, ha sempre giocato con i più grandi (l'Udinese lo ha soffiato al Chelsea e lo ha blindato fino al 2025). Un mancino trequartista che può giocare anche esterno con la disinvoltura di chi sa di essere baciato dal talento. Ha segnato 4 gol con l'Under 17 ma col debutto di ieri e chissà, magari un'apparizione pure domenica nell'ultimo test dell'anno contro l'Austria, s'è preso definitivamente la scena. «Non mi è mai pesato essere il più piccolo», ha sempre detto. Se resta coi piedi per terra, avrà un futuro da gigante.
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